Intervista – Malavoglia: sfumature in contrasto

Intervista al cantautore protagonista dell’episodio 753 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 21 gennaio 2026.

Gianluca Giagnorio, in arte Malavoglia, è un cantautore e autore con un percorso artistico solido, riconosciuto sia dal pubblico che dalla critica. Si afferma nel 2018 vincendo Area Sanremo con “Camoscio” e prosegue nel 2019 come finalista al Premio Mia Martini, oltre a firmare l’inno della Nazionale Artisti Indipendenti.
La sua forza emerge soprattutto dal vivo, con aperture a grandi nomi della musica italiana e la partecipazione a eventi di rilievo. Parallelamente si distingue come autore, co-firmando “Monolocale” di Maninni, brano inserito in importanti playlist editoriali durante Sanremo 2024, edizione in cui era in gara.
Tra 2022 e 2024 colleziona premi e finali televisive (Sky e Rai 2), vince il Miglior Testo al Premio Pigro Ivan Graziani e consolida la sua identità artistica con singoli apprezzati dalla critica come “Freddie”.
Il percorso culmina con l’album“PUNTO” (marzo 2025). Oggi, dopo la firma con Roba Da Matti Dischi, è al lavoro su nuova musica con Andrea Massaroni e continua a esibirsi in contesti prestigiosi, come il Varzi Festival 2025.

Disponibile dal 13 gennaio, “Quale retorica” è il suo ultimo singolo, brano inserito nell’episodio della nostra rubrica #LFMConsiglia (il 753 del 21 gennaio 2026) a lui dedicato.
“Quale Retorica” è un urlo crudo e provocatorio contro la guerra e l’ipocrisia politica. Scritto di getto in una notte di marzo, mentre le immagini dei conflitti a Kiev, Gaza, Sudan e Yemen scorrevano sugli schermi, il brano nasce dall’urgenza di rispondere alla violenza con la forza della parola. È il manifesto di una generazione — quella nata negli anni ’90 — che si fa portavoce di un dolore collettivo e pretende un futuro diverso per le generazioni a venire.

Per parlare di questo brano, e del suo percorso in generale, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Gianluca.
Partiamo dal principio. Quando, come e perché ti sei avvicinato al mondo della musica?
Ciao a tutti e grazie per lo spazio! È un piacere ritrovarsi qui con voi! 
Diciamo che tutto è iniziato molto tempo fa, ero ancora un bambino quando venni preso e messo su un palco a cantare Battisti. Mio zio, ogni estate, organizzava un concerto estivo nel paese originario dei miei genitori, in Gargano, e siccome gli piaceva come cantavo mi portò a cantare con lui. Devo molto a questo mio zio perché è come se da quel palco non fossi mai più sceso.

Esiste un artista, un album o semplicemente un brano che ha contribuito al tuo ingresso in questo mondo?
Nessuno in particolare, nel senso che non mi sono mai detto voglio fare musica perché voglio fare come Caio o Tizio o perché dovessi scrivere una canzone che assomigliasse ad un’altra. Volevo solo vivere la mia musica senza sapere neanche bene dove sarei potuto finire.

Quali sono, invece, i tuoi modelli di ispirazione?
Sicuramente vengo dal classico cantautorato italiano ma poi la mia musica è molto contaminata dal rock, dal folk e anche da alcune parti di elettronica. Quindi ho ascoltato tantissima musica e la faccio tuttora. Diciamo che non ho un modello ma ho sonorità che mi piacciono di più e che le uso per vestire al meglio i miei brani.

Parlando della tua musica, come la descriveresti?
Eclettica, per le sonorità che utilizzo, i temi che affronto sempre molto diversi tra loro. È piena di sfumature che a volte sono in pieno contrasto tra di loro.

