Intervista – TAVO

Tavo

Tratto da La Freddezza Music MAGAZINE n.4

Francesco Taverna, in arte TAVO, è un giovane cantautore classe ’93 uno dei più promettenti del panorama indie pop italiano

Lo scorso 5 maggio, è uscito il suo nuovo EP, THEIA (Noize Hills Records), raccolta di 6 brani (disponibile su tutte le piattaforme digitali) nel quale figura, tra gli altri, Annabelle, il brano protagonista dell’ep di #LFMConsiglia dedicato al cantautore alessandrino (classificatosi al secondo posto nella graduatoria dell’Artista del Mese di Marzo 2020 di La Freddezza Music).
In questa intervista, TAVO si racconta senza filtri, con estrema disponibilità con quella sana e genuina schiettezza che lo contraddistingue.

TAVO, ci racconti il tuo avvicinamento al mondo della musica?
La mia passione nasce quasi per caso, dal ritrovamento della chitarra appartenuta a mio zio. Una chitarra ferma, che non veniva suonata da tempo. Mio zio scomparve nell’oceano. Faceva l’animatore turistico alle Seychelles.
Ho cominciato a suonare a dodici anni e sono quattordici che lo faccio. Mi sono “sparato” una gavetta che conta quasi 400 concerti in sei anni.
Sono stato per anni chitarrista in un gruppo con il quale facevo cover in locali e feste universitarie. Ma parallelamente ho sempre scritto, più per sfogo o passatempo, che per l’ambizione di uscire con un album.

Qual è stato, fino a questo momento, il momento più importante per la tua crescita artistica?
Venendo da un paesino di appena 4000 abitanti, credo che il più grande salto fatto fino ad oggi sia stato quello di raggiungere le principali città d’Italia con canzoni nate tra le quattro mura di casa mia. Con ciò non sono ancora arrivato da nessuna parte. Sono ancora al primo gradino di una lunghissima scalinata.

C’è un artista al quale ti ispiri?
Vengo da ascolti molto variegati. Ho ascoltato cantautorato italiano, musica elettronica, ho studiato jazz…
Non venero come “divinità” nessun artista, ma cerco di prendere ciò che mi piace da ognuno.
La musica propria è questo. È un modo di miscelare ingredienti. Ognuno però deve badare a trovare una ricetta che sia davvero originale.

Dal punto di vista stilistico, dove collochi la tua musica?
Mi hanno inserito nel panorama indie. E come molti sapranno, “indie” oggi, vuol dire un po’
tutto e un po’ niente. Non definisce un genere. E questo mi piace!
L’indie ha abbattuto la barriera del genere. Al suo interno infatti si ritrova il pop, il rock, il
rap… La mia personale concezione di musica non ha catalogazioni. Se mi piace, ascolto, sennò lo
passo, indipendentemente da nome autore/genere.
In conclusione, sono molto felice di essere in questo panorama.
Quando ho scritto Funambolo ho inserito all’interno brani molto diversi tra loro. Questa libertà me la tengo stretta. Odierei dovermi sedere a tavolino e decretare lo stile/genere della mia prossima canzone.

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