Intervista al giovane e talentuoso rapper classe 2004, Moris.
Stiven Moriseni, in arte Moris, classe 2004, è originario di Novi Ligure, in provincia di Alessandria. Cresciuto tra i silenzi della provincia e l’eco digitale della nuova scena italiana, è una delle voci più originali della sua generazione.
Autodidatta e prolifico, ha collezionato oltre 200 brani inediti autoprodotti, costruendo una traiettoria autentica tra home studio e immaginazione sonora. Il suo stile attraversa trap, rap, pop ed elettronica, mantenendo sempre un’identità personale.
Nei suoi brani convivono introspezione e impatto, malinconia e ritornelli memorabili. Moris non segue le mode: le osserva, le reinterpreta o le ignora, inseguendo soltanto ciò che suona vero.
Con una visione chiara e un’estetica ben definita, Moris si impone come una penna sensibile e tagliente, pronta a lasciare un segno nel panorama musicale italiano.
Dopo il successo del singolo “OVVIO”, pubblicato il 7 novembre 2025, Moris è tornato con “LA FAME”, un EP che racconta il momento più autentico e complesso di un artista: quello che precede il riconoscimento. Non c’è celebrazione del successo, ma fame vera: mentale, emotiva, sociale.
“LA FAME” è un viaggio sonoro che attraversa rap conscious, R&B dark, trap e club music, mantenendo un’identità coerente, notturna e personale. I testi parlano di ambizione, pressione, disillusione, lavoro e relazioni tossiche, raccontati con una scrittura diretta e senza pose da scena. Brani come “INTRO” e “OVVIO” mostrano il lato più introspettivo e realistico di Moris, mentre “LECLERC” e “KAIOKEN X10” (feat. Siname) sprigionano energia, ritmo e attitudine, senza mai perdere profondità.
Per conoscere ancora meglio lui e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo dall’inizio: quando e come hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
Ho sempre avuto una passione innata per la musica, da bambino ho studiato chitarra, amavo ascoltare la musica, che tra l’altro ho sempre usato come posto sicuro, ma anche banalmente nelle ore di musica a scuola; è sempre stata una cosa con cui mi sono trovato in sintonia, e crescendo con il tempo ho iniziato a scrivere testi, e più scrivevo più miglioravo. Ormai sono 10 anni che scrivo canzoni, e quello che mi dà la musica non me lo dà nient’altro, così ho deciso di farne un mestiere.
Che significato ha per te fare musica oggi?
In un’industria così satura fare musica oggi è come se fosse diventato un trend, vogliono essere tutti cantanti, purtroppo il 90% di loro non ha vere e proprie idee, parlano delle stesse cose allo stesso modo, non esprimono niente, quindi paradossalmente fare musica oggi è bruttissimo. Nonostante questo io credo che la bella musica avrà sempre la meglio, quindi non c’è un periodo giusto o sbagliato per fare musica, bisogna solo trovare le persone giuste.
Passando al presente, “LA FAME” è il tuo nuovo EP. Come descriveresti il percorso emotivo e artistico che hai voluto raccontare con questo progetto?È stato un po’ un mix di emozioni, eventi e mood che ho vissuto negli ultimi mesi, passando dall’introspezione al rage trap, dal club all’r&b, cercando di non cadere nel banale; ci ho messo tutto me stesso, ma nonostante questo so che in futuro farò molto di meglio.
Tra le tracce dell’EP, ce n’è una che senti particolarmente rappresentativa del tuo mondo e della tua identità sonora?
Probabilmente se dovessi sceglierne una sola, sarebbe “OVVIO”. Per me questa traccia sarà sempre la mia preferita, non necessariamente dal punto di vista di lyrics o di sound, ma per quanto io ci sia legato emotivamente; tralasciando questo però, rappresenta molto il tipo di sound che cerco di portare in Italia.
Riguardo, invece brani passati, ce ne sono alcuni cui sei particolarmente legato e che per te hanno significato?
Ce ne sono davvero tanti, purtroppo però sono tutti inediti. A volte ho la mania di fare canzoni su canzoni su canzoni e non pubblicare niente, perché necessito sempre di migliorarmi e magari trascuro canzoni a cui in realtà tengo moltissimo.
Guardando al tuo percorso fino a ora, quali sono i momenti che ti hanno fatto crescere di più come artista?
Conoscere persone, artisti, fare tanti live, avere persone che credono in te per quello che fai e per quello che sei, secondo me sono queste le cose che fanno crescere un artista sia lavorativamente che mentalmente.
Come nasce un tuo brano? Come si articola il processo creativo?
Dipende da tante cose, solitamente vado alla ricerca di una strumentale su cui poi realizzare un argomento dedicato, è molto raro che io mi metta a scrivere partendo da zero, senza un accompagnamento musicale. Certo, magari ho delle idee da stendere, ma il prodotto vero e proprio nasce quando trovo la strumentale giusta.
Nei tuoi pezzi convivono ambizione, malinconia e attitudine: come riesci a bilanciare la parte più intima di te con la voglia di fare musica potente e coinvolgente?
A volte neanche io lo so. Tanti potrebbero pensare che sia una cosa controproducente per quanto riguarda la crescita artistica, e probabilmente non hanno tutti i torti, ma io ho sempre voluto fare di testa mia, perché la musica che faccio deve piacere in primis a me, tutto il resto viene dopo. Per questo posso passare da un pezzo pop a un pezzo rage senza sfigurare troppo, non penso che un artista vada definito dal genere musicale, ma da come lo fa e quanto lo fa bene, indipendentemente dal genere.
Quanto contano per te le influenze esterne e quanto invece la necessità di seguire ciò che “suona vero”?
Ho pochissime influenze esterne, o almeno nell’ultimo periodo, tanto che a volte mi sento un eremita riguardo alla musica che esce. Quando fai musica, inizi ad ascoltare molto le tue canzoni piuttosto che quelle di altri artisti, per una questione forse un po’ di ego ma penso sia anche un’ottima cosa, per spronarti a migliorare di volta in volta.
Se dovessi scegliere un barra di una tua canzone che ti rappresenta particolarmente in questo momento, quale sarebbe?
”Non ti sto a mentire, sai che non so fingere, se fossi bravo ora sarei la star di quei film.”
Prima di salutarci, parlando di collaborazioni, qual è il feat dei sogni che ti piacerebbe realizzare in futuro?
Come ho già detto in interviste passate, per quanto riguarda la scena italiana Lazza. La scena estera Don Toliver/Travis Scott.
Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi, alla prossima!
Profilo Spotify dell’artista.
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