Intervista – Sammarco racconta sé e la sua musica

Intervista al protagonista dell’episodio 293 di #LFMConsiglia del 14 gennaio 2022.

Sammarco è il nome d’arte di Marco Sambinello,  talentuoso cantautore  attivo già da qualche anno nel panorama emergente italiano.
Disponibile da oggi (14 gennaio 2022), “Tutte le cose che di te vorrei bruciare” è il suo nuovo ep.
A tre anni dal disco d’esordio “La parte migliore“, il cantautore milanese torna con sei tracce semplici e dirette, che racchiudono tutta l’essenza della sua poetica e dei suoi riferimenti artistici.
Pubblicato da Musica Distesa su produzione dell’ex Amor Fou Giuliano Dottori, Sammarco firma musiche e testi che rimandano al più classico immaginario indie pop italiano con momenti di delicata poesia, immediate melodie e una semplicità di arrangiamenti che ha il preciso intento di rendere questo lavoro estremamente diretto.
La grottesca leggerezza di Calcutta abbraccia la compostezza di Brunori Sas, dove chitarra, pianoforte, basso e batteria sostengono le liriche in un chiaroscuro di sonorità che toccano anche il più intimista folk statunitense cristallizzato da Bon Iver. 
Esperienze personali messe a nudo, fragilità emotive che emergono dalla vita quotidiana inseguono il sentimento amoroso più profondo, una passione che vibra attraversando le strofe e i ritornelli di tutto l’EP.
Il disco è accompagnato dal videoclip del singolo “Niente di speciale” realizzato da Lea Palazzetti su una spiaggia di Civitanova Marche. Tutto nasce da un’idea molto semplice: quella di non voler fare un video convenzionale, o meglio, realizzare un non-video, un prodotto puramente estetico, una fotografia in movimento che riprenda e racconti una banale scena di intima vita quotidiana. Gli oggetti personali e di uso quotidiano portati in spiaggia partecipano a un rituale riservato come quello della colazione, e assumono qui la valenza del nostro lato più fragile.

Per conoscere ancora meglio lui e la sua musica, lo abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ne è venuto fuori.

Come, quando e perchè hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato a fare musica intorno ai vent’anni, a scrivere le prime canzoni in cameretta. All’epoca ascoltavo di tutto dal rock al metal al pop. Poi ho iniziato a suonare i miei primi pezzi con una band con la quale ho suonato per qualche anno, poi, ho deciso che era arrivato il momento di mettersi in proprio. Così nel 2019 ho pubblicato il mio disco d’esordio come Sammarco. Il perché ho iniziato a fare musica è semplice: ho sempre scritto perché mi faceva stare bene, soprattutto nei momenti difficili. È sempre stato un modo per esorcizzare la tristezza quasi un esercizio catartico per me.

Ci racconti il tuo percorso artistico, fino a questo momento?
Come dicevo, ho iniziato a scrivere dopo il liceo, il mio strumento è sempre stato la chitarra, che ho imbracciato per la prima volta attorno ai quindici anni. Avevo una vecchia chitarra classica di mia madre a casa che suonavo con il plettro in modo decisamente anarchico. Le prime canzoni che ho scritto erano in un inglese piuttosto maccheronico devo dire, poi c’è stata la svolta quando mi sono deciso a scrivere in italiano. Da lì non mi sono più fermato, ho scritto veramente tanto; poi c’è stata la band, le prime pubblicazioni, i concerti, i concorsi e infine Sammarco.

Cosa ci dici di “Tutte le cose che di te vorrei bruciare“, il tuo ultimo ep?
Del mio ultimo EP vi dico che è il frutto di un periodo piuttosto difficile della mia vita che ho dovuto affrontare e superare. Ho scritto le canzoni che lo compongono verso la fine del lockdown del 2020, in un momento in cui mi sono trovato ad affrontare la solitudine insieme alla fine di una relazione. Avevo bisogno di sfogare la frustrazione, di liberarmi dalle scorie ed elaborare il lutto. Una volta scritte le canzoni le ho lasciate riposare per qualche mese fino a che, mi sono deciso a contattare Giuliano Dottori, grande amico che era già stato il produttore artistico del mio disco d’esordio tre anni prima. Questa volta volevo un disco che esaltasse la melodia delle canzoni ma che abbracciasse sonorità un po’ più pop. Con Giuliano mi trovo davvero bene in studio, è un maestro. Sono molto soddisfatto di questo EP.

Quale, dei pezzi presenti in tracklist, reputi essere il “brano manifesto” dell’intero ep?
Penso che sia “Spider-Man”. C’è il sentiment generale del disco in quel brano. C’è un uomo bloccato, imprigionato in uno spazio, che cerca di darsi delle risposte, che non riesce a dormire ma, che alla fine, trova una via per allontanare il dolore.

Nuova musica in vista?
Per il momento direi di no. Mi godo l’uscita di questo EP, poi mi metterò sicuramente a scrivere per un prossimo lavoro.

Guardando ancora oltre, quali sono i tuoi progetti più a lungo termine?
Musicalmente non saprei, come dicevo, sicuramente scrivere altri pezzi, che è quello che poi mi piace fare. Nel frattempo cercherò anche di portare le canzoni dal vivo.

Feat dei sogni?
Se dovessi proprio sognare sicuramente scelgo Sufjan Stevens, mi viene la pelle d’oca solo a pensarci.

Palco dei sogni?
Senza esagerare, scomodando templi sacri della musica decisamente fuori dalla mia portata, ho sempre sognato di suonare al Mi Ami festival a Milano.

Dove ti vedi tra 5 anni?
Non saprei, nella vita faccio il tecnico di bassa frequenza in una radio, quello è il mio lavoro. Musicalmente mi vedo a togliermi altre belle soddisfazioni come sto facendo adesso.

Grazie; in bocca al lupo per tutto.
Grazie a voi.

Profilo Spotify dell’artista

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