Intervista all’artista classe ’99, protagonista dell’episodio 670 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 1 aprile 2025.
Alife, nome d’arte di Giuseppe Cirioli è un artista e producer urban pop classe ‘99.
Le sue radici hip-hop si intrecciano con influenze moderne, creando un linguaggio musicale autentico e viscerale, lontano dalle formule preconfezionate. La sua è musica che vive, che racconta, che lascia il segno.
Dopo numerose esperienze live che hanno consolidato la sua presenza sul palco torna con un brano destinato a colpire nel profondo.
Disponibile dal 23 maggio, “Per strada” (Smilax Publishing)è la sua ultimissima uscita.
Un beat leggero, ma con un messaggio che resta.
Con “Per strada”, Alife firma un brano urban-pop che mescola ritmo e introspezione, tra sonorità moderne e sfumature gospel.
Una canzone che parla di speranza e di sguardi: quelli che incontriamo senza accorgercene, quelli che sanno raccontarci molto più di mille parole.
Un testo essenziale ma potente, un groove caldo, vibrante, costruito per lasciare il segno ma senza urlare. “Per strada” è una carezza con ritmo, che entra in punta di piedi e che resta.
Poco prima di questa importante uscita, abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere con l’artista. Abbiamo parlato dei suoi singoli precedenti (con “Oh Mama”, l’ultimo pubblicato al momento dell’intervista) della sua musica, dei progetti futuri e dei suoi sogni.
Ma ora, senza aggiungere altro, vi lasciamo direttamente alle sue parole.
Iniziamo da “Oh Mama”. Ti va di raccontarcelo?
“Oh Mama” è una dedica al mio paese e descrive un po’ il nostro rapporto d’amore e odio. Un posto distrutto dalla politica, dalla mentalità chiusa, classica caratteristica dei paesini del sud ma… allo stesso tempo incredibilmente bello. Un posto ricco di storia (e di storie da raccontare) purtroppo mai valorizzato.
“Oh Mama” arriva dopo “8:18”, il brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale.
“8:18” è lo “start” del progetto che sto portando avanti ed è una inno di speranza. Il titolo vuole riferirsi al versetto 8:18 della Lettera ai Romani, un tema biblico: “il male che ora vivi non puoi compararlo alla gioia che arriverà”. Credo che in questa semplice frase sia racchiusa l’essenza del brano: avere fede e speranza che qualcosa cambi, che qualcosa arrivi, nella costante ricerca della felicità.
Tra i tuoi pezzi passati, invece, ne esiste qualcuno a cui sei particolarmente legato?
Sono profondamente legato a due brani, in realtà. Uno è “Cicatrici”, una lettera al cielo, piano e voce, scritta nel periodo della pandemia. Tutto sembrava crollare, il mondo sembrava fermarsi, il futuro era incerto e.. ancora una volta “credere in qualcosa” è stata la mia salvezza.
L’altro è “Di ciò che è stato”. Un brano con un sound particolare nel quale parlo a me stesso raccontando un po’ la mia storia. Negli ultimi istanti del pezzo ho campionato la voce di mia nonna che mi invita a “studiare” dicendomi che prima o poi ci saremmo rivisti. Ora mi guarda dalla stella più bella del cielo.
Scrivi, produci, mixi: quanto conta per te avere il controllo totale sul tuo suono?
Per me è molto importante ma non del tutto fondamentale. Essendo nato e cresciuto in una provincia dove l’arte è “per pochi” e non è vista come magari lo è in realtà più grandi, ho imparato da solo e convivo ancora con quest’abitudine. Spesso collaboro con produttori esterni, ci scambiamo feedback, ci aiutiamo, credo sia fondamentale anche quello. Del resto è musica, è arte, è condivisione.
Ad oggi come descriveresti la tua musica?
Credo che il miglior aggettivo possibile sia “vera”. Ho sempre scelto di fare ciò che voglio, come mi va e nelle modalità che ritenevo migliori. Ho cambiato stili, stravolto provini e fatto un po’ qualsiasi genere e.. a me piace così. Ciò che conta davvero per me è mostrarsi veri nella propria arte e dimenticare il mondo attuale che ha iniziato (ahimè) a chiamare le canzoni “prodotti”. Che guaio…
Quali sono i tuoi modelli d’ispirazione?
Ne ho troppi per elencarli, ascolto di tutto e mi piacciono un botto di artisti. Sicuramente Kanye è la figura più influente sul mio percorso, artisticamente parlando. È un grandissimo rapper, ha iniziato da producer e fa un po’ tutto: scrive, canta, rappa, produce, è un liricista ma allo stesso tempo è un hitmaker. Ha cambiato la musica mondiale e credo sia un dono del cielo, musicalmente.
Con chi, invece, ti piacerebbe collaborare, un giorno?
Sicuramente con lui, o artisti come Justin Bieber, Tyler The Creator o anche Bad Bunny, nei miei sogni più remoti. In quelli meno remoti ho un sogno chiaro: un pezzo con Ghemon, altro idolo indiscusso da sempre, dai tempi dell’hip hop.
Guardandoti indietro, se dovessi indicare un momento che reputi essere il più importante del tuo percorso, fino ad oggi, quale sceglieresti?
Il momento più importante credo sia esterno al percorso vero e proprio. C’è stato un momento in cui ho iniziato, grazie alla mia famiglia e ai miei amici, a credere davvero in quello che facevo, faccio e continuerò a fare.
Pensando al futuro, invece, quali saranno i prossimi passi del tuo cammino?
La risposta è molto semplice e diretta: scrivere, produrre, continuare sempre. Ho un progetto che sto per chiudere con un ultimo singolo a Giugno e poi si vedrà e pianificheremo.
Prima di salutarci, proprio riguardo al futuro, qual è l’augurio che ti fai?
Mi auguro di essere felice, credere nel percorso, semplicemente facendo ciò che amo.
Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi per l’opportunità, crepi e vi mando un forte abbraccio!
Profilo Spotify dell’artista.
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