Intervista – Not Good: musica in evoluzione

Intervista all’artista classe ’97, Not Good.

Not Good, pseudonimo di Jari Melia, è un artista italiano classe 1997. È un artista che cresce dentro il rap, ma non si ferma lì. Muove i primi passi giovanissimo nella scena milanese, tra contest di freestyle e Il Muretto, luogo simbolo dove forma il suo approccio diretto e viscerale alla scrittura.
Con il tempo, però, il suo sguardo si allarga. Negli ultimi anni Not Good intraprende un’evoluzione naturale, spostando il proprio linguaggio verso sonorità più pop e trasversali, senza rinnegare le radici. I testi restano centrali, ma cambiano i contorni: più emotivi, più aperti, più immediati. Un artista in movimento, che trasforma l’esperienza accumulata in nuove direzioni, mantenendo autenticità e identità.
Il 2024 è segnato dalla pubblicazione dell’EP “Bella Festa Brutta Gente”. Nel 2025 pubblica “Fuoriclasse”, nata in collaborazione con DAZN per il nuovo programma omonimo, un’ulteriore conferma del fatto che Not Good stia sperimentando e spaziando tra sonorità e generi diversi, andando oltre i confini dell’hip hop e arricchendo ulteriormente la propria ricerca musicale.

Disponibile da venerdì 16 gennaio, “Per fortuna muoiono tutti” è il suo ultimo singolo.
“Per fortuna muoiono tutti”, prodotto da Cantaluppi, è un brano dal testo intenso e provocatorio che restituisce il ritratto di una generazione stanca di etichette, ruoli imposti e promesse disattese.
Con un linguaggio diretto e tagliente, il brano attraversa rabbia, ironia e disincanto, mettendo sullo stesso piano sogni, fallimenti e contraddizioni umane. Il ritornello diventa una constatazione amara e universale: la fine come unico vero livellatore.

“Per fortuna muoiono tutti” è una poesia urbana che non cerca redenzione, ma sceglie di raccontare la verità senza filtri, ricordando che, in fondo, di fronte al tempo e alla fine, siamo tutti uguali.

Di questa nuova uscita, e di molto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lui, in questa interessante intervista.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Innanzitutto grazie per il tempo che ci hai dedicato.
Partiamo dall’era artistica che stai vivendo oggi: negli ultimi tempi il tuo linguaggio sembra muoversi verso sonorità più pop e trasversali, mantenendo però salde le radici e una forte centralità del testo. Che fase è questa del tuo percorso e cosa senti che stia cambiando nel tuo modo di scrivere e raccontarti?
Grazie a voi! In realtà è da un po’ che parlo di “cambiare aria”, oggi voi sentite un cambiamento che però io ho macinato un anno fa circa. Ora è solo più ufficiale, sono in una fase in cui sto iniziando a trovare un sound più “mio” e meno legato alla cultura hip hop, non perché non voglia o perché rinneghi il lavoro fatto, anzi. Mi piace molto l’idea di evolvermi artisticamente.

Biglietto da visita di questo momento è senza dubbio “Per fortuna muoiono tutti”, il tuo ultimo brano: ti va di raccontarci come nasce e che ruolo ha in questa nuova fase?
È un po’ uno spartiacque tra il prima e il dopo: il testo rimane molto centrale, ma le sonorità rappresentano un cambio di rotta importante per me. Per quanto riguarda la nascita del brano, non ho mai cambiato metodo; la sera, quando sono tranquillo, frugo nei miei pensieri e scrivo qualcosa, a volte non esce niente, a volte esce “per fortuna muoiono tutti”.

Con un linguaggio diretto e tagliente, il brano attraversa rabbia, ironia e disincanto, mettendo sullo stesso piano sogni, fallimenti e contraddizioni umane. Il ritornello suona come una constatazione amara e universale, dove la fine diventa l’unico vero livellatore: come hai lavorato su questo equilibrio tra sarcasmo e lucidità narrativa?
Non ci ho lavorato in realtà, è successo e basta.

“Per fortuna muoiono tutti” arriva a qualche mese di distanza da “Fuoriclasse”. Quanto è stato importante, in questo periodo, sperimentare e muoverti tra sonorità e contesti diversi, andando oltre i confini dell’hip hop?
In verità io vivo la musica in maniera molto semplice, mi sembra anche un po’ “pretenzioso” dire che sto sperimentando. Sto facendo della musica che io ritengo bella, e questa è la cosa più importante per me.

Tornando indietro nel tempo, come sono nate le tue “prime note” e in che modo ti sei avvicinato al mondo della musica?
Da che ho memoria sono sempre stato appassionato delle parole. Scrivo canzoni da un sacco di tempo, ricordo che mio fratello e mio padre mi facevano ascoltare tantissimi cd, e questo era un modo un po’ per comunicare tra di noi. Forse ti direi da quei momenti.

Guardando al tuo percorso fin qui, quali sono state le tappe più significative o decisive per la tua crescita artistica?
Sicuramente il percorso con Emis è stato cruciale, così come il lavoro fatto con Zanna; anche i fallimenti sono stati molto utilli, sono secondo me la chiave per migliorarsi.

Oggi la tua musica sembra animata da una nuova consapevolezza e determinazione: come si è costruito questo passaggio e in che modo si è articolata la tua evoluzione stilistica nel tempo?
2/3 anni fa sono crollato emotivamente per vicende personali e ho iniziato a chiedermi: “Ma io cosa sto facendo della mia musica?”, “Cosa voglio comunicare? Voglio fare vedere quanto sono bravo a rappare? Per chi?”. Tutte queste domande, con molta calma, hanno prima attecchito su di me e poi sul mio lavoro.

Pensando a questa evoluzione, dove senti che potrebbe condurti artisticamente nei prossimi anni?
Attualmente mi trovo molto a mio agio in quello che sto facendo quindi la mia idea è quella di continuare questa strada finché la sento stimolante. Mi piace proprio perché sto scoprendo un mondo nuovo, references nuove, artisti nuovi, tutto nuovo! C’è tutta una cultura britpop/grunge/indie che devo imparare a conoscere.

Restando sul futuro, quali sono i prossimi passi: cosa stai preparando a breve termine e che tipo di orizzonte immagini più avanti?
Sto lavorando a nuova musica che prende forma piano piano. Non vedo l’ora di condividerla con voi quando sarà pronta!

C’è un artista o un mondo con cui ti piacerebbe collaborare un giorno?
Sono un grande fan di Margherita Principi, una mia carissima amica e un’artista che stimo infinitamente! Non siamo ancora riusciti a chiudere un brano insieme, quindi mi piacerebbe farlo.

C’è un palco, un contesto o una dimensione live a cui aspiri particolarmente?
Al momento non sogno palchi particolari. Voglio concentrarmi sul mio percorso e sulla musica, farla crescere e capire dove può portarmi prima di guardare oltre.

Grazie ancora per questa chiacchierata: ti auguriamo il meglio per i prossimi passi e per tutto ciò che verrà. 
Grazie a voi, restate connessi che ho un sacco di musica pronta.

Profilo Spotify dell’artista.

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