Intervista – “Coraggiosa ed unica”, la musica di Sacrane

Intervista all’artista Stefano Pellegrino, in arte Sacrane.

Stefano Pellegrino, debutta nel settembre 2018 con il singolo con “Body Shop” e pochi mesi dopo pubblica l’EP di debutto “Black Wings“, in occasione del suo 22° compleanno.
A giugno 2019 si esibisce per la prima volta in assoluto al del Tour Music Festival con il brano “Run With the Devil“, che pubblica il 31 gennaio 2020.
Il 24 aprile 2020  nasce il nome d’arte Sacrane e inizia un nuovo importante capitolo del suo percorso artistico. A  marzo 2021 pubblica “DAMN“, un nuovo singolo electro-pop fresco e dal ritmo elettrizzante, legato a Run With the Devil da un interludio che si completa nell’EP “END (The Complete Experience)“, pubblicato con due demo inedite.

A gennaio 2022 Sacrane torna con Demonio, il brano più personale dell’artista dalle sonorità più cupe ma con un grande drop,e debutta su VEVO con il primo video musicale. “Demonio” è anche il primo singolo estratto dall’album di debutto, in arrivo primavera.
Il 20 Ottobre 2023 esce “The Villain“, secondo singolo, accompagnato poi da un video musicale e da una performance su VEVO. 
Disponibile, invece, dal 12 gennaio 2024,  “Fallin’” è la sua ultima uscita e nuovo singolo (prodotto dallo stesso artista e scritto in collaborazione con Cristian Labelli e Simone Di Leonardo) che anticipa l’uscita dell’album .

Per conoscere ancora meglio lui e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Iniziamo dagli sviluppi più recenti, ovvero l’uscita di “Fallin‘”. Ci racconti questo brano?
Fallin’” è nata da un’esigenza di fare i conti con ricordi molto particolari, di attraversarli di nuovo e permettermi di superare quello che è stato, scrivendo così il finale di un’esperienza passata molto spiacevole, riuscendola così a trasformare in un qualcosa di davvero unico, che, a volte, ti salva letteralmente la vita.  
Il brano descrive l’esatto momento in cui mi sono ritrovato a vedermi la vita stessa scivolarmi dalle mani, immaginandomi in tutta una serie di situazioni e scenari distopici. In quei momenti, non si vede altro, ed è estremamente complicato rimanere lucidi. Mi sono ritrovato quindi a dover ricordare e scrivere di una rissa di emozioni provate più di 10 anni fa: quando queste ti trovano, non ti abbandonano sicuramente in poco tempo, e te le porti dietro fino a quando non hai il coraggio di guardarle in faccia e sfidarle una volta per tutte. Infatti, questa è stata la mia sfida finale: scrivere una canzone che celebrasse quel momento, invece che continuare a rimanere annegato nel dolore. Sapevo che, per essere finalmente libero da quelle emozioni e quei ricordi, avrei dovuto scrivere di quando mi sono sentito ad un passo dal mollare tutto quello che mi teneva in vita ma che, in realtà, non mi stava facendo vivere veramente. È un brano estremamente potente, che racconta emozioni e pensieri in modo lucido e molto consapevole, senza aver paura di rievocare quello che un ragazzo di soli 14 anni si è immaginato in un momento di estrema fragilità. Scrivere e arrangiare questa canzone mi ha letteralmente curato. Solo adesso mi rendo conto che questa ha sempre fatto parte di me: ci è voluto solo un po’ di tempo per permetterle di uscire in questa forma, ed è una cosa che mi riempie il cuore di orgoglio.

A proposito di tuoi pezzi, tra quelli editi come indicheresti come brano manifesto di te e la tua musica?
Ad oggi, la risposta è “Demonio”. È un brano speciale, impegnato e allo stesso tempo “leggero” che mi ha soprattutto aiutato ad affrontare i ricordi legati a “Fallin’”, riuscendo a farmi ballare sul dolore, accogliendolo prima di poter pensare ad una risoluzione (seppur temporanea). Personalmente, reputo che abbia tutta la potenza per lanciare un messaggio molto importante che avrà sempre bisogno di essere diffuso: a volte ci ritroviamo ad aver paura del dolore e non sappiamo come affrontarlo, credendo di non avere le armi giuste per affrontarlo faccia a faccia e pensare di poter riuscire a vincere. Come si dovrebbe fare quindi? Non esiste una risposta a questa domanda, ma sicuramente non si deve smettere di ballare.  
Ma, se guardiamo al futuro, ti dico che forse ancora deve ancora arrivare. Ci sono due canzoni nel mio album di debutto che sono dei veri e propri gioielli, quindi chissà… ascolteremo insieme quando usciranno e forse me lo direte voi!

Più in generale, come descriveresti la tua musica?
Coraggiosa ed unica. Senza ombra di dubbio. Ho sperimentato tanto, soprattutto con questo ultimo progetto, accogliendo diverse influenze musicali senza le quali non avrei avuto i mezzi per pensare di trattare molteplici temi personali (che raccontano secondo me l’esperienza di molti) in modo totalmente unico e diverso. La cosa che non mi affascina, e che secondo me uccide la creatività, è l’idea di restare in un solo genere e spremerlo fino a che tutte le canzoni non diventano la copia di loro stesse. Mi piace farmi ispirare da quello che mi fa venire la pelle d’oca e che mi fa viaggiare attraverso i suoni, perché è lì, per me, che vive la vera emozione.

