Intervista – Crivens racconta “Diverso”, una fotografia emotiva

Intervista al cantautore protagonista dell’episodio 739 di #LFMConsiglia del 12 novembre 2025.

Manuel Crivellaro in arte Crivens è un cantautore italiano.
L’artista inizia ad avvicinarsi alla musica all’età di 5/6 anni, cominciando a scrivere i primi testi a undici anni. Fino ai 17 anni realizza mixtape rap in un home studio, pubblicati su YouTube e successivamente rimossi.
Nel 2015 inizia a lavorare al suo primo album con Mike Youlend, pubblicato nel 2017 e poi eliminato a seguito di un totale cambio d’identità dell’artista.
Dopo alcuni anni di pausa, nel 2021 torna con i singoli “Chissà di chi” e “Spritz”, che anticipano l’album indie “Caldo/Freddo”. Nel 2022 pubblica “Rispondimi”, mentre nel 2023 firma con Smilax Records e pubblica i singoli “Sete d’essere” e “Colo a Pezzi”.
Nel 2025, poi, escono due nuovi singoli, “AL SOLE (e non solo)” e “QUELLA VOLTA”.

Disponibile dal 7 novembre 2025 “DIVERSO” è il suo EP.
“DIVERSO” è un viaggio dentro le sfumature che ci rendono unici. Non parla di ribellione, ma di accettazione: del cambiamento, delle fragilità e di quelle parti di noi che spesso nascondiamo per sentirci “a posto”.

CREDITI
Etichetta: Smilax Future
Edizioni:Ibiza Night Publishing Srl
Autori: Manuel Crivellaro, Michele Macri

Per conoscere ancora meglio questo progetto l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.

Ecco cosa ci ha raccontato.

“Diverso”, il tuo ultimo EP: come nasce questo progetto?
“Diverso” nasce dall’amore. È un progetto nato in un momento molto preciso della mia vita, in cui ho sperimentato sulla mia pelle come l’amore possa agire e modellare una persona, cambiarne il modo di stare nel mondo. Ho sentito il bisogno di fermare quel passaggio, di raccontarmi mentre stavo cambiando, senza idealizzarlo: con le sue contraddizioni e le fragilità. La musica è il linguaggio in cui riesco a essere più sincero, quindi questo EP è diventato una sorta di fotografia emotiva di quel periodo, più che un racconto a posteriori.

Cosa hai scoperto di te mentre lo scrivevi?
Scrivendolo ho scoperto fin dove posso spingermi, e anche fin dove conviene. Mi sono scontrato con alcuni miei limiti: qualcuno l’ho superato, su altri sto ancora lavorando. La cosa più importante è stata accorgermi che il cambiamento non era solo il tema dell’EP, ma qualcosa che stava avvenendo mentre lo scrivevo. In un certo senso, cambiando ho scritto “Diverso” e scrivendo “Diverso” ho accelerato quel cambiamento. È servito anche a mettere ordine, a darmi un quadro più chiaro di chi ero in quel momento.

L’EP si apre con la title track, brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale.Ti va di raccontarcelo?
È probabilmente il brano che incarna di più il concept dell’EP, soprattutto nel ritornello. Ho cercato di raccontare quel momento preciso in cui ti accorgi di “essere”, ma non sai ancora bene cosa. È una soglia: non sei più dove eri prima, ma non sei ancora diventato qualcos’altro. Credo sia un momento che può tornare più volte nella vita e a cui dovremmo dare più ascolto, perché è lì che si crea lo spazio non solo per essere, ma anche per diventare.

Oltre alla title track, c’è un altro brano che secondo te rappresenta al meglio lo spirito di “Diverso”
Sì, direi“Al Sole (e non solo)”. È un brano che per me rappresenta molto bene lo spirito di “Diverso” perché nasce in un momento di lucidità rara. Mi ha aiutato a fare chiarezza su chi fossi in quell’istante e su dove fossi arrivato. Ricordo che ero sdraiato su un telo a Parco Bassetti, a Gallarate, e sorridevo mentre rileggevo il testo: non per euforia, ma perché stavo prendendo coscienza del mio mondo e di me stesso mentre ero ancora in corso d’opera. È una felicità quieta, consapevole, ed è una sensazione che attraversa tutto l’EP.

