Intervista – Frida

Ecco cosa ci ha raccontato, la protagonista dell’episodio 161 di #LFMConsiglia, del 14 gennaio 2021.

Frida (nome d’arte che richiama la celebre  pittrice, sua musa ispiratrice, nell’arte e  nella vita) nasce a Bari nel 1993 e risiede in un piccolo paesino di provincia.
La giovane artista classe ‘93, rappresenta una figura che suscita molto interesse all’interno
del panorama musicale emergente. Il suo timbro e la spiccata capacità interpretativa, sono  soltanto due delle sue tante peculiarità.
Ve l’abbiamo presentata all’interno della nostra rubrica nell’episodio 161 (del 14 gennaio  2021), con “500 Grigia“, uno dei suoi ultimi pezzi, uscito il 23 Luglio 2020.
E’, invece, Era triste Bologna, a rappresentare la sua ultima uscita, pezzo disponibile dal 15  gennaio 2021.
Di tutto questo (e di molto altro), ne abbiamo parlato con lei, in questa ampia intervista.
Vi lasciamo alle sue parole.

Quando hai iniziato a fare musica?
Si potrebbe dire che canto sin da piccolissima, dall’età di 4 anni, quando improvvisavo con un inglese maccheronico la colonna sonora del film “Titanic”.
Ho sempre avuto, quindi, una propensione diciamo naturale per il canto e la musica in  genere. Poi verso i 15 anni circa, mia mamma mi portò in una scuola di canto qui nel mio
paese e da lì la strada è stata tutta in salita. Ho cominciato a fare live in giro per la Puglia  e da quei palchi non sono mai più scesa.

In tal proposito, ci racconti il tuo percorso di crescita artistica, fino a questo momento?
Io nasco come cantante pop/soul. Dopo alcuni anni di studio, ho partecipato a qualche concorso e provino qua e là. Successivamente ho sentito l’esigenza di calcare palchi e ho deciso di mettere su un trio formato da voce, chitarra acustica e batteria elettronica, con cui porto in giro una rivisitazione di brani italiani e internazionali. Il mio progetto da cantautrice invece è nato recentemente, durante il primo lockdown, dove mi sono ritrovata, forse per la prima volta davvero, a tu per tu con me stessa.
Mi sono avvicinata da autodidatta a strumenti quali tastiera e chitarra e ho buttato fuori
tutte quelle che sono state le cicatrici del mio passato su un taccuino. Ed ora eccomi qui,  pronta per affrontare questo nuovo viaggio.

Quale la tappa più importante?
Secondo me la tappa più importante, ed io direi anche di svolta per me, è stato proprio il primo lockdown, come vi raccontavo prima.
Per forza di cose ci siamo ritrovati soli, chiusi nelle nostre case e abbiamo dovuto fare i  conti con noi stessi e con il nostro passato. Ho avuto più tempo per dedicarmi a me stessa, alle cose che mi facevano stare bene e per la prima volta ho trovato il coraggio di far  leggere quei testi ad un amico produttore (il mio attuale produttore, Molla). Ricordo che
lui ci trovò all’interno molti spunti interessanti e ci mettemmo subito al lavoro, seppur a distanza. In pochissimo tempo firmai un contratto con una bella realtà indipendente,
la Luppolo Dischi di Roma, e da quel momento in poi la mia vita è sicuramente cambiata.

“500 grigia”è stato uno dei pezzi più apprezzati dagli utenti, tra quelli pubblicati nel mese
di gennaio. Ti va di raccontarcelo?
500 grigia” parla di una storia d’amore a distanza, fatta di parentesi, vissuta fra stazioni, aeroporti, fermate di autobus e metropolitane. È quella canzone da ascoltare e canticchiare nei lunghi viaggi in macchina, a tutto volume, sotto il sole cocente dell’estate mentre il vento ti scompiglia i capelli.

Cosa ci dici, invece, di “Era triste Bologna“, il tuo ultimo pezzo?
“Era triste Bologna” parla di un amore consumato in una stanza d’hotel in centro a Bologna e terminato sulle panchine della stazione.
Nel brano, come anche nella copertina, c’è una menzione speciale al grandissimo Lucio
Dalla. All’interno ripercorro alcuni dei luoghi più belli e caratteristici di una delle mie città  preferite, vissuta però in quel momento con un alone di malinconia e nostalgia.
È un brano a cui tengo particolarmente perché è il primo scritto e prodotto.

Esiste, invece, una canzone “avresti voluto scrivere tu”?
Sì, tutte le volte che penso ad En e Xanax di Samuele Bersani esordisco dicendo: “Cavolo,  avrei proprio voluto scriverla io questa canzone!”. Non è la solita canzone d’amore, è un
po’ atipica nel suo genere, in quanto racconta di come due persone siano riuscite a vincere paure, ansie e attacchi di panico, trasformando questo terreno comune in guarigione  reciproca.

Mettiti nei panni di un ascoltatore che per la prima volta si imbatte in un tuo brano. Come
descriveresti la musica di Frida?
Romantica, malinconica, nostalgica, sognante esattamente come me. Se siete estrema mente sensibili ed empatici, allora è la musica giusta per voi.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con la tua musica?
Il mio obiettivo è quello di raccontare la mia storia, la mia vita in primis per me stessa. La
musica per me è un po’ come se fosse una terapia personale, l’unico modo che io conosco per arrivare dritta al cuore delle persone.
Quindi, sperare che qualcuno ci si ritrovi fra quelle righe, fa sempre piacere. Essere, con la mia voce, quell’appiglio caldo nei momenti più freddi e difficili nella vita della gente.

Feat. dei sogni?
Oddio, valgono più nomi? Se dovessi pensare alla scena femminile attuale, il primo che mi verrebbe è Levante ad esempio, che stimo davvero tanto o Francesca Michielin, Margherita Vicario. Fra le voci maschili invece, Gazzelle, Calcutta, Galeffi.

Progetti futuri?
Ho tantissime idee in cantiere, brani abbozzati, pezzi in fase di costruzione. Con l’etichetta stiamo pensando all’uscita di un primo Ep.
Per il resto, mi piacerebbe tanto poter tornare sui palchi, per farvi finalmente ascoltare la mia musica live, che vi posso assicurare ha tutto un altro sapore.

Grazie per la disponibilità. In bocca al lupo per tutto.
Grazie alle realtà come la vostra che sostengono la musica. Per noi artisti emergenti questo è davvero molto importante.
Viva il lupo!

Tratto da La Freddezza Music MAGAZINE n.12

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