Intervista – CAMPI ed il suo “Un Ballo Di Altalene”

Intervista al protagonista dell’episodio 391 di #LFMConsiglia e vincitore del Premio della Critica del mese di Novembre 2022.

Andrea Campi, in arte CAMPI, è un cantautore bolognese classe ’97.
Inizia il suo percorso artistico molto presto appassionandosi alla chitarra, canto, pianoforte e composizione dall’età di 10 anni.
Nei suoi riferimenti musicali sono molto forti le influenze del cantautorato e della scuola bolognese, oltre ad avere una grande passione per gli artisti inglesi, Beatles e David Bowie su tutti, e un forte interesse nei confronti della scena attuale, specialmente quella indie/pop italiana e straniera.
Si laurea in Lettere Moderne con una tesi che ripercorre la storia d’Italia attraverso lo studio dell’utilizzo dell’onomatopea nei testi della canzone. In seguito si trasferisce a Milano ed inizia ad affiancarsi a numerosi artisti e produttori, avendo così l’opportunità di contaminarsi con generi e stili diversi.
Tra i tanti, nasce una collaborazione con gruppi come rovere (è autore del brano ‘looney’ contenuto nel disco ‘dalla terra a marte’ uscito per Sony Music) e Rumba De Bodas.
Parallelamente lavora al suo progetto solista affiancato dai musicisti e produttori Pietro Posani e Marco Paganelli. Il suo stile mescola sapori vintage e sound contemporaneo a melodie incisive dove i testi galleggiano in primo piano.

Disponibile dal 9 dicembre 2022, “Un Ballo Di Altalene” è il suo album d’esordio
Anticipato dal singolo “Bologna Sospesa” (brano con cui l’abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale, e che l’ha portato ad aggiudicarsi il Premio della Critica del mese di Novembre 2022, assegnato dal nostro staff) l’artista debutta con 10 tracce in cui descrive un sentimento comune nella sua generazione, quello della sospensione.

Proprio in occasione di questa importante tappa del suo percorso artistico, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ne è venuta fuori un’ampia ed interessantissima intervista.

Partiamo da “Un Ballo Di Altalene“, il tuo album appena uscito. Cosa rappresenta, per te, questo progetto?
Si tratta del mio primo disco, quindi sicuramente rappresenta un importante punto di partenza. Per la prima volta ho avuto l’opportunità di pubblicare le mie canzoni. E soprattutto di lavorarle al meglio con dei musicisti e produttori bravissimi che sono anche degli amici. 
Fino ad ora ho collaborato molto come autore all’interno di progetti di altri artisti. 
Questa è stata una occasione per mettermi finalmente alla prova in prima persona ed esprimere quello che sono. 
Si tratta solo di un inizio, c’è tanto lavoro da fare, ma sono molto soddisfatto.
Spero che le canzoni girino, riescano a trasmettere qualcosa e soprattutto di riuscire a suonare molto dal vivo.

All’interno della tracklist anche “Bologna Sospesa“, il brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale. Ti va di parlarcene?
Bologna Sospesa è stato il primo singolo dell’album. 
Lo ho scelto perché credo sintetizzi in qualche modo quello che sono in questo momento artisticamente. 
È un brano che ha dei riflessi cantautorali nel testo ma, allo stesso tempo, credo sia molto fresco nelle sonorità e nelle melodie che guardano al pop.
È un uptempo dal gusto funky. Un mood felice che sottotraccia parla della sensazione di incertezza e disorientamento davanti ad un futuro che non offre molti punti di riferimento. Ma a volte è bello così: ballare sospesi in equilibrio sulla speranza.

Quale di quelli che vanno a comporlo, indicheresti come “brano manifesto” dell’intero album?
È difficile scegliere un solo brano manifesto per il semplice fatto che le canzoni sono tutte estremamente diverse fra loro ma hanno allo stesso tempo dei punti comuni.
Un brano che continua a rappresentarmi molto nonostante sia stata scritta da ragazzino sui banchi del liceo credo sia “Leggera“.
La leggerezza di cui parlava Calvino, che “non è superficialità ma è planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”, viene individuata come possibile via di fuga dalla complessità del mondo circostante. 
È sicuramente il mio modo di vivere la musica.

