Foto Federica Giacomazzi
Intervista al protagonista dell’episodio 475 di #LFMConsiglia del 14 luglio 2023.
Filippo, in arte Ventidue, è veneto ma ha sempre girovagato per l’Italia suonando con più musicisti e in più progetti musicali possibili, ma quando è arrivato a Roma nel 2019 ha smesso di cercare un altro posto, iniziando semplicemente a scrivere di getto nuovi pezzi.
Disponibile dal 24 ottobre 2023, “I tuoi occhi” è, ad oggi, l’ultimo di quelli pubblicati dall’artista.
Il brano (con distribuzione Artist First) rappresenta una nuova importante tappa per l’artista, nel suo percorso e sarà inserito, insieme alle sue recenti uscite, nel suo prossimo album.
“I tuoi occhi” dà l’inizio alla fase finale del disco e coincide con il momento in cui l’autore/viaggiatore, ormai nel pieno del suo viaggio, augura alla donna amata – ormai lontana – di poter anche lei vivere il suo percorso in modo libero. I suoi occhi, quindi, diventano come una sorta di prisma dove la luce dell’esterno si irradia internamente in un fascio di nuovi colori, esperienze, sensazioni ed emozioni, lasciando il buio di qualsiasi forma di dolore e nostalgia definitivamente alle spalle.
CREDITI
Produzione e mix: Federico Carillo
Registrato presso Monnalisa Studio di Milano da Federico Carillo
Master: Giovanni Versari
Per conoscere ancora meglio lui, la sua musica, il suo percorso passato ed i suoi programmi futuri, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.
“I tuoi occhi”, il tuo ultimo pezzo, arriva dopo “Venezia“, brano uscito lo scorso 19 settembre e che rappresenta molto per te e per il tuo percorso. Ti va di raccontarci il motivo?
È il primo pezzo per eccellenza: il suo ritornello è il primo “giro” che ho scritto quando Ventidue non era nemmeno un’idea, è il primo testo che ho scritto quasi di getto appena arrivato a Roma e, quasi per naturale conseguenza, è il primo prezzo dell’album e parla della mia partenza dalla mia vita precedente e dalla mia terra.
In quanto ultime uscite (e per quello che racchiudono al loro interno),“I tuoi occhi” e “Venezia” sono sicuramente due pezzi che significano molto. Tuttavia a quale altro tuo brano sei particolarmente legato?
Il pezzo che in assoluto mi piace e mi soddisfa di più dell’album è “Quanto è semplice” [brano inserito nell’episodio di #LFMConsiglia a lui dedicato ndr], sia musicalmente sia per il tema delicatissimo che sono riuscito a trattare, mettendomi “dentro” un’altra persona. Se “Venezia” mi ha portato a riscoprire una nuova vena creativa, la scrittura di “Quanto è semplice” mi ha fatto capire quanto potessi in breve dare veramente vita ad un nuovo progetto cantautoriale.
Più in generale, come descriveresti la tua musica?
La mia musica è innanzitutto uno sfogo, è dare una dimensione reale alle mie emozioni che sto vivendo, un puro canale espressivo diciamo. Il tutto parte sempre improvvisando totalmente, sia con la chitarra che con la voce, l’unica cosa accomunante è l’emozione (rabbia, affetto, felicità) che mi porta a cercare quasi inconsapevolmente la chitarra poi, una volta trovato un pattern che mi piace, la struttura e le parole arrivano dopo, molto dopo, con un lavoro non più istintivo ma, direi, artigianale.
Quali sono i tuoi modelli di ispirazione?
A livello stilistico sicuramente Beatles, Radiohead, MGMT, Verdena, Jeff Buckley e Band of Horses come “matrice base” sicuramente per il modo in cui hanno usato il mio strumento dominante, ossia la voce, poi tanto dipende dal genere del pezzo che sto scrivendo e dagli ascolti che faccio al momento della composizione! Per quanto riguarda il processo di costruzione della canzone sicuramente quello che (in seguito) ho sentito fosse anche quello di Mogol-Battisti, ossia prima trovare una musica e una linea vocale d’impatto senza testo (il famoso “fake english”) e poi il lavoro di “cesello” per inserirci le parole in italiano.
Abbiamo, dunque, imparato a conoscerti tramite i tuoi pezzi e la tua musica, ma ora vogliamo fare con te un viaggio indietro nel tempo. Ci parli dei tuoi primi passi nel mondo della musica?
I miei primi passi sono stati stupendi e oggi non più di moda tra i giovanissimi mi pare, ossia le ore e ore in sala prova suonando e risuonando i pezzi che si amavano alla follia, nel mio caso per dare vita insieme al mio amico fraterno ad una band cover dei Nirvana. Ancora oggi quando mi capita di sentire “Aneurysm” mi emoziono pensando a quei pomeriggi a volumi impossibili! Altra tappa importante sicuramente il mio primo contratto discografico con un’etichetta americana per il mio primo progetto di inediti con una band che si chiamava “Ethienne”, ricordi stupendi ed indelebili.
Ci racconti la scelta del tuo nome d’arte?
Ventidue è un numero in cui mi sono sempre riconosciuto e che ha sempre attirato la mia attenzione quando lo incontravo in giro, oltre che essere il giorno del mio compleanno e di tante altre curiose ricorrenze. Tante ricorrenze tra cui l’ultima, quella decisiva: quando ho alzato la testa dal mio moleksine dopo aver finito un testo per me particolarmente riuscito rendendomi conto che ero pronto per un progetto musicale e che avevo bisogno di un nome, ho guardato il computer ed erano le 22.22 del 22 Aprile 2022!
Programmi futuri? A cosa stai lavorando?
Ho praticamente finito tutte le strutture e le linee melodiche del mio secondo album e sto iniziando ad affrontare la parte testi, quindi sicuramente un nuovo lavoro tra – spero – non molto tempo. Sarà un disco molto più arrabbiato, rock’n’roll e lisergico direi, molto collegato in termini di temi trattati al mondo esterno più che alla mia interiorità, ma staremo a vedere una volta finito, mettersi a scrivere i testi può confermare o stravolgere alla fine il tutto!
Chi è Ventidue oggi?
Un cantautore molto contento del percorso che sta facendo con poche illusioni in testa ma sempre più passi concreti fatti alle spalle, concentratissimo nei prossimi che sembrano essere ancora più entusiasmanti e validi. Ma, ancor prima, un ragazzo con l’immensa fortuna di potersi autocurare e rigenerare anche solo imbracciando una chitarra e accendendo un microfono.
Dove, invece, vuole arrivare?
A suonare il più possibile in giro grazie ad una reputazione da parte di chi di musica si occupa e che per la musica si impegna, tutto qui. Ah beh certo, continuando a fare dischi sempre più belli, alla ricerca della mia essenza artistica alla quale sento di avvicinarmi sempre più ma che non sento di aver raggiunto ancora pienamente.
Prima di salutarci, ti poniamo una domanda che facciamo a tutti gli artisti intervistati all’interno del nostro portale: feat dei sogni?
Wow, bellissima questa! Beh, avendo la macchina del tempo a disposizione sicuramente direi Lucio Battisti, se invece torniamo alla realtà e al possibile, sicuramente sogno di fare qualcosa con Alberto Ferrari dei Verdena.
Grazie per la disponibilità e alla prossima.
A voi, grazie mille ragazzi!
Profilo Spotify dell’artista.
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