All’interno del nostro portale ti abbiamo conosciuto col brano “Quale retorica”. Ti va di raccontarcelo?
Certo.
Sappiamo che tempi stiamo vivendo e sembra di essere ad un passo da un collasso politico mondiale con una epidemia di guerre, violenze e minacce belligeranti, all’ordine del giorno. Eppure il vaccino a questa epidemia mossa soltanto dalla sete di potere dei nostri così cari governanti non si è ancora trovato. E allora qui mi sale la rabbia, una rabbia frustrata e frustrante perché allora vuol dire che anziché fare dei passi in avanti torniamo indietro. Oggi, nel 2026, siamo ancora qui a parlare di guerre, alleanze e blocchi come ai tempi della guerra fredda post Seconda Guerra Mondiale. Dov’è l’ONU? A cosa serve se poi non riesce a fare ciò per cui è nata: tutelare la pace nel mondo. E poi arriva la parte civile. Io vedo le persone distaccate da tutto ciò, si manifesta solo se le guerre sono mediatiche o perché c’è da andare contro il politico di turno. C’e da unirsi contro tutte le guerre, farci sentire da tutti i politici, come succedeva negli anni 70…e noi artisti? Dove siamo? Sembriamo lobotomizzati a scrollare tutti sti numeri e a autocompiacerci del nostro successo. Ma ci siamo dimenticati il ruolo della musica negli anni delle contestazioni giovanili proprio in nome della pace nel mondo? E non erano tempi più facili, anzi. La musica mandava messaggi, radunava le folle, e creava attenzione e ascolto da parte di chi muoveva le pedine. I pensieri degli artisti erano molto importanti e anche più pericolosi delle loro bombe. Oggi, invece, la musica è condividere il wrapped di Spotify. Io non ci sto e da artista, tutto questo, mi fa anche un po’ schifo. Avevo bisogno di scrivere una canzone potente, che fosse il mio atto civile. Il mio mezzo per dire che questo futuro non lo voglio, non mi appartiene. 
Ecco che cos’è “Quale Retorica”.

Tra tutti i tuoi pezzi, editi e non, ne esiste qualcuno a cui sei particolarmente legato?
C’è un brano che non è ancora uscito e che si chiama “STRADE”. Quello è il brano al quale sono più legato. Non so se e come uscirà, ma quando succederà sarà molto strano lasciarlo andare. Mi sono particolarmente legato a questo brano perché è molto intimo e mi descrive in un momento molto delicato della mia vita dove, appunto, non sapevo che STRADA prendere. Poi, alla fine, la STRADA ha scelto me ed eccomi qui a parlare della mia musica.

Quale brano di altri artisti, invece, avresti voluto scrivere tu?
Beh, tantissimi, di tantissimi artisti. Diciamo che però ce ne sono alcuni che se anche ho ascoltato un miliardo di volte hanno sempre quella potenza emotiva di lasciarti senza parole quando finiscono. Ti citerei “Sogna ragazzo sogna” di Vecchioni, “Sally” di Vasco, “Le rondini” di Dalla, “Il mio canto libero” di Battisti, ma ce ne sono tantissimi altri.

Guardando avanti, quali saranno i prossimi passi del tuo percorso?
Sono concentrato nel qui ed ora e per adesso il mio ora è portare in giro “Quale Retorica”; infatti sono appena tornato da una bellissima intervista in RAI RADIO TUTTA ITALIANA con Giulia Teri dove ho avuto uno spazio molto bello dal quale raccontarmi. Poi ci sarà qualcosa in arrivo nell’immediato e nel mentre mi sto dedicando alla registrazione dell’album.

Sogno nel cassetto?
Suonare, fare live, tanti. Condividere la mia musica con persone reali, gente…non necessariamente folle o San Siro eh. Mi bastano anime in ascolto e curiose di ascoltare le mie storie.

A proposito di sogni, con chi ti piacerebbe collaborare, un giorno?
Se devo sognare in grande ti dico Ed Sheeran tra gli stranieri e Cesare Cremonini tra gli italiani. 

Prima di salutarci, che augurio ti fai, per il futuro?
Mi auguro di non perdere mai la mia voglia di portare in giro musica e ciò che io sono attraverso le mie canzoni.Senza questo, morirei dentro. E la vita me la voglio vivere da felice.

Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima. 
Grazie a tutti voi, con l’augurio di risentirci presto.
Un saluto a tutti quelli che mi seguono.

Profilo Spotify dell’artista.

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