Intervista all’artista milanese classe 2004, Greta Grida.
Greta Grida, nome d’arte di Greta Elisa Ravelli Rampoldi, nasce nel 2004 a Milano, in zona Bonola. Dopo aver conseguito il diploma di liceo linguistico, si iscrive alla facoltà di filosofia. Cresciuta dai genitori a pane e rock, Greta dimostra fin da piccola una grande passione per la musica. Inizia a seguire lezioni di canto a soli sette anni e, successivamente, intraprende la sua prima avventura musicale con i Moise, una giovane band rock con cui pubblica musica ed esibisce in diversi club italiani.
Dopo questa esperienza, che le permette di crescere sia come persona che come artista, Greta decide di intraprendere la carriera da solista, seguendo il suo istinto e il desiderio di esprimersi liberamente. Pubblica il suo primo singolo, “MM.mp3”, l’8 marzo 2024, seguito da “AHAHAH.mp3” il 12 aprile. Nel 2025 Greta Grida torna con i nuovi singoli “TUTTO” e “NON TI LAMENTARE”, fuori per Nigiri Records.
Disponibile, invece, da venerdì 23 gennaio, “PARCHI VUOTI DI NOTTE” (Nigiri / Sony Music Italy) è il suo ultimo singolo .
Il nuovo singolo affronta la paura di restare soli, l’incapacità di comunicare, il rimorso e il bisogno di perdono, attraverso la penna di Greta Grida, che alterna la dolcezza di momenti trascorsi insieme che non torneranno più e disillusione senza filtri: l’amore, consumato dal silenzio e dal buio, si svuota come un parco di notte.
CREDITI
Scritto e composto da: Andrea Pugliese, Greta Rampoldi
Prodotto da: Danusk, Celo
Di questo nuovo brano, della sua musica, del suo percorso e dei suoi progetti futuri, ne abbiamo parlato direttamente con lei, in questa interessante intervista.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo dalla tappa più recente del tuo percorso: “PARCHI VUOTI DI NOTTE”.
Ti va di raccontarci come nasce questo brano e che cosa rappresenta per te?
“PARCHI VUOTI DI NOTTE” è la prima (ed unica ad ora) canzone d’amore che scrivo. Non sono mai stata in grado di parlare d’amore perché la trovo una cosa estremamente difficile: non ci sono mai le parole giuste e non è mai il momento giusto, tendenzialmente sono più brava ad esprimere rabbia. Forse è proprio da questo che sono partita infatti. La storia è la più banale del mondo. Io ed il mio ex fidanzato eravamo in crisi da diversi mesi ormai e sapevamo entrambi che mancava poco alla fine: in questo periodo è nata “Parchi Vuoti”, che per altro è stata chiusa al massimo due giorni prima della nostra effettiva rottura… Diciamo che per me questa canzone è stato quel punto di svolta: mi ha accompagnata nel dolore ed è terminata con l’accettazione, ci sono molto legata.
Come hai lavorato all’immaginario del brano e su questo equilibrio tra dolcezza e disillusione?
Il pezzo è nato dal giro di chitarra: non avevo intenzione di scrivere una canzone del genere in realtà, ma mi ha subito evocato quelle sensazioni ed un’immagine in particolare, ovvero Parco Nord di Milano. Frequento spesso il Legend Club che affaccia proprio su questo posto e la sera ha un che di spettrale e romantico allo stesso momento. Per me Parco Nord è “PARCHI VUOTI DI NOTTE” in tutto e per tutto, senza questo posto non sarebbe nata la canzone ed è proprio da Parco Nord che nasce tutto l’equilibrio, perché la mia situazione sentimentale di quel periodo si potrebbe descrivere esattamente con quella foto. Alla fine è contemporaneamente la rappresentazione di una relazione che finisce e la descrizione di Parco Nord.
Nel suo complesso, che ruolo ha questo singolo nell’evoluzione del tuo percorso artistico? Segna un passaggio particolare o una nuova consapevolezza?
Non lo descriverei come un punto di svolta, direi che ho mostrato una nuova parte di me. Credo di avere molte sfumature e di essere un po’ complessa, questa è una delle tante. È forse più un modo diverso di presentarmi alla gente piuttosto che una mia evoluzione.
Più in generale, se dovessi descrivere la tua musica a chi ti ascolta per la prima volta, come la racconteresti?
Direi che è una musica irriverente, credo sia il termine migliore per definirla: non ho sinceramente idea di che genere musicale sia, quindi tendo sempre ad evitare questo tipo di discorsi, l’unico modo per me di descrivere la mia musica è presentando il mio personaggio e quello che dico. E io dico tutto quello che penso senza mettermi alcun filtro, quello che tento di fare è dar voce a chi come me vorrebbe poter dire tutto ma non riesce.
