Intervista – solamente: musica per capirsi

Intervista all’artista calabrese classe 2001, protagonista dell’episodio 758 della nostra rubrica #LFMConsiglia (del 4 febbraio 2026) e vincitrice del Premio della critica del mese di febbraio 2026.

Classe ’01, nata sulla punta dello stivale, a Reggio Calabria, si trasferisce a Roma nel 2019 per studiare all’accademia di recitazione “Fabbrica Artistica”. 
Nel Febbraio 2023 ottiene un ruolo nella serie Rai “Il Clandestino” diretta da Rolando Ravello con protagonista Edoardo Leo. 
Durante il percorso accademico terminato nel 2022 scopre il mondo dei versi, delle rime, delle storie da raccontare. 
Pubblica il suo primo singolo nel 2023, ad Ottobre, “L’inizio (di tutto)”, singolo che vede nascere “solamente”. Il progetto nasce dall’urgenza di esprimersi, dalla consapevolezza di avere una mente che è in grado di distruggerti e di farti volare, sola nel suo groviglio di pensieri nitidi se messi in versi scritti. Segue la pubblicazione di altri tre singoli (“Su/Giù”, “Piccola Bambola”, “SOLA”) e nel 2024 approdano sulle piattaforme di streaming quelli che sono i tre singoli del suo primo Ep (“Tante Bugie”, “Battito di ciglia”  inserito in EQUAL Italia e Anima r&b su Spotify, e “300 km/h”). Quest’ultimo, “La Cura”, uscito il 18 Aprile 2025 contiene altri tre inediti (“Goodnight” inserito in Anima r&b, “Il filo del discorso” e “2 in 1”) e racconta di come la musica sia per lei l’antidoto e i suoi effetti collaterali siano il viaggio da viversi.

“scemo”, invece, è il suo ultimo brano, disponibile dal 15 gennaio per That Feeling, distribuito da Believe Music Italia, brano con cui l’abbiamo conosciuta all’interno del nostro portale nell’episodio 758 della nostra rubrica #LFMConsiglia (del 4 febbraio 2026) e che l’ha portata a vincere il Premio della critica del mese di febbraio 2026.

CREDITI
Etichetta: That Feeling
Produttore artistico: Zafa
Licenza / Distribuzione: Believe Music Italia
Autori: Camilla Gattuso, Giovanni Maria Taralli

“scemo” è una ballad romantica che racconta la fine di un amore e il risveglio di una nuova consapevolezza, tra speranza e amor proprio. Le note malinconiche del piano si sciolgono in un ritornello dolce e disilluso. Il brano è accompagnato da un videoclip d’impatto che reinterpreta la classica storia d’amore alla Bonnie e Clyde in chiave moderna, tra passioni travolgenti e contraddizioni contemporanee.

Di questo brano, e di tanto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lei, in questa interessante intervista.

Senza dilungarci oltre, vi lasciamo direttamente alle sue parole.

Partiamo dal principio. C’è un ricordo particolare che colleghi ai tuoi primi momenti da ascoltatrice? Una canzone, un artista o un momento che ti ha fatto nascere il legame con la musica?
Credo che il legame con la musica sia nato con me; mio padre è musicista e fin da piccola accompagnava i miei riposini suonando la chitarra, poi quando sono cresciuta me l’ha insegnata. Ricordo che verso i dieci anni mi cimentavo nello scrivere canzoni in inglese trovando accordi vari e dicevo a tutti che da grande volevo fare la cantante e l’attrice. 

Ad un certo punto hai deciso di lasciare la tua città per trasferirti nella capitale e intraprendere un percorso formativo nel campo della recitazione: cosa ti ha spinto a fare questa scelta e cosa ti ha dato quell’esperienza?
Così come papà con la musica, mia madre mi ha felicemente iniettato la passione per il cinema e il teatro portandomi nelle sale fin da subito e facendo maturare in me la curiosità verso quel mondo, quegli studi. Venendo da un posto piccolo, il classico in cui tutti conoscono tutti, avevo bisogno di trovare me stessa, la mia strada, soprattutto la mia identità e penso che il percorso in accademia durato tre anni abbia risposto perfettamente alle mie richieste facendomi entrare in connessione con me stessa e trovando (per ora) il mio posto. 

Hai avuto l’opportunità di lavorare in una produzione televisiva molto importante con attori di rilievo: com’è stato il tuo primo approccio con un set professionale e cosa hai imparato da quell’esperienza?
Inutile dire fossi emozionatissima. Ho girato tre giorni a Milano e alla fine del terzo inaspettatamente sono scoppiata in un pianto malinconico e grato allo stesso tempo. Per quanto l’accademia possa formarti, il lavoro e lo studio vero e proprio lo fai sul set, nel pratico. 

