Intervista all’artista classe 2000, protagonista dell’episodio 748 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 15 dicembre 2025.
Cala Cala, al secolo Giuseppe Mazarese, è uno dei prospetti più interessanti in casa Macro Beats.
Classe 2000, cantautore, beatmaker, producer e poli-strumentista, nella sua musica ci sono i tratti distintivi della sua età, i colori e le radici della sua terra (la Sicilia), i primi riflessi del suo talento.
Dal debutto con il primo singolo “Dritto a casa” (pubblicato nel 2021 con il supporto di Italia Music Lab, progetto lanciato da SIAE per sostenere gli artisti emergenti), fino ad arrivare a “MILIONI DI PROBLEMI” (2024), Cala Cala ha espresso idee chiare e voglia di affermare subito la propria identità sonora, spaziando a livello creativo tra virate R&B e soul, un flow che strizza l’occhio ai nuovi trend, superandoli, ed un’innata predisposizione nell’usare il linguaggio come parte integrante della melodia e della ritmica.
“Il primo giorno del resto della mia vita” è il suo nuovo EP, disponibile da venerdì 30 gennaio su tutte le piattaforme di streaming digitale per Macro Beats, distribuito da Artist First.
Sei brani che intrecciano suggestioni R&B, soul ed elettroniche con una scrittura che affonda le radici nella grande tradizione della musica italiana, riletta attraverso uno sguardo pienamente contemporaneo. “Il primo giorno del resto della mia vita” è un lavoro in equilibrio costante tra passato e presente, tra melodia e racconto, dove il linguaggio resta centrale, vivido e immediatamente riconoscibile.
L’EP di esordio di Cala Cala prende forma come una vera dichiarazione d’intenti che restituisce il ritratto di una generazione sospesa: la paura del futuro, l’instabilità del presente, il desiderio di esporsi e scegliere anche quando le certezze mancano.
CREDITI
Scritto e composto da Marco Losso e Giuseppe Mazarese, prodotto da Macro Marco.
Chitarre: Marco Pucci (01, 04)
Piani, organi, piani elettrici: Alberto Mauro (01, 04)
Il mix e il master sono stati curati da Mirko “Kiave” Filice al Macro Beats Studio di Milano.
L’artwork è stato realizzato da Alberto De Seta.
La produzione, interamente curata da Macro Marco, valorizza un cantautorato pop diretto e senza filtri, capace di arrivare subito senza rinunciare alla profondità. Più che un traguardo, “Il primo giorno del resto della mia vita” è un punto di partenza: un racconto sincero di chi decide di mettersi in gioco, trasformando la fragilità in materia narrativa e musicale.
Per conoscere ancora più nel profondo questo progetto, ci siamo rivolti direttamente all’artista.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo subito alla scoperta de “Il primo giorno del resto della mia vita” ; che cosa rappresenta per te questo progetto?
È un progetto nato dal desiderio di costruire qualcosa che mi rappresentasse davvero. Segna una presa di coscienza e una fase di cambiamento, sia personale che artistico, in cui ho iniziato a vivere pienamente quello che stavo facendo. Racconta quell’istante in cui capisci che ogni scelta ha un peso, ma è anche una possibilità.
Come nasce la scelta del titolo e che significato racchiude?
Il titolo riprende quello del libro di Jurij Druznikov, mi aveva colpito molto e l’avevo appuntato sulle note diversi anni fa. Rileggendolo per caso, ho capito che riusciva a racchiudere perfettamente tutto ciò che mi era successo e che avevo raccontato nei brani.
È stato quasi salvifico scoprire di poter scegliere un nuovo “giorno zero” e rimettermi in gioco al netto di ciò che era stato fino ad allora.
Da dove prende forma l’approccio creativo dell’EP, che rilegge in chiave contemporanea le radici della musica italiana?
Tutti i brani sono stati scritti quasi sempre partendo da accordi super semplici e da una chitarra, che molto spesso era anche scordata. Volevo che la scrittura e le melodie potessero avere il loro spazio in modo naturale – senza forzature – e che fossero al centro del progetto.
L’approccio creativo nasce proprio da lì, da una dimensione molto essenziale e istintiva, che richiama un modo più “classico” di scrivere canzoni, tipico della tradizione italiana, ma che poi viene riletto con una sensibilità contemporanea.
I sei brani che lo compongono, intrecciano suggestioni R&B, soul ed elettroniche: come hai lavorato sull’approccio sonoro e su questa contaminazione di linguaggi?
A riguardo, la collaborazione con Macro Marco è stata fondamentale, e il fatto che ci piaccia la stessa musica ha creato delle basi super solide sulle quali costruire le scelte sonore. Mi ha mandato le prime idee su cui stava lavorando e mi sono piaciute immediatamente.
