Foto di Stella Giulia Casarin
“La Casa dei Miei Nonni” è il nuovo singolo di Francamente fuori da venerdì 30 gennaio per Carosello Records.
Il mare d’inverno tra nostalgia e felicità, gratitudine e consapevolezza. Una casa che è un rifugio da grandi, dove vedersi diversi ma con i tratti gli stessi, da cui tenersi distanti ma con i gesti riflessi.
Dopo la preghiera laica di “Zagara” e la dedica a Berlino di “Telephone Tango“, Francamente torna con un nuovo brano dall’anima profondamente cantautorale e intima, sia nelle sonorità che nel testo, che rivela una nuova sfaccettatura del suo progetto artistico.
Una finestra di musica e parole da cui l’artista si affaccia a osservare i legami familiari: quell’essere diversi e simili allo stesso tempo, in bilico tra le scelte che ci distinguono e quel ritrovarsi addosso tratti, gesti, atteggiamenti analoghi alle persone con cui siamo cresciute e cresciuti, che ci piaccia o meno.
CREDIT ARTWORK
Grafica: Enrico Dalla Vecchia
Foto: Cosimo Buccolieri
Styling: Simone Guidarelli
Hair: Daniel Manzini
Make up: Elija Guttierrez
Special thanks to The AP Archive
Per farlo, utilizza un linguaggio sonoro diverso rispetto a quello dei singoli precedenti: tornaal punto di partenza, ritrovando la dimensione chitarra e voce in unarpeggio improvvisato con la Telecaster usata ai tempi del busking berlinese, che entra a connotare la canzone.
Nata da una bozza in studio con Mattia Del Moro (Dumar) e Diego Montinaro (Goedi), che l’ha anche prodotta e cesellata in studio insieme alla cantautrice, ne La Casa dei Miei Nonni Francamente ci apre la porta dei suoi ricordi e delle sue riflessioni più intense e profonde, avvolta dall’atmosfera e dalle immagini che il brano evoca.
Una spiaggia che mi pare essere quella dove andavo con i miei nonni da piccola. Da qui il desiderio di raccontare qualcosa di diverso rispetto ai singoli precedenti: non una città, ma l’intricato labirinto degli affetti familiari, dove prendere le distanze, alle volte, è l’unica via per non farsi del male reciprocamente.
Ed è proprio in questo concetto di “effetto specchio” – emblematizzato anche nell’artwork, in cui è protagonista una figura riflessa e in movimento -, di dualismo tra la somiglianza con la propria famiglia e la libertà di scegliere strade nuove, altre, diverse da quelle tracciate per noi dal contesto di provenienza, che risiede il cuore della canzone.
Una tematica molto cara alla cantautrice, soprattutto in un tempo dove viene spesso ribadito che la famiglia possa avere una sola conformazione e che sia sacra e intoccabile.
“La Casa dei Miei Nonni” è invece un invito a cercare il proprio modo di abitare gli affetti, scegliendo ciò che è meglio per noi. A mettere sempre in discussione tutti i rapporti, anche quelli di sangue, accettando che a volte l’amore richiede lontananza.
Dopo un autunno che l’ha vista esibirsi dal vivo in apertura di alcuni concerti del tour di Carmen Consoli e nell’attesa del tour estivo, Francamente annuncia tre imperdibili appuntamenti live in primavera, organizzati da OTR Live,per la prima volta in full band: il 19 maggio al Locomotiv Club a Bologna, il 20 a Largo Venue a Roma e il 22 a Hiroshima Mon Amour a Torino.
BIOGRAFIA
Francamente è un progetto torinese che si muove tra cantautorato ed elettronica, trapiantato prima a Berlino e poi a Milano. Queerness e attivismo occupano il centro della sua produzione musicale. Nello sviluppo della sua identità sono decisivi gli studi in filosofia politica, l’attività di busker e la partecipazione a realtà collettive che promuovano una musica orizzontale e plurale, non competitiva. Nel 2020 escono i suoi primi due brani, Contaminazone e Bombe in colombe, scritti e registrati a Torino. Dal 2021 è parte di “Canta Fino a Dieci”, collettivo transfemminista che ha come obiettivo l’abbattimento del gender gap nell’industria musicale. Nello stesso anno esce Taxi, registrata a Torino ma scritta a Berlino, dove si trasferisce nel 2022. Quelli in Germania sono anni di ricerca – al fianco dell’amico produttore Tomer Levy – e di musica per strada, modo per occupare fisicamente dello spazio (che sempre manca a chi è donna) e importante palestra per trattare l’arte come un mestiere che deve poter essere per tutt3. La frequentazione di club e rave porta il progetto a contaminarsi con l’elettronica, la techno e la cold wave degli anni ‘80 e contemporanea. Gli edifici decadenti della DDR sono lo sfondo a canzoni che provano a raccontare la quotidianità della provincia e di ciò che è ritenuto “al margine” perché non sotto i riflettori.
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