Intervista – SVD, la firma di Francesca

Intervista alla protagonista dell’episodio 429 di #LFMConsiglia, del 17 marzo 2023.

SVD, nome d’arte di Francesca Fagioli, è una giovane e talentuosa artista romana classe 2001. Con la sua musica gioca con i generi, i suoni, le parole e i colori e grazie a una scrittura diretta e senza filtri arriva dritta al cuore dell’ascoltatore.

Disponibile da venerdì 17 novembre per Capitol Records Italy/Universal Music Italia “Montgomery” è il suo ultimo singolo.
SVD descrive la tipica confusione che caratterizza un amore appena nato: una sensazione ambivalente che spinge verso l’altra persona e che, contemporaneamente, fa emergere un istinto di difesa per evitare di rimanere feriti, schiacciati da “un mattone sul petto”. L’artista, nonostante dubbi e timori, promette di sostenere e proteggere chi le sta accanto dal gelo e dalle avversità del mondo esterno, proprio come la sensazione di calore rassicurante che deriva dall’abbraccio di un caldo cappotto, il Montgomery. 
Montgomery“, attraverso una scrittura diretta e l’uso di analogie evocative e immagini vivide, sintetizza la complessità delle relazioni e le emozioni che le contraddistinguono.

CREDITI
Scritto da: Francesca Fagioli, Vincenzo Colella
Composto da: Francesca Fagioli, Vincenzo Colella, Michele Iorfida
Prodotto da: Michele Canova Iorfida
Label: Capitol Records Italy/Universal Music Italia
Edizioni: Tuttomoltobenegrazie srl, laProdigy Dischi s.r.l.s

Proprio in occasione di questa nuova uscita, l’abbiamo contattata per porle qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Prima di iniziare, volevamo ringraziarti per averci concesso questa intervista.
Dunque, veniamo all’attualità. L’uscita “Montgomery“, l’ultima (ad oggi) tappa del tuo percorso. Cosa rappresenta per te questo brano?
Ciao! “Montgomery” è il brano che rappresenta la consapevolezza di me, dei miei limiti e delle mie fragilità.
Associo questa parola al coprirsi e anche se a volte ci rivestiamo di brutte parole dobbiamo ricordarci di quanto queste possano scivolare facilmente via.
Questo brano è la formazione di noi stessi in un mondo che ha canoni di preparazione che non ci rispecchiano. È il modellarsi, come un fil di ferro, per abbracciarsi da soli quando nessuno ti porge una mano.

Montgomery“, dunque, è il più recente tuttavia, guardando indietro, a quale altro tuo brano (pubblicato in passato) sei particolarmente legata?
Penso che risponderò “Mina e Celentano”, che mi riporta ad un periodo bello ma anche un po’ contorto.
Mi ricorda qui limiti che ancora scrivo e incido ma soprattutto, il non saper dove mettere le mani o almeno da dove iniziare; quell’inconsapevolezza che ora posso chiamare felicemente esperienza.

Se dovessi riassumere l’insieme delle sensazioni che vuoi trasmettere, le emozioni che vuoi far provare, le immagini che vuoi raccontare con la tua musica, come le racconteresti?
Non voglio trasmettere, vorrei comunicare.
Vorrei far intendere al mio ascoltatore che ci sono; io esisto e sono la prova che non sei solo. Non vorrei imporre a nessuno un pensiero che non prova.
Vorrei far capire che tutti quei versi che nelle mie canzoni possono sembrare “scollegati” sono voluti, affinché se ti perdi in uno di loro, magari ti ritrovi in quello dopo.

Qual è il tuo approccio alla scrittura? Come nascono i tuoi brani?
I miei brani non seguono uno schema o almeno, io non lo seguo.
Il mio segreto di scrittura è che mi innamoro di una sola parola  e, intorno ad essa, creo una cornice, un testo, un brano. “Montgomery” è un esempio. Mi piace il suono che prende quando la pronunciamo.

Esistono artisti, italiani o internazionali, a cui ti ispiri?
Ultimamente sto ascoltando Jean Dawson, artista americano che consiglio, ha un sound che vorrei molto ascoltare in Italia.
Principalmente mi ispiro a chi come artista o musicista  non potrei mai raggiungere; per non farmi influenzare e per continuare ad apprezzare la musica da ascoltatrice.

Facendo un passo indietro, quando e perchè hai deciso di iniziare a fare musica?
Ho iniziato perché volevo smettere. lo so, fa ridere. Mi stanco facilmente, lo ammetto, ma con la musica è stato un tira e molla che alla fine non ho mai lasciato andare davvero.
Ancora non ho deciso di fare musica, ho deciso di viverla.
È lei che ha scelto me.

Quali sono le tappe del tuo percorso che, ad oggi, hanno significato di più per te e per la tua crescita artistica e personale?
Ringrazio la musica tutti i giorni perché mi ha fatto crescere, come persona.
Con le batoste, con i risultati che non arrivano sempre e con l’emozione che a volte gioca brutti scherzi.
Ringrazio quella “gavetta” che oggi ritengo necessaria quando scrivo ma il percorso più stimolante deve ancora arrivare.

Guardando, invece, al futuro, quali i prossimi passi?
Per ora ho tanta voglia di sperimentare e di cercare qualcosa di nuovo, anche sbagliano perché no. Magari è lì, il cambiamento.

Chi è SVD oggi?
SVD è la mia firma, il mio “marchio di fabbrica” è ciò che ti fa pagare in borsetta 3000 euro; Uno scarabocchio. Oggi è questo. Un involucro dove si nasconde Francesca.
Il mio obbiettivo è di riassumermi, diventare entrambe.

Dove, invece, vuole arrivare?
Vorrei arrivare a prenderla con più spontaneità come non fosse un lavoro, come a volte sembra la prendano gli altri artisti.
Vorrei arrivare a pensare alla musica, senza arrabbiarmi.

Prima di salutarci, ti poniamo una domanda che facciamo a tutti gli artisti intervistati all’interno del nostro portale: feat dei sogni?
Al momento un artista italiano con cui farei un feat è Cosmo.
Innovazione e testo, mi piace .

Grazie ancora per la disponibilità. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie voi per l’interesse! Spero a prestissimo.

Profilo Spotify dell’artista.

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