Intervista – Alla scoperta di Möly

Immagine tratta dal profilo Spotify dell’artista

Intervista all’artista protagonista dell’episodio 731 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 15 ottobre 2025.

Möly, nome d’arte di Carlotta Camilla Maria Mascheroni, è una talentuosa cantautrice della Brianza.
Da dicembre dello scorso anno, ha iniziato un percorso che l’ha vista ottenere ottimi risultati e playlist editoriali di Spotify (New Music Friday, EQUAL Italia, Novità Indie Italia, Fresh Finds, per citarne alcune) di Amazon Music (addirittura 6 playlist con in singolo “Fa come vuoi” e anche la copertina di Novità Indie Italia) e Apple Music su ogni singolo!

Disponibile dal 10 Ottobre, “Un po’ di silenzio” (Petricore Sounds/Artist First) è il suo ultimo brano.

Per conoscere ancora meglio lei e la sua musica, l’abbiamo contattata per porle qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dal principio. Come e quando è iniziato il tuo percorso musicale?
Da piccolissima mi rifiutavo di fare qualsiasi cosa (mangiare, camminare, lavarmi) senza la giusta colonna sonora. Ero assolutamente ossessionata dalla musica e dalle canzoni. Per i miei genitori iscrivermi a pianoforte e poi a canto è stato uno step necessario, se non solo per esorcizzare questa mia ossessione. Al liceo ho scoperto i My Chemical Romance e le Bikini Kill: questi due punti di riferimento mi hanno fatto capire che avevo davvero bisogno di scrivere musica mia.

Quali sono state le tappe o le esperienze che ti hanno maggiormente formata come artista?
L’incontro con Matteo e il team di Petricore, e la nostra collaborazione che ormai va avanti da anni, mi hanno dato una confidence e una consapevolezza di approcciare il mio ruolo di artista come mai prima di allora: trovare qualcuno che creda nel tuo progetto e nelle tue potenzialità è veramente qualcosa di impagabile, capace di darti una forza inaspettata.
Sono estremamente formativi poi per me tutto gli incontri che ho con altri artisti, ma soprattutto artiste. Poter condividere spunti, riflessioni, idee e palchi con altre cantautrici e performe mi riempie di ispirazione e di spirito! Viene in mente la mia amicizia e collaborazione creativa con Nicole Bullet, ma anche l’esperienza meravigliosa di aprire l’ultimo live di Chadia al Gate, in una serata dedicata veramente al potere e alla solidarietà tra artiste. Ammiro profondamente le mie colleghe e amo condividere la mia creatività con loro!

C’è un momento in cui hai capito che la musica sarebbe diventata la tua strada?
Credo che fosse inevitabile? Spero vivamente che sia inevitabile!
La musica è il filtro attraverso il quale metabolizzo ogni elemento del mio mondo, e il mezzo attraverso cui la mia espressione riesce ad avvicinarsi veramente alla mia realtà. Il punto di non ritorno credo sia stato la prima volta che a un mio concerto degli estranei sotto palco cantavano le mie canzoni. È stato veramente emozionante sapere che gli fosse rimasto così impresso qualcosa che ho vissuto e raccontato, e temo di non poter più fare a meno di questa sensazione.

Negli ultimi mesi hai pubblicato diversi singoli, ottenendo ottimi risultati e playlist importanti. Che effetto ti ha fatto vedere la tua musica arrivare a così tante persone?
È un po’ strano! Effettivamente sono tante persone. Forse nell’ottica un po’ traviata e traviante dei social e dell’iper-consumo, e soprattutto cadendo nella trappola dei paragoni (che sono i ladri della gioia!!!), raramente mi rendo conto dei miei risultati. Voglio sempre di più e mi sento sempre meno dei miei colleghi. Ma quando mi fermo a pensare che delle cose così intime come delle mie canzoni sono state ascoltate e sono entrate nei cuori di così tante persone, è veramente emozionante.
Spero che questa mia piccola fan base continui a crescere, e di poter continuare a condividere brani autentici e di qualità con loro, grazie anche al loro supporto!
Sarebbe un sogno cantare dal vivo per tutti loro.

Parliamo del brano, “Un po’ di silenzio”. Da dove nasce e cosa rappresenta per te?
“Un po’ di silenzio” nasce da una sessione in cui ero inizialmente poco ispirata e in cui non sembravamo riuscire a cavare un ragno dal buco. Era un periodo in cui stavo facendo mille lavori (che faccio tuttora lol), ed ero particolarmente stanca e insoddisfatta, quindi l’ispirazione scarseggiava. Mi sono trovata a ravanare nelle vecchie note del mio telefono e ho ritrovato qualcosa che avevo scritto riguardo a una cotta malfinita che avevo avuto per una ragazza tempo fa. Ricordarmi la leggerezza di quell’infatuazione non corrisposta mi ha riportata in una dimensione più ariosa, sognante, in cui anche l’allontanarsi non deve essere qualcosa di pesante. A volte è bello anche avere il cuore spezzato! Ho voluto ricordare ed esplorare la confusione giovane e pura di quel due di picche clamoroso che mi sono beccata.

