Intervista all’artista classe 2003, protagonista dell’episodio 742 della nostra rubrica #LFMConsiglia, dell’1 dicembre 2025.
Classe 2003, ventitrevoltemario è un songwriter e batterista che ha costruito il suo immaginario sonoro mescolando generi e influenze eterogenee: dal groove soul della Motown, all’energia ruvida del rock anni ’90, fino ai riferimenti più attuali come Lola Young o Steve Lacy, dato il suo percorso di studi a Londra negli ultimi anni. Questa combinazione dà vita a un suono fresco, grezzo e diretto, che conserva volutamente quell’essenza lo-fi che contraddistingue i suoi primi esperimenti e che restituisce autenticità a ogni traccia.
Al centro del progetto c’è una riflessione generazionale: cosa significa avere vent’anni oggi, vivere in un limbo dove si è troppo grandi per essere bambini e troppo piccoli per essere adulti. I testi si muovono fra inquietudini, desideri di rigenerazione e la ricerca di un proprio spazio nel mondo, con la forza e la fragilità tipiche di questa età.
Disponibile dal 28 Novembre “Metropolitana”, il brano inserito nell’episodio della nostra rubrica #LFMConsiglia a lui dedicato (il 742 dell’1 dicembre 2025), è la bonus track del suo primo EP “Schiaffi” , uscito il 10 Ottobre 2025.
L’intera produzione artistica dell’EP (distribuito da ADA Music Italy) è stata curata da Mario Tomaselli con Simone Tornaquindici, presso Novenove Studio (Milano), per l’etichetta indipendente Le Stanze Dischi.
Di questo progetto, del nuovo brano, della sua musica e di tanto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lui in questa interessante intervista.
Senza dilungarci oltre, vi lasciamo direttamente alle sue parole.
Per iniziare partiamo dal principio. Quando, come e perché ti sei avvicinato al mondo della musica?
La musica è stata una costante nella mia vita fino ad ora. Ho iniziato a circa 4 anni a suonare la batteria, in modo istintivo, suonando insieme a mio padre pezzi dei Beatles. Crescendo ho iniziato a suonare altri strumenti e a scrivere le mie prime canzoni, registrando tutto su garageband sul computer di mia madre.
Sei cresciuto mescolando influenze molto diverse e studiando anche all’estero: quanto il tuo percorso personale ha inciso sul modo in cui scrivi e suoni oggi?
Ha inciso tantissimo. Imparare ad arrangiarmi con quel poco che avevo e ad improvvisare quando non sapevo come fare le cose in modo tecnico, mi ha insegnato ad ascoltare il mio istinto e credere nelle mie idee per davvero. Questa è la lezione più importante che porto con me fino ad oggi. Vivere situazioni diverse, spostarmi e studiare all’estero mi ha cambiato lo sguardo su tante cose. Scrivo quello che vivo e inevitabilmente tutto questo entra nei brani: nel modo di raccontare, nei suoni e nelle pause.
Ad oggi, dunque, come ti descriveresti come artista?
Mi sento in sviluppo e in cambiamento perenne. Cerco di essere onesto con me stesso in primis e con chi mi ascolta, di preservare la mia essenza e la mia autenticità senza precludermi nuovi mondi e di non forzare nulla ma lasciare che le canzoni escano come devono venire.
Guardando il percorso, c’è una fase o un momento che senti davvero decisivo per la tua crescita artistica?
Ce ne sono stati diversi ma tra i più recenti direi che la partecipazione a Sanremo Giovani 2025 è stato un momento tanto speciale quanto importante, una conquista inaspettata che ha permesso al progetto di crescere e svilupparsi al meglio.
A proposito di tappe importanti, parliamo di una delle più recenti, ossia l’uscita di “Schiaffi”; cosa rappresenta per te questo progetto?
“Schiaffi” è il mio EP d’esordio ed è un progetto molto personale, pieno di energia ed emozioni contrastanti. Racconta una fase della mia vita fatta di scossoni, cambiamenti improvvisi e di schiaffi che fanno male ma che servono a crescere e ad andare avanti.
Tra i brani che vanno a comporlo c’è la titletrack.
È forse il pezzo più diretto e tagliente del progetto. Parla di graffi emotivi, di relazioni che lasciano segni e della realizzazione di quanto male ci si può fare stando con la persona sbagliata senza accorgersene. Non c’è molta metafora, è tutto abbastanza nudo e crudo.
Con l’uscita di “Metropolitana” come bonus track, invece, che tipo di continuità e/o evoluzione senti rispetto a ciò che avevi raccontato prima?
“Metropolitana” è ciò che viene dopo, come nella tracklist . Se “Schiaffi” è l’impatto, questo brano è il movimento continuo dei pensieri interiori, il sentirsi nostalgici e un po’ persi ma comunque in cammino verso qualcosa di migliore. C’è la stessa urgenza, ma con uno sguardo diverso.
Guardando avanti, quali saranno i prossimi passi?
Continuare a scrivere, collaborare e suonare dal vivo il più possibile. Il palco è fondamentale per capire davvero le canzoni e anche se stessi. Ho già diversi pezzi nuovi pronti che non vedo l’ora di farvi sentire in questo 2026.
Quali, invece, i sogni?
Riuscire a far arrivare questa musica alle persone giuste. Non numeri enormi, ma ascolti veri.
A proposito di sogni, se potessi scegliere un feat, italiano o internazionale, con chi ti piacerebbe collaborare un giorno?
Mi piacerebbe collaborare con Tripolare, lui è molto figo in Italia. All’estero sognando in grande ti direi Tame Impala o Steve Lacy.
Prima di salutarci, che augurio ti fai per questo nuovo anno?
Di conoscere e collaborare con tanta gente interessante e di restare fedele a me stesso.
Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi ragazzi. A presto con tante cose nuove.
Profilo Spotify dell’artista.
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