Intervista all’artista romano classe ’93, protagonista dell’episodio 662 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 10 marzo 2025.
Andrea Ralli, in arte IllDEST, è un artista e produttore musicale originario di Roma, nato nel 1993.
Fin da ragazzo sviluppa una forte passione per la musica, con un particolare interesse per l’universo Urban e Rap. Nel corso degli anni, la sua scrittura si trasforma, portandolo a sperimentare nuovi suoni e contenuti.
Il suo cammino musicale si distingue per una costante spinta verso l’innovazione, che lo porta a unire il rap con melodie cantate nei ritornelli. Questo processo creativo rispecchia le sue esperienze più intime, dando vita a brani che raccontano dolori interiori e storie d’amore ormai concluse.
Disponibile dal 9 maggio 2025, “C O L T E L L A T A” è il suo ultimo brano, che arriva dopo“D I V E R S A” (4 aprile 2025) e “S O L A” (21 febbraio 2025), quest’ultimo pezzo con cui l’abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale.
Di tutto questo, e di molto altro, abbiamo avuto l’occasione di parlare direttamente con lui in un’intervista ricca di spunti.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Grazie per averci concesso questa intervista.
Partiamo parlando di da“C O L T E L L A T A” il tuo brano appena uscito.
“C O L T E L L A T A” è il momento in cui ti svegli e realizzi che chi avevi accanto non ti è mai stato davvero vicino. È un brano che unisce sonorità urban-pop e influenze UK garage per raccontare quel dolore mentale che non si vede ma lascia il segno. Una carezza tagliente per chi si porta dentro ferite invisibili.
“C O L T E L L A T A” arriva dopo“D I V E R S A”. Com’è nato questo pezzo e cosa rappresenta per te?
“D I V E R S A” è l’ultimo atto di una relazione spezzata, la storia di due anime che smettono di riconoscersi. È nata in un momento in cui mi sentivo perso, fragile, avevo tolto il focus su me stesso. Parlo a una persona che ha lasciato un segno profondo nella mia vita, che in quel momento non è riuscita a vedere davvero il mio dolore. Mentre io restavo intrappolato nel caos, lei cercava una via d’uscita.
È la mia consapevolezza della fine, l’accettazione di qualcosa che non poteva più essere salvato. “Per te c’è un posto libero tra i demoni che ho dentro la testa” è l’ultima cosa che resta di lei dentro di me. Ma da una cosa brutta, dico sempre, possono nascere cose belle. E così è stato.
Andando a ritroso, dunque, veniamo, ora, a “S O L A”, il brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale.
“S O L A” è stato l’inizio di un viaggio. Parla di solitudine, ma non solo: è il racconto di quanto ci si possa sentire lontani anche dentro una relazione, o in mezzo alle persone. È un brano intimo, nato in un momento in cui mi sentivo completamente scollegato da tutto.
La frase “Mi lasci da solo e poi ti senti sola” sintetizza perfettamente quel corto circuito emotivo: quando chi ti allontana finisce per accusarti del vuoto che ha contribuito a creare. È una fotografia lucida, senza filtri, di come certe dinamiche affettive possano diventare tossiche senza nemmeno rendersene conto.
Parlando più in generale, come si articola il tuo processo creativo? Segui uno “schema” fisso, oppure procedi in modo diverso ogni volta in base al momento?
Seguo il momento. A volte parte tutto da una frase scritta di getto sul telefono, altre volte da un’emozione che mi attraversa e che devo fermare subito. Altre volte ancora nasce da una melodia che mi risuona in testa e che poi sviluppiamo insieme al mio produttore 2ME, con cui lavoro a stretto contatto su ogni brano. Non ho uno schema fisso, perché per me la scrittura è legata all’istinto, all’urgenza. Sono molto critico e cerco di tirare fuori il meglio in ogni barra, ma quando arriva qualcosa di forte, lo riconosciamo subito.
Esistono degli artisti da cui trai ispirazione o che semplicemente sono per te un punto di riferimento?
È difficile dirsi, in realtà: cerco di prendere il meglio da ciò che mi colpisce, assorbirlo e poi rielaborarlo attraverso il mio punto di vista. La sfida è proprio quella: lasciarsi influenzare senza mai perdere la propria voce.