Hai descritto la canzone come “quel bicchiere di vino bianco che ti frega”. Cosa volevi trasmettere con questa immagine così particolare?
Mi capita spesso di essere fregata da un bicchiere di vino bianco! Pensi di berti un vermentino nel chill e ti ritrovi rovesciata a parlare con chiunque e di qualunque cosa e a riaprire storie drammi e traumi di ogni tipo. Sei anche innamorata della vita e dell’amore e di ogni cosa che senti e dici. Un bicchiere di vino bianco ben assestato (o una canzone) è una porta che si spalanca su tutto uno spettro di essere e di sentimento a cui magari nel logorio delle nostre vite non abbiamo sempre accesso. Ricordarmi di questa sbandata, scrivere i primi versi di questa canzone, hanno aperto i cancelli della nostalgia in un modo meraviglioso!
Ora ho voglia di un bicchiere di vino bianco, uffi.

Nei tuoi pezzi alterni leggerezza e introspezione. È qualcosa che cerchi consapevolmente o nasce in modo spontaneo mentre scrivi?
Ho notato in verità che è proprio parte del mio modo di comunicare anche al di fuori della scrittura. Ho questa tendenza a rendere più “gestibile” qualsiasi cosa pesante debba condividere: sia con dell’umorismo o con una teatralità che paradossalmente finisce per sdrammatizzare. Forse ho paura di condividere la piena potenza del mio vissuto e del mio sentito? Forse ho paura di accedervi io stessa? Potrebbe essere una bella sfida personale trovare un modo di scrivere le mie storie “in piena potenza”, senza la necessità di alleggerirle. Per ora questa leggerezza mi piace! Sento che mi permette di comunicare a tante persone buone, e di essere vista e capita da loro. Ultimamente ne sono più consapevole, vedremo cosa ne verrà fuori!

Quanto contano, per te, autenticità e libertà nel fare musica?
Sono le cose più importanti! Soprattutto nel cantautorato, un genere nato per esprimere nella singolarità di un artista e della sua esperienza, uno spettro quasi universale di significato! Il cantaurato senza autenticità è un semplice esercizio di scrittura. La libertà è imprescindibile e dovrebbe essere garantita a ogni artista, perché sia possibile veramente spingersi oltre i limiti della musica “che ci si aspetta” e sperimentare in direzione di cose forti e vere e interessanti. Il fatto stesso che la musica esista all’interno di un mercato che in quanto tale pretende margini di profitto crescita e scalabilità, ne limita molto le potenziali espressioni.
L’unico limite della musica dovrebbero essere i limiti fisici del medium sonoro e del genere è formato prescelto: esistono per porre sfide agli artisti che secondo me stimolano molto la creatività!

Guardando al tuo percorso finora, c’è un brano che senti più vicino o che consideri una svolta?
Penso “Che male c’è”. Pur sdrammatizzando il peso delle cose nel titolo stesso, alla fine è uno dei miei testi più sinceri e vulnerabili, con uno degli arrangiamenti più riusciti. Amo quanto la resa di questo pezzo sia intima e genuina, e non superficiale per quanto apparentemente semplice! Evidentemente il messaggio è arrivato anche a chi l’ha ascoltata, infatti finora è il mio brano che ha avuto più successo a livello di ascolti. È molto emozionante per me vedere una tale risonanza per qualcosa di così personale. Mi ha fatto capire che forse a qualcuno importa realmente cosa ho da raccontare.

Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro? Qual è il tuo feat dei sogni?
Domanda difficilissima!!! Amo scrivere con altri artisti e artiste quindi qualsiasi esperienze sarebbe super stimolante per me. Ultimamente sto amando Anna and Vulkan, Livrea, Coca Puma… un brano con loro sarebbe incredibile! A livello più difficile da raggiungere sogno un feat con Levante o California, le mamme di tutte le cantautrici indie. Sogno anche feat internazionali: dopo aver suonato in apertura agli Slow Pulp desidero ardentemente un brano con loro.

Quali sono i tuoi prossimi passi o obiettivi per i prossimi mesi?
Abbiamo in cucina un singolo molto strano e molto speciale: “ridi di me”. È drammatico e vulnerabile e assolutamente apocalittico nel migliore dei modi. Ci sarebbe anche un video quindi non vedo l’ora di condividerlo. Si starebbe pensando anche a un ep di pezzi vecchi rielaborati in una chiave che non credo veramente che qualcuno si aspetti, ma che funzionerà splendidamente! Nel 2026 voglio fare tanti tanti live perché ho tantissimo materiale che voglio condividere con cuoricini e faccini belli, quindi se stai leggendo questa intervista e cerchi un act o un opener, chiamami!

Grazie per questa chiacchierata! Ti auguriamo il meglio per questo nuovo capitolo e per tutto ciò che verrà.
Grazie mille a voi! Un bacino.

Profilo Spotify dell’artista.

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