Durante il tuo percorso formativo hai (ri)scoperto una forte attrazione per la scrittura: quando hai capito che raccontare storie attraverso parole e rime sarebbe diventato parte integrante della tua identità artistica?
È una storia che racconto sempre: ricordo l’esatto momento in cui ho provato ciò. Tornavo da una lezione in accademia durante la quale una mia amica mi spronò a scrivere qualcosa di mio su una base musicale, così, per divertimento. Tornata a casa ripresi ciò che avevo iniziato a dieci anni, sicuramente con più consapevolezze e questa volta in italiano e da lì non ho più smesso. 

Il tuo debutto discografico è arrivato con “L’inizio (di tutto)”: che emozioni hai provato nel pubblicare la tua prima canzone?
Ho pensato “Ok adesso tutti potranno ascoltare ciò che penso e ciò che provo”, avevo un mix di emozioni, dalla paura al fomento, ma mi sono sempre vissuta bene le uscite dei singoli. Amo vedere il concretizzarsi di idee che per tanto tempo sono esistite solo nella mia testa. 

Il tuo progetto artistico ha un nome molto particolare e identitario: cosa rappresenta per te e quale significato racchiude?
In realtà è nato molto a caso ma è una storia lunga, ve la farò breve: inizialmente mi chiamavo Camilla in arte, facendo rap ogni volta che salivo su un palco per un live mi chiedevano se fosse solo quello il mio nome d’arte (facendo rap forse si aspettavano, boh, Lil Cam), così ho deciso di chiamarmi solamentecamilla su Instagram. Col passare del tempo sentivo sempre più la necessità di avere un nome d’arte che mi aiutasse mentalmente a scindere me, Camilla, dal lavoro, dal progetto. Risuonava in me quel “solamente” e anche le persone intorno e sui social l’avevano captato chiamandomi spesso “solamente” e non più Camilla. Così ho scelto questo gioco di parole come nome. 

Se dovessi raccontare il tuo stile a chi non ti ha mai ascoltata, quali elementi diresti che lo rendono riconoscibile?
Generalmente mi piace spaziare e provare a scrivere su più sound, come si denota dal mio Spotify non ho un’identità musicale ben precisa ancora (e su questo sarò sincera). Ho fatto uscire tanti brani diversi tra loro ma posso confermare che con il secondo Ep in uscita do un quadro a tutto: rap chill, lo-fi, con influenze jazz e boom bap. I contenuti sono ciò che mi identificano di più: testi taglienti, introspettivi, che a volte riportano a galla il passato altre cercano di lenirlo dando una spiegazione al presente, cercando di capire, di capirmi

Quanto le diverse forme artistiche che completano il tuo profilo, si influenzano tra loro e quanto incidono nel modo in cui scrivi e interpreti la musica?
Il mondo del cinema e quello della musica sono estremamente diversi, li accomuna solo la difficoltà nel raggiungerli pienamente secondo le aspettative che una persona inevitabilmente si fa. Sicuramente ha influenzato il lavoro sul corpo, movimento scenico, fatto in accademia, per quanto riguarda l’aspetto live. 

In “Scemo”, racconti un momento emotivo molto delicato legato alla fine di un rapporto: che tipo di riflessione personale c’è dietro questa canzone?
Scemo”parla di una storia mai iniziata, di un “love bombing” che mi ha portata solo a ulteriori domande per poi concludersi nel nulla, scemare come scemano facilmente i rapporti al giorno d’oggi. Poteva essere bello sì, se l’altra persona fosse stata più disponibile emotivamente. 

Guardando avanti, a cosa stai lavorando in questo periodo e quali sono i prossimi passi del tuo percorso?
È in uscita l’ultimo singolo prima del mio secondo Ep che conterrà altre tre tracce inedite. Il singolo in questione in uscita il 27 Marzo si chiama “Pagina Vuota” e, diversamente da “Scemo”, ritorno al rap, al racconto di una giornata come altre scandita da piccoli imprevisti che portano a un leggero nervosismo che porta di conseguenza a vedere il negativo in ogni cosa fino al porsi mille domande esistenziali per poi sentirsi in colpa per un male apparetemente ingiustificato. 

Prima di salutarci, una domanda che ci piace porre a tutti gli artisti che intervistiamo: feat. dei sogni?
Nayt, a mani basse. È l’unico in grado di ricollegarmi alla musica nei momenti in cui non riesco nemmeno a collegarmi a me stessa, i suoi testi mi fanno sviluppare un senso critico che di conseguenza mi porta a scrivere. Credo sia una delle penne più interessanti al momento. Oltre lui, ne ho in mente altri. 

Grazie, è stato un grandissimo piacere. In bocca al lupo per tutto.
Grazie a voi.

Profilo Spotify dell’artista.

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