Guardando ai brani che hai pubblicato finora, ce n’è uno a cui ti senti particolarmente legata e/o che senti ancora oggi molto vicino?
Il brano a cui mi sento più legata è sicuramente “NON TI LAMENTARE”: è la descrizione precisa della mia anima, l’equilibrio di tutto. È anche l’unico mio brano che ascolto e canto piangendo, non mi controllo e nemmeno ci provo. Credo tantissimo in questa canzone.
Tornando agli inizi, come sono stati i tuoi primi passi nella musica e il tuo percorso di formazione nei primi anni?
Sono stata cresciuta dai miei genitori a pane e rock, in casa (e in macchina soprattutto) non si ascoltava altro. Mio fratello è un batterista (suoniamo insieme), mio padre è un bassista, quindi alla fine si sapeva che sarei finita anch’io a fare qualcosa con la musica. Ho iniziato a cantare (anzi, a gridare) prima ancora di iniziare a parlare: i miei raccontano sempre che quando avevo appena un anno, un giorno, in macchina, ho iniziato a cantare l’assolo di Tom Morello di “Killing In The Name” con mio nonno terrorizzato seduto di fianco a me che pensava fossi stata impossessata dal demonio. Plausibile.
Comunque, quando mio fratello ha creato la sua prima band io avevo 9 anni e ho da subito iniziato a rompergli le palle perché volevo cantarci, alla fine mi hanno presa e abbiamo suonato insieme per 10 anni precisi. Poi ci siamo sciolti e ognuno ha preso la sua strada: subito dopo è nata Greta Grida, avevo un grandissimo bisogno di sfogarmi.
Quanto pensi che quelle prime esperienze abbiano incanalato e definito la direzione del tuo percorso artistico?
Tutta la mia esperienza pre Greta Grida è stata essenziale per la mia formazione: ho conosciuto il mondo della musica, imparato a lavorarci, nuotarci e sopravviverci, mi sono da subito abituata al palcoscenico e soprattutto ho provato tante cose diverse, per capire bene chi fossi, cosa volessi, cosa mi piacesse e, ancora più fondamentale, cosa non mi piacesse. Senza quegli anni in band non sarei sicura del mio progetto come lo sono adesso. L’importante per me è divertirmi ed essere sempre fiera del mio lavoro.
Ci sono stati (o ci sono ancora oggi) modelli a cui ti sei ispirata e che hanno influenzato il tuo modo di fare musica?
In realtà non ci sono reference particolari a cui mi sono ispirata: la figura della pop/rockstar al femminile è in generale il mio punto di riferimento, a livello di immagine tra Hayley Williams e Avril Lavigne, però a livello di scrittura mi faccio ispirare da letteralmente qualsiasi cosa, musicale e non. Una persona che è stata invece fondamentale per me è il mio coautore e spalla destra AndreaPula, ci conosciamo da tantissimi anni e ci siamo tanto influenzati a vicenda nel periodo in cui abbiamo lavorato insieme. Di lui mi fido ciecamente.
Guardando al futuro, puoi anticiparci qualcosa sui tuoi prossimi progetti o su ciò che stai immaginando per il futuro?
FINALMENTE posso dire che c’è una progettualità molto fitta e che c’è un progetto più sostanzioso in vista… però più di così purtroppo non posso ancora dire. Sicuramente non vi libererete di me nel breve periodo.
Con chi ti piacerebbe collaborare un giorno?
Ci sono tantissimi artisti, sia emersi che non, con cui mi piacerebbe molto lavorare (qualche sfizio me lo sono già tolta, ma ancora, non posso fare spoiler): il mio sogno è ovviamente Caparezza, che è il mio rapper preferito da sempre, ma non è così facile purtroppo…
Prima di salutarci, c’è una domanda che nessuno ti ha mai fatto ma alla quale ti piacerebbe finalmente rispondere?
Più che una domanda che non mi hanno mai fatto a cui mi piacerebbe rispondere, vorrei rispondere alla domanda che mi hanno sempre fatto nel modo in cui avrei sempre voluto rispondere ma, per ovvi motivi, non ho mai potuto:
“Perché ti chiami Greta Grida?”, “AH PERCHÉ LO DEVO PURE SPIEGARE CA**O?”.
Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per tutto quello che verrà!
Grazie mille ragazzi, a prestissimo.
Profilo Spotify dell’artista.
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