Facciamo un passo indietro. Ci racconti il tuo avvicinamento a questo mondo?
Avevo 13 anni, ed ero ossessionato da “Credimi” Ancora di Marco Mengoni. Era finita, volevo avere il coraggio di fare quello che faceva lui. Letteralmente il mio idolo, e ricordo che tutti mi prendevano in giro per questo. Ma non mi interessava: io mi battevo per il mio “re matto”. Marco è stato capace, senza ovviamente esserci mai conosciuti, di infondermi una quantità indefinita di coraggio in un momento in cui mi serviva aggrapparmi disperatamente a qualcosa, ad una piccola grande speranza. Negli anni successivi, ho coltivato la passione in modo a tratti intermittente: questa infatti lottava dentro me, cercando un modo per farsi sentire e farmi capire che mi dovevo dare una svegliata, grazie anche alla mia storica maestra di canto Lorena. È proprio quando ho ripreso le lezioni che è arrivata una persona che, per un periodo della mia vita, ha avuto un ruolo chiave, donandomi le mie prime canzoni che ho registrato dopo pochissimo e rilasciato con il mio primo EP “Black Wings”. Da lì, segue tutto un percorso di crescita, con i tasselli del puzzle che piano piano vanno al loro posto, che non smette mai di farmi stupire.

Quale reputi essere, ad oggi, la tappa più significativa per la tua crescita artistica e personale?
Il momento che ricorderò per sempre è decisamente quello in cui credevo di essere arrivato davanti ad una strada senza uscita, in una situazione bloccata dove si andava a ripetere sempre lo stesso loop di eventi. Sono passati solo due anni da quel momento, ma la mia vita è cambiata drasticamente nel momento in cui ho conosciuto, attraverso una serie di avvenimenti totalmente caotici e casuali, quelli che mi piace chiamare “i miei angeli”. Questi due ragazzi mi hanno raccolto da terra e fatto credere di nuovo, permettendo che si avviasse con questo progetto uno dei percorsi più belli ed inaspettati che mi potesse mai trovare. Abbiamo riso, sperimentato, io un pochino pianto, ma è stato tutto così bello che non saprei neanche come descriverlo. Sono cresciuto e ho imparato tanto da loro, e gliene sarò eternamente grato. Letteralmente un miracolo!

Quali saranno i prossimi passi del tuo percorso?
Proprio in questo periodo stiamo mixando i brani restanti dell’album, la cui uscita è prevista per questa primavera. Poi sarà la volta di capire come andare a valorizzare al meglio due di queste tracce, perché almeno una meriterebbe di avere un degno video musicale, ma è ancora da decidere. Sicuramente, quando tutto sarà pronto, darò una mini festa a casa mia per celebrare tutto questo, impastando teglie su teglie di pizza e stappando una bella bottiglia per fare in modo di accorgermi che è tutto reale. Dalla sua uscita in poi, spero di far conoscere questo album a più persone possibili, attraverso radio, chiacchierate come quella adesso con voi… insomma, spero che qualcuno abbia la voglia di ascoltare insieme a me questo progetto quando non sarà finalmente solo un mio figlio. Ovviamente, abbiamo già delle idee per della nuova musica, ma facciamo un passo per volta: è importante cercare di godersi ogni istante, non domandandosi troppo cosa potrà succedere.

Feat. dei sogni?
Panic! At the Disco. Ma si sono sciolti, quindi non penso potrà mai succedere. Direi Marco Mengoni, per chiudere il cerchio della mia vita. Ma dovrei cantare in italiano, quindi sarebbe una bella sfida per me. Però, c’è da dire che il bambino che è in me si sentirebbe completo.  
Sognare Lady Gaga o i Muse è troppo?

Palco dei sogni?
Il migliore palco della mia vita sarà quello in cui potr  guardare davanti a me e commuovermi nel vedere di essere riuscito a trovare le persone che hanno davvero compreso la mia musica, e che sono lì per sostenermi, divertirsi ed emozionarsi insieme a me. La sensazione più bella al mondo.

Dove ti vedi tra 5 anni?
Probabilmente in studio, a registrare voci… ancora, ancora e ancora. Non voglio fare previsioni, questa è l’unica cosa di cui sono davvero certo. Tutto il resto, rimane una bellissima incognita.  

Prima di salutarci, fatti un augurio per il futuro.
Mi auguro innanzitutto di potervi raccontare di più sull’album una volta che sarà uscito: non vedo l’ora che possiate ascoltarlo anche voi. Mi auguro, poi, di non smettere mai di sognare, e soprattutto conservare il coraggio che sto avendo in questo momento di inseguire il mio destino. Spero che un giorno io mi possa guardare indietro ed accorgermi che tutto quello che è successo è avvenuto perché potessi arrivare a quel punto – qualunque esso sia.  

Grazie per la disponibilità. In bocca al lupo per tutto.
Grazie a voi per questa chiacchierata. A prestissimo!

Profilo Spotify dell’artista.

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