Intervista – 1989. si racconta…

Foto Serena Dattilo

Intervista al protagonista dell’episodio 504 di #LFMConsiglia del 23 ottobre 2023.

1989. è un talentuoso rapper cassinate-romano. Si avvicina alla scrittura all’età di sedici anni, iniziando a pubblicare brani sotto il nome di FunkyD.
Successivamente, compiuti i diciotto anni, si trasferisce a Roma dove, oltre a lavorare ai suoi progetti solisti, accompagna come backing vocals la band Kento & The Voodoo Brothers, condividendo palchi con musicisti del calibro di Kento, Cesare Petulicchio (Bud Spencer Blues Explosion), David Assuntino (The Reggae Circus di Adriano Bono), Federico Camici (Motta).
Nel 2017 lancia invece un progetto parallelo alla sua attività solista, i Pippo Baudo Lost in Time, con i quali nel 2018, con il brano “Malanova”, vincono il premio speciale OndaRock al concorso Musica Contro le Mafie.
A giugno 2020 il suo brano “Tuttology” viene selezionato dall’etichetta Asian Fake (Coma_Cose, Venerus, Frenetik&Orang3), per entrare a far parte della compilation di artisti emergenti Hanami.
Nel 2022 apre due date del tour nei club di Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, duettando in entrambe le occasioni con l’artista veneto.
A maggio 2023 sale, accompagnando Kento alla voce, sul palco dell’Uno Maggio Libero e Pensante di Taranto; nello stesso mese vince LAZIOSound 2023, categoria “Urban Icon”, la cui vittoria gli permette, ad agosto dello stesso anno, di esibirsi live allo Sziget Festival di Budapest.

Gente che odia la gente” è il titolo del primo album del rapper disponibile da venerdì 10 novembre in tutte le piattaforme digitali pubblicato da Time 2 Rap.

Proprio in occasione di questa importante uscita, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Innanzitutto grazie per averci concesso questa intervista. Veniamo all’attualità. “Gente che odia la gente“, nuovo importante capitolo della tua carriera. Cosa rappresenta per te questo album?
Grazie a voi. “Gente che odia la gente” rappresenta, come avete detto voi, un importante momento della mia carriera musicale. Sono abbastanza maniacale nella lavorazione di un disco, cerco di curarne ogni dettaglio, ci rimugino sopra, cerco di renderlo un lavoro unitario e ben fatto. L’obiettivo, quando parto con lo scrivere un disco, è sempre quello di farne un piccolo capolavoro. 

Tra quelli presenti in tracklist, c’è qualche brano che, più degli altri, rappresenta al meglio l’intero disco?
Credo che il brano più rappresentativo del disco sia “L’Italia è bellissima“. Volevo fare una canzone rap/blues che descrivesse in modo satirico tutto ciò che non va nel nostro Paese, cercando di evitare di cadere in cliché vari, che sono sempre dietro l’angolo quando si tocca l’argomento “Italia”. Il pezzo ironizza anche sulla censura, dal momento che si autocensura già dal titolo (il ritornello della canzone, infatti, all’esatto contrario del titolo, recita “... perché l’Italia fa schifo!“).
Il brano è stato ispirato contemporaneamente da “This Is America” di Childish Gambino, “Ice cream man” di Tom Waits e “John the Revelator” di Son House.

Qual è per te, invece, la barra più significativa dell’intero album?
Non credo ce ne sia una più significativa di altre. Il verso che fa da incipit e da chiusura del disco, forse: “Io manco sarei nato se nella vita il mio obiettivo fosse stato fare a gara a chi ha più follower col mio vicino“.
Personalmente poi mi piace molto un verso contenuto in “Hikikomori“, che fa: “Vuoi sapere tu quello che penso? Vai indietro nel tempo e chiedilo a Tenco“.
Mi ha sempre affascinato la figura di Tenco, il suo essere un po’ un reietto del mercato musicale, e la critica sociale dei suoi testi. Mi ci rispecchio.

Qual è il tuo approccio alla scrittura? Come nascono i tuoi brani?
Nella maggior parte dei casi un brano nasce prima di tutto nella mia testa, sia un’idea di quello che dovrà essere musicalmente, sia l’argomento. Altre volte, quando mi mandano delle produzioni musicali già pronte, mi lascio ispirare dalla musica, come penso che facciano un po’ tutti.

Quale brano di altri artisti, invece, avresti voluto scrivere tu?
Avrei voluto scrivere “Che bella giornata” di Willie Peyote. È una canzone bellissima, e mi ci sono sempre ritrovato molto, perché anche io come racconta Willie nella canzone ho lasciato il posto di lavoro in ufficio per dedicarmi alla musica. 
Quello della necessità di dover cambiare la cultura del lavoro, questa concezione del fatto che debba essere l’attività che svolgiamo per grandissima parte delle nostre giornate e, di conseguenza, delle nostre vite, è un argomento che mi sta molto a cuore.
L’introduzione dello smart working ha un po’ migliorato le cose per alcune categorie di lavoratori, ma per la maggior parte di noi io vedo il lavoro, così com’è concepito nella nostra società, come schiavismo pagato e legalizzato, né più né meno.

Volgendo lo sguardo indietro ed analizzando “quello che è stato”, quale tappa della tua carriera reputi essere, fino ad oggi, la più importante?
Il cambio del mio nome d’arte, che è coinciso anche con un cambio nell’impostazione e nel sound delle mie canzoni. FunkyD era un rapper molto old school con un nome molto old school, 1989. è un numero, anzi, un uomo a cui hanno assegnato un numero e che vive in una società distopica; è un rapper che cerca di farsi contaminare il più possibile da tutti gli stimoli musicali che intercettano le sue orecchie.

Esiste un artista, un album o un brano che ha influenzato, più di tutti, il tuo avvicinamento al mondo della musica?
Probabilmente i Quinto Mondo, e il loro disco “Il Movimento“. Sono uno dei primi gruppi rap di Cassino, la mia città natale, e per me rappresentano una sorta di mentori.

Prossimi passi? A cosa stai lavorando?
Uscirà nei prossimi mesi il singolo finanziato da LazioSOUND, il contest musicale della Regione Lazio che ho vinto quest’anno, e che mi ha permesso tra le altre cose di suonare allo Sziget Festival. Poi uscirà probabilmente in primavera 2024 il disco dei Pippo Baudo Lost in Time, band di cui sono frontman. Per ora questo, poi vediamo cosa succede…

Con quale artista sogni di collaborare un giorno?
Con Tom Waits, il mio artista preferito.

Fino ad adesso abbiamo parlato di 1989. l’artista; chi sei, invece, fuori dalla sala d’incisione?
Non mi piace in genere rendere pubblico quello che sono al di fuori dalla musica. Anche sui social, sono rarissime le volte in cui metto qualcosa che riguardi la mia vita privata. 

Che augurio ti fai per il futuro?
Vi do la risposta più sincera possibile: riuscire ad arrivare a sempre più persone, e fare tour nei migliori club d’Italia.

Grazie per la disponibilità, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie mille a voi per la disponibilità. Ricordate sempre che il lavoro debilita l’uomo, di pensare a ciò che dite, e che l’Impero crollerà. Un saluto a voi!

Profilo Spotify dell’artista.

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