In questo senso sono stati importanti anche i contributi di Marco Pucci alle chitarre, di Alberto Mauro agli organi e al pianoforte e di Mirko “Kiave” Filice al mix e master, che hanno ampliato e impreziosito il suono dell’EP.
Come spesso accade, poi ci sono stati alcuni brani che abbiamo sentito più forti di altri e che in qualche modo hanno fatto da “guida” per tutto il progetto. Uno su tutti, in questo caso, è stato “Scalini del Portello”, e partendo da lì abbiamo costruito anche gli altri brani, cercando di mantenere quella stessa direzione sonora.
Cosa ti ha lasciato il lavorare al fianco di Macro Marco?
Lavorare con Macro Marco è stato fantastico, ci siamo divertiti molto. All’inizio non credevo fosse possibile trovare un suono che riuscisse a mantenere l’autenticità e l’impatto emotivo che percepivo nelle versioni acustiche dei brani, ma sin da subito Marco è riuscito a sciogliere ogni perplessità e dubbio, entrando nel mio immaginario con rispetto e, allo stesso tempo, cucendo un nuovo vestito unico a ogni brano.
“Il primo giorno del resto della mia vita” sembra muoversi in un equilibrio costante tra passato e presente, tra melodia e racconto: quanto è stato importante per te trovare questo punto di bilanciamento?
Guardare troppo al passato può diventare un limite, il rischio è proprio quello di soccombere: non si può vivere proiettati nel passato, bisogna provare ad evolversi in qualche modo. La musica, per me, apre soprattutto la parte sentimentale ed emotiva, mentre il testo mi aiuta ad ancorarmi al presente e alla realtà che sto vivendo.
In tutto l’EP il linguaggio resta centrale: che ruolo ha avuto la parola nella scrittura e nella costruzione dei brani?
Mi piace scrivere in modo molto visivo, usando immagini semplici e quotidiane, quasi come fossero fotografie di momenti vissuti. Non cerco frasi troppo costruite, ma un linguaggio diretto, che arrivi subito e che lasci spazio all’ascoltatore di riconoscersi nelle situazioni che racconto. È stato importante che i testi fossero sinceri e spontanei, proprio come sono nate le canzoni.
C’è un brano che senti come manifesto dell’EP, quello che meglio ne riassume l’anima e l’intenzione?
Per me “Boy Scout” è il brano che fa un po’ da filo rosso dell’EP, perché racchiude molte delle sensazioni che attraversano tutto il progetto: il desiderio di scappare, di cambiare aria, ma allo stesso tempo il sentirsi persi e in bilico, senza sapere davvero dove sia casa. C’è questo contrasto continuo tra il voler stare bene e la difficoltà nel muoversi davvero, che secondo me riassume bene l’anima dell’EP e il momento che stavo vivendo.
Se, invece, dovessi scegliere una barra che rappresenta più di tutti questo lavoro, quale sarebbe e perché?
“Da qualche parte sono le 5, da qualche parte è mezzanotte.
Che merda, per sta vita è figa pure se sono mezzo morto” ( da “Mezza Stagione”).
Per me rappresenta una sorta di gratitudine verso la ciclicità delle dinamiche della vita, anche quelle meno belle che ritornano quando tutto sembra andare bene, perché, nonostante ci , mi hanno permesso di uscire dalla mia confort zone e fare ci che pensavo non riuscissi a fare.
Nel complesso, come si colloca questo EP all’interno del tuo percorso artistico?
Questo EP segna un momento importante del mio percorso artistico, in cui ho messo a fuoco quello che voglio raccontare e come voglio farlo. Rappresenta un nuovo inizio, ponendo le basi per una fase più consapevole e matura, in cui ho trovato una direzione più chiara sia a livello musicale che personale, da cui partire per costruire tutto quello che verrà dopo.
Prima di salutarci, in precedenza abbiamo parlato dell’importante collaborazione, nella creazione del tuo EP, con Macro Marco: a proposito di questo, con chi altro ti piacerebbe lavorare in futuro? Qual è il tuo “feat dei sogni”?
In tutta sincerità, in questo momento non c’è un vero e proprio “feat dei sogni”: sento prima il bisogno di consolidare la mia identità artistica, per poi, in futuro, poter abbracciare anche quella di qualcun altro. Mi piace per l’idea di confrontarmi sempre di più con altri musicisti e mondi sonori, mettendo insieme approcci diversi.
Grazie mille, è stato molto interessante conoscere così a fondo il tuo EP. In bocca al lupo per questa nuova uscita, e per il tuo percorso. A presto.
Grazie mille a voi per lo spazio e per l’attenzione all’EP. È stato un piacere raccontarlo. A presto!
Profilo Spotify dell’artista.
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