Intervista – Rosita Brucoli racconta “Siamo stati guai”, il suo secondo album

Intervista all’artista pugliese protagonista dell’episodio 741 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 17 novembre 2025.

Rosita Brucoli, cantautrice pugliese classe ’99, cresce ascoltando artisti come Mina e Caparezza. Dopo il trasferimento a Torino nel 2017, collabora con Niccolò Fabi al Reset Festival e apre i concerti di artisti come Willie Peyote, Colapesce e Carmen Consoli.In seguito si trasferisce a Milano, dove tuttora studia canto pop al Conservatorio Verdi. Vince premi prestigiosi, tra cui il Giffoni Music Concept Award (2021) e il Premio Nebbiolo (2022). Firma con Vetrodischi e pubblica il suo album d’esordio Camminare e Correre, avviando un tour in tutta Italia. Nel 2024 è ospite di Ernesto Assante all’Auditorium Parco della Musica di Roma e viene selezionata per aprire i concerti dei Negramaro a San Siro e Napoli. Nel 2025 torna con nuova musica pubblicando “Non vuoi più Drogarti alle Feste”, il singolo con cui entra nel roster di Sound To Be e inizia la collaborazione con Alessandro di Sciullo e Ramiro Levy. Il brano è seguito da “Agente!”, a giugno, e “Lasciamo Papà”, il 29 agosto, canzone con cui vince il premio per la miglior composizione e testo originali al “Musicante – In viaggio con Pino Daniele”.

Disponibile dal 14 novembre, “Siamo stati guai” è il suo secondo album, in uscita per Sound To Be.
La voce calda e avvolgente di Rosita intreccia melodie e armonie che si fondono con naturalezza alle sonorità elettroniche, creando un equilibrio raffinato tra emozione e modernità, La produzione è stata curata dalla stessa Rosita, da Ramiro Levy e da Alessandro Di Sciullo.

CREDITI
Etichetta: Sound To Be
Edizioni: Sound To Be, Warner Chappell Music Italiana, RCwaves
Autori: Rosita Brucoli, Alessandro Di Sciullo, Ramiro Levy

Per conoscere ancora meglio