Intervista – Paul Giorgi racconta “Vernissage”, il suo nuovo album

Ritroviamo Paul Giorgi, all’artista classe ’95 in occasione dell’uscita di Vernissage”, il suo nuovo album.

Paul Giorgi abbiamo avuto il piacere di conoscerlo meglio, grazie all’intervista concessaci poco tempo fa dall’artista  classe 95 e pubblicata, l’8 novembre 2024, qui sul nostro sito.
Se ve la siete persa e volete conoscere meglio lui e la sua musica, potete recuperarla cliccando sul link presente in fondo all’articolo, nella sezione “Leggi anche…”.
In questa nuova chiacchierata, infatti, ci siamo concentrati sul suo nuovissimo lavoro, uscito per Factory Flaws il 17 gennaio 2025, Vernissage” , il suo nuovo album.
Ecco qui Vernissage: una mostra, mia, personale, di storie e di situazioni che ho vissuto negli ultimi anni“, così l’artista presenta il progetto, che arriva dopo “Safari Pop“, il suo primo album.

Andiamo, dunque, ancora più all’interno dei significati di “Vernissage”, parlandone direttamente con lui.

Ciao Paul, è un piacere ritrovarti.
Nella chiacchierata di qualche settimana fa, ci avevi anticipato di avere “un disco nelle tasche”, ed oggi eccoci, “Vernissage” è realtà.
Ciao. Sì, “Vernissage” è uscito da poco, ci siamo riusciti. Sicuramente è uno scalino, un bello scalino. C’è stato tanto lavoro che ha fatto un po’ il rumore di una pietra molto molto grande che cade in un lago.

Come si inserisce, nel tuo percorso artistico? Lo vedi come un punto di arrivo, un punto di partenza o una “semplice” tappa del tuo percorso?
Assolutamente punto di arrivo. Credo proprio di chiudere con la musica adesso (sono ironico!).

Ponendolo in relazione con il tuo precedente album, cosa è cambiato e cosa, invece, è rimasto immutato?
È cambiato il filo conduttore. “Safari Pop” è stato un disco dove gli animali ne facevano da padrone, nelle immagini, nel suono. “Vernissage” è un disco che ha voluto prendersi qualche libertà in più, seppur confinato dentro il frame di un quadro. 

Parlando di come è nato, qual è stato il punto zero, la scintilla che ha dato il via al processo di creazione di questo progetto?
Il punto zero è stato un giorno casualissimo in cui ero sul web e vedevo dei quadri. Camilla, una mia amica (@unacamillacontemporanea), mi ha messo la pulce nell’orecchio una volta e mentre giravo ho visto alcuni quadri con questi colori acrilici super intensi, sia nella quantità che nel colore. Da lì è nata l’idea. Avevo appena scritto “Aiuto” con Davide Amati ed è stato tutto abbastanza lineare poi. Devo ringraziare soprattutto Alessandro Calvaresi che ha dipinto ogni quadro che vedete, copertina del disco compresa.

Cosa, dunque, ti ha portato a voler mettere in piedi la “tua mostra personale”? 
Il bisogno di voler raccontare delle cose in maniera più libera. Delle cose che ho vissuto gli ultimi anni. Mettere in piedi appunto questa mostra dove ogni quadro potesse rappresentare una canzone.

Tra quelli presenti in tracklist, esiste un brano a cui sei più legato, rispetto agli altri?
Forse “Piramidi”. Ricordo il giorno in cui ho registrato i cori nel ritornello, che a distanza poi, riprovandoli a registrare non avevano assolutamente quella stessa cosa. Quindi abbiamo deciso di tenere quelli della primissima versione nel brano originale.

Quello, invece, più difficile da scrivere?
Ciclope“. Mani basse.

Prima di salutarci, vuoi dire qualcosa ai lettori che, dopo questa intervista, andranno ad ascoltare Vernissage“.
Cos’è che si dice di solito all’ingresso dei musei? “Non scattate foto col flash.. non consumate cibo o bevande…“.

Grazie Paul, per averci raccontato questo fantastico album. In bocca al lupo e a presto.
Viva il lupo, grazie a voi per il vostro tempo.

Profilo Spotify dell’artista.

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