Nel creare questo EP, qual è stata la parte più difficile da mettere a fuoco e quale invece è arrivata con naturalezza?
La parte più difficile è stata prendere le distanze da “Caldo/Freddo”. Era un disco molto più sperimentale e criptico, ed è una dimensione che sento ancora mia. La sfida è stata non rinunciarvi, ma trovare un equilibrio diverso: mantenere una certa ricerca sonora e di scrittura, rendendola però più accessibile, meno radicale, anche attraverso sonorità più vicine a un linguaggio mainstream. Su questo ho dovuto lavorarci davvero. Quello che invece è arrivato con naturalezza è stato il concept. Fin dall’inizio mi era chiarissimo il tema dell’EP e il tipo di attraversamento emotivo che volevo raccontare.

C’è una frase o un verso dell’EP a cui sei particolarmente legato e che senti ti racconti più degli altri?
Sì, c’è un verso a cui sono molto legato: “E allora scopro contento quanto è brutto e quanto è perso questo mondo scontento quanto è buio e quanto è bello”. Mi racconta perché tiene insieme cose che di solito si escludono. Dentro c’è la presa di coscienza che il mondo è contraddittorio, a volte crudele, a volte luminoso, e che nonostante questo – o forse proprio per questo – continua a cambiarci. È un verso che accetta la dissonanza senza cercare di risolverla e mi permette di restare dentro tutto senza dover scegliere.

Guardando al tuo percorso, senti che questo EP segni un nuovo punto di partenza?
Non lo sento come un vero punto di partenza, quanto come un passo ulteriore di un percorso già avviato. Il punto di svolta, in questo senso, è stato “Caldo/Freddo”.“Diverso” lo leggo come una fase di ricerca: un modo di rimettermi in discussione ed esprimermi dentro sonorità nuove. È un processo che porto avanti continuamente, perché per me l’arte non è arrivare a una forma definitiva, ma restare in movimento.

A livello di suono e scrittura, cosa senti di aver messo a fuoco rispetto ai lavori precedenti?
In realtà non sento di aver messo a fuoco qualcosa in senso definitivo, ed è proprio lì che sta il punto. Non voglio omologarmi al suono di un disco o a un metodo di scrittura preciso. Per me la sperimentazione è un processo continuo: ogni progetto è un’occasione per cercarmi dentro sonorità e testi diversi. Voglio potermi spostare, cambiare direzione, senza dovermi aggrappare a un’identità statica. È in questo gioco costante che riconosco il mio modo di fare musica, più che in un’etichetta precisa.

Guardando avanti: su cosa stai già lavorando e cosa possiamo aspettarci nel breve periodo?
Preferisco tenere ancora tutto abbastanza riservato, ma qualcosa sta già prendendo forma. Sto scrivendo e lavorando a nuove idee senza mettermi troppa fretta o troppe etichette. Nel breve periodo posso dire che continuo a fare quello che ho sempre fatto: cercare, sperimentare e vedere dove mi porta.

E invece a lungo termine, qual è l’obiettivo più grande che ti piacerebbe raggiungere con la musica?
A lungo termine direi il riconoscimento artistico su scala nazionale. Faccio musica dal 2009 e in questi anni ho lavorato molto su me stesso e sul mio modo di scrivere, cercando di costruire un’identità artistica solida e coerente. Mi piacerebbe che questo percorso, fatto di ricerca e di lavoro costante, venisse riconosciuto da un pubblico più ampio. Sarebbe un momento importante, più che un traguardo definitivo.

Chiudiamo con una classica: qual è il feat dei sogni che ti piacerebbe realizzare un giorno?
Non credo di avere un solo feat dei sogni, ma se dovessi rispondere di pancia direi Cosmo. È un artista che stimo molto e che sento vicino al mio modo di intendere la musica. L’idea di lavorare insieme sarebbe significativa anche per il legame con Ivrea: un feat a chilometro zero.

Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima. 
Grazie a voi!

Profilo Spotify dell’artista.

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