La canzone che invece credo possa essere un manifesto del disco forse è “Non Moriremo Mai”. È stata scritta completamente di getto in 20 minuti. 
Un fiume di ricordi, paure, difficoltà, momenti di felicità, gioie e dolori, scorrono come immagini incessanti. 
Il ritornello si ferma come una macchina da presa sull’istante in cui qualcosa ci fa percepire la magica sensazione dell’eternità.
Sentire che alla fine siamo tutto ciò che viviamo oltre quello che verrà.
E che le cose ci restano addosso al di là del successo e del fallimento.

Facciamo un passo indietro. Quando, come e perchè hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato da bambino. Sono un ‘figlio d’arte’ quindi la musica, lo spettacolo, il teatro sono sempre stati intorno a me.
In realtà in casa avrebbero preferito vedermi diventare un giocatore di basket.
Dopo la scuola e gli allenamenti settimanali, il sabato pomeriggio per stare con gli amici mi ero iscritto ad un corso di chitarra. 
L’istinto è stato subito quello di provare a comporre melodie.  Ho sempre scritto, prima che testi, molti racconti. Quando ho capito che la canzone poteva permettermi di unire la scrittura alla musica e lo spettacolo non ho più smesso.

Cosa vuoi raccontare con la sua musica?
In questo primo disco il filo rosso, che è già contenuto nel titolo “Un ballo di altalene“, è l’idea di sentirsi sospesi, in bilico tra slanci di speranza, di bellezza e momenti in cui l’incertezza, le paure, l’ansia sembrano dominarci.
Il concetto è quello di ballare sospesi in aria, continuare a lottare e cercare di spezzare i fili di queste metaforiche altalene e prendere il volo.

“Il futuro non è più un posto bello pronto per noi. 
O almeno non è lì ad aspettarci.
Bisogna lottare per conquistarcelo.”

Davanti a questo sentimento all’interno del lavoro c’è un ‘deus ex machina’ che ricorre: si tratta della leggerezza, della condivisione, dello stringersi davanti alle difficoltà e fare collettività.
Credo che il riscatto non possa più essere soltanto individuale, perché “nessuno si salva da solo”. 

Dove, invece, vuoi arrivare?
Sicuramente, in questo momento, il mio obiettivo è quello di riuscire a vivere di musica.
Il sogno, poi, sarebbe quello di fare viaggiare le mie canzoni e che riescano ad entrare nel cuore di più gente possibile.

Quali saranno i prossimi passi del tuo percorso?
Oltre a continuare a lavorare come autore (che è una cosa che amo moltissimo e mi permette di sperimentare su generi e stili diversi), cercare di suonare il più possibile dal vivo e fare conoscere la mia musica. Successivamente, visto che questo è un disco nato all’improvviso che non mi ha dato quasi il tempo di pensare, solamente di esprimere in modo sincero e naturale quello che sono, vorrei ragionare una canzone alla volta.

Feat dei sogni?
Se dobbiamo sognare a livello internazionale dico i Coldplay; in Italia, da buon bolognese, Cesare Cremonini.

Palco dei sogni?
I palchi che ho sempre sognato, lasciando stadi e palazzetti a parte, sono sempre stati Sanremo, per l’importanza culturale e storica della manifestazione, ed un concerto solista in Piazza Maggiore a Bologna.

Dove ti vedi tra 5 anni?
Difficile vedermi tra cinque anni… 
Potrei essere molto duro con me stesso o esageratamente ottimista. 
Diciamo che spero di stare facendo quello che mi piace e di avere ottenuto dei riscontri importanti sul mio lavoro.

Fai un augurio a Campi, per il futuro.
Mi auguro di togliermi molte soddisfazioni e, banalmente, di fare quello che amo ed essere felice.

Grazie. In bocca al lupo per tutto.
Grazie a voi! E viva il lupo!

Profilo Spotify dell’artista

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