Non mi piace emulare nessuno, mi affascinano gli artisti che riescono a costruire un mondo attorno alla loro musica. Da sempre sono in fissa con Tory Lanez e A$AP Rocky, soprattutto per l’immaginario e l’attitudine. Visivamente mi piace molto anche The Weekend, per l’impatto estetico e narrativo che riesce a dare ai suoi progetti.
Stimo tantissimo Guè per la sua capacità di scrivere punchline efficaci e adattarsi a qualsiasi tipo di traccia senza mai snaturarsi. Apprezzo Achille Lauro per la capacità di scrivere canzoni strappa-lacrime, anche se amo allo stesso modo il suo lato più street. Quella dualità mi rappresenta molto.
Se dovessi raccontarla a qualcuno che non la conosce ancora, come descriveresti la tua musica?
La mia musica è un viaggio emotivo. È come entrare in una stanza buia e ascoltare qualcuno che ti racconta una verità che non avevi mai avuto il coraggio di dire a voce alta. È personale, ma spero possa diventare universale. È una carezza ruvida, a volte una coltellata gentile.
Senti di stare percorrendo un cammino di evoluzione oppure pensi che dal punto di vista stilistico la tua musica sia nella sua determinazione “definitiva”?
Sono in continua evoluzione. Ogni brano che scrivo mi cambia, mi insegna qualcosa di nuovo. Sarebbe un errore pensare di aver già trovato una forma definitiva. Ho bisogno di esplorare, di rischiare, di perdermi anche. Fa parte del mio percorso.
Ad oggi sono soddisfatto di come abbiamo “impacchettato” il tutto, del modo in cui il progetto prende forma, ma la verità è che sono un eterno insoddisfatto. E forse è proprio questo a spingermi sempre un po’ più in là.
Guardando al futuro, quali saranno i prossimi passi?
Sto costruendo un progetto narrativo molto più ampio, fatto di capitoli, simboli e immagini. Arriveranno altri brani che raccontano una storia più grande, connessa da un filo rosso. E poi ci saranno i live, perché per me la musica ha davvero senso quando la condividi guardando le persone negli occhi.
Quali sono, invece, i tuoi sogni?
Il mio sogno è che la mia musica possa lasciare un segno in chi l’ascolta. Anche solo una frase, un’immagine, qualcosa che resta. E poi vorrei portare questo progetto lontano, in modo indipendente ma con visione. Senza compromessi, ma con una direzione chiara.
A proposito di sogni, con chi ti piacerebbe collaborare, un giorno?
Mi piacerebbe collaborare con artisti che mettono l’anima davanti a tutto. Magari con qualcuno apparentemente distante dal mio mondo, ma capace di creare un cortocircuito emotivo. Sogno un featuring con Lauro, oppure Elisa, che ha una sensibilità rara. E un giorno, perché no, anche una produzione con un artista internazionale.
Detto questo, oggi non ci penso troppo. Mi piace lavorare con chi conosco davvero, con chi si crea un’intesa anche fuori dallo studio. Le collaborazioni migliori, per me, nascono prima tra persone, poi tra artisti.
Prima di salutarci, qual è la domanda che mai nessuno ti ha fatto e a cui vorresti tanto rispondere?
Forse nessuno mi ha mai chiesto cosa mi ha davvero tenuto in piedi. E la risposta, anche se può sembrare scontata, è questo mestiere, che per me non è solo musica, ma una disciplina, un’ossessione, una forma di sopravvivenza. Mi ha accompagnato fin dall’adolescenza, insegnandomi cosa vuol dire sacrificio, dedizione. Non è solo scrivere: amo ogni fase del processo, dalla produzione al mix, e conosco ogni dettaglio di quello che costruisco. Nei momenti in cui non trovavo l’uscita, è stata uno spiraglio di luce. Un modo per dare un senso al caos e trasformare il dolore in qualcosa che resta.
Grazie per il tempo che ci hai dedicato, è stato un piacere! In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi per avermi ascoltato. È sempre un piacere condividere un pezzo di questo viaggio. Alla prossima
Profili Spotify dell’artista.
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