Intervista – In movimento perpetuo: Scirocco

Intervista al protagonista dell’episodio 150 di #LFMConsiglia, del 10 dicembre 2020.

Classe ’99 dalla provincia di Napoli, Luca D’Agostino (in arte Scirocco) nasce musicalmente come colonnista per cortometraggi per poi entrare dal 2018 nel mondo del cantautorato.
È così che inizia un percorso che vede la pubblicazione di alcuni singoli, tra cui “Mine” brano con cui ve l’abbiamo presentato il 10 dicembre 2020, all’interno dell’epsiodio 150 della nostra rubrica #LFMConsiglia.

A distanza di 1 anno dal post a lui dedicato, lo abbiamo contattato per conoscerlo ancora meglio e capire come il suo percorso artistico sia andato avanti.

Ci racconti il tuo percorso artistico, fino a questo momento?
Nasco come colonnista, poi mi digi-evolvo in cantautore per l’esigenza di dire qualcosa di immediatamente comprensibile. Mi rendo conto di essere comunque poco comprensibile e allora mi dico che, forse, era meglio lavorare al comune.
Dal 2020 sono nel roster di Futura Dischi, e, in loro compagnia, e in compagnia di Stefano Bruno dei Riva ho iniziato a vederci un po’ più lungo.

Cosa rappresenta per te, fare parte di questo mondo?
Una possibilità, enorme e troppo spesso trascurata: farsi ascoltare. Risparmio i soldi dello psichiatra.

Come descriveresti la tua musica?
In movimento perpetuo e in una costante, inarrestabile, ricerca di anima.

Ci racconti la scelta del tuo nome d’arte?
Scirocco nasce in riferimento alla tendenza. Parlavo con un amico del concetto del cavalcare l’onda, e mi rendo conto, discutendone, che se c’è una tendenza da cui combatterei per discostarmi, è proprio la tendenza. La ricerca è (più o meno ambiziosamente) alla base della mia attività musicale, che si traduce, in un primo momento, in ricerca di me stesso.
Il vento non la cavalca l’onda: la crea. Da qui Scirocco.

Ti abbiamo conosciuto, all’interno del nostro portale (nell’episodio 150 della nostra rubrica del 10 dicembre 2020) con il brano “Mine“. Ti va di raccontarci questo pezzo?
Mine” è un brano frivolo con profonde pennellate di gravità. Parla di amore per una donna sostanzialmente banale, di attese disattese e di aspettative sedimentate nel mondo dell’iperuranio, per la loro idealizzazione.

Dopo “Mine“, sono arrivati altri brani tra cui “Doppia piazza” tuo ultimo singolo. Ce ne parli?
Doppia piazza” è tentativo di auto-comprensione, di spinta aerodinamica verso il mondo, di abbattimento delle trincee.
È comprare un letto a doppia piazza per farci riposare le divisioni, i conflitti interiori, la scissione emotiva.

A cosa stai lavorando in questo momento?
Molto presto ci sarà un nuovo singolo, che sarà il preludio di un progetto più esteso. Non posso dirvi tanto altro, ma quando ci penso non riesco a stare a seduto. Non vedo l’ora di farmi ascoltare.

Tra i tuoi brani, editi e non, ne esiste uno a cui sei più legato, rispetto agli altri?
Concedetemi di rispondere con le parole di una famosissima poesia di Hikmet:
“Il più bello dei mari è quello che non navigammo”.

Prima di salutarci, qual è il feat. dei sogni di Scirocco?
Ci sono tanti artisti, più noti e meno noti, con cui avrei voglia di creare qualche cosa di bello.
Il sogno, però, visto che oggi ci va di essere utopici, è, per ovvie ragioni, Levante.
Ve l’immaginate: Scirocco+Levante? Un uragano.

Grazie mille per la disponibilità. In bocca al lupo per tutto.
Grazie per avermi ascoltato. Ci sentiamo presto, un abbraccio.

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