Intervista – Dove l’emozione diventa ritmo: punto.

Intervista all’artista classe ’97, protagonista dell’episodio 732 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 20 ottobre 2025.

punto., nome d’arte di Alessandro Cerchi, nasce a Roma nel 1997.
“punto.” nasce nel 2024, progetto in cui scrive musica e testi, autoproducendosi, dopo un percorso che lo vede suonare con vari progetti (Waterproof, Third Time, Chaise Longue, Pop Filters 32), sia come batterista che come compositore.
Il nome “punto.” è stato pensato come un paradosso: se è vero che una doppia negazione crea un’affermazione, e viceversa, un punto dopo l’altro creano una continuazione narrativa.

Disponibile da venerdì 17 ottobre 2025 “Tutto quello che non sai” (Aurora Dischi/Universal Music Italia) è il suo nuovo singolo.
Con il suo stile riconoscibile, punto. costruisce un equilibrio ironico tra cuore spezzato e leggerezza. È una canzone che fa venire voglia di leggerezza proprio mentre parla di ciò che fa male, mostrando la capacità dell’artista di giocare con le emozioni senza prendersi troppo sul serio.

Per conoscere ancora meglio questo brano e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ne è venuta fuori questa interessantissima intervista.

Partiamo dall’inizio: come ti sei avvicinato al mondo della musica?
Quando ero piccolo ero un bambino iperattivo ed i miei genitori mi hanno comprato una batteria, e da lì ho iniziato a prendere lezioni.

Ci sono stati artisti, album o brani che hanno influenzato il tuo ingresso nel mondo musicale?
Da piccolo andavo in vacanza con i miei genitori in montagna e ricordo che al bar dove andavo a prendere il gelato passava spesso in radio “Qualcosa di grande” dei Lunapop, dato che non smettevo di canticchiarla mi avevano comprato l’album “Squeréz” della stessa band, e da lì crescendo iniziai a seguire sempre più Cremonini, appassionandomi poi anche a Dalla, Rino Gaetano, Brunori Sas e tanti altri.

Guardando il tuo percorso, quali tappe del tuo reputi le più significative fino a oggi?
Al momento far parte di Aurora Dischi.

Parliamo di “Tutto quello che non sai”: ci racconti questo pezzo?
“Tutto quello che non sai” è nato in una stanza vuota, con il ticchettio dell’orologio a segnare il tempo dopo un addio. Dal sentimento crudo dell’abbandono è sbocciata una melodia groovy e ballabile, che trasforma la malinconia in energia contagiosa. Un equilibrio ironico tra cuore spezzato e leggerezza, dove il dolore diventa ritmo.

Quanto è stato difficile trovare le parole giuste per raccontare le emozioni che ti attraversano in un momento come questo?
In realtà è stato molto facile, inizialmente non aveva questo tono liberatorio; una sera uscendo dal concerto di Alan Sorrenti mi sentivo più leggero e una volta tornato a casa mi sono rimesso a lavorare alla canzone cambiando la musica in armonia con questa leggerezza che sentivo.

Nei tuoi brani convive spesso ironia e introspezione: come si combinano tra loro queste due componenti?
Non so prendermi sul serio, ci sto lavorando in terapia.

La tua musica mescola indie pop, funky e altri generi. Quanto contano per te contaminazione e sperimentazione sonora?
Ascoltando tanta musica non escludendo nessun genere penso sia normale riportare poi nella mia musica tutte queste contaminazioni che sono la mia cultura musicale, rappresentano il segno che altri musicisti hanno lasciato in me, il giorno che smetterò di avere contaminazioni sarà il giorno che avrò smesso di ascoltare musica, quindi per me sono fondamentali.

Ci racconti il tuo approccio alla scrittura? Da dove arrivano di solito le idee che poi diventano canzoni?
Solitamente mi appunto pensieri e riflessioni riguardo ciò che penso e provo per provare poi a dargli una forma, mentre invece le idee possono riguardare la mia vita o anche la vita dei miei affetti con cui spesso mi confronto anche sui testi.

Cosa ti aspetta nei prossimi mesi?
Sto lavorando alla prossima canzone e per riprendere la risposta precedente questa canzone è stata scritta proprio a quattro mani.

Se potessi scegliere un feat dei sogni, chi sarebbe e perché?
Cremonini, non credo che ci sia il bisogno di spiegare il perché. 

Prima di salutarci, c’è una domanda che nessuno ti ha mai posto, a cui invece vorresti rispondere?
Una domanda che reputo importante da porre, ma a cui allo stesso modo ritengo sia importante non rispondere è: quanto beneficio trai o quanto male ti fai nel produrre l’arte?  

Grazie è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie, è stato un piacere per me.

Profilo Spotify dell’artista.

ULTIMI ARTICOLI…

Zvrzi torna con “Stelle come te”

Foto di Elisa Platia Una dedica emozionante al sentimento e all’unicità dei legami che ci uniscono, trasformandoci fino ad alterare la nostra natura: “Stelle come te” (30 gennaio 2026, autoproduzione /…

Mocci pubblica “Viscerale”, il suo primo EP

Il 30 gennaio 2026 è uscito  “Viscerale”, il primo EP ufficiale di Mocci, prodotto interamente da See Maw. Classe 2005, finalista del contest Billboard Calls Crème of Talents, Mocci si conferma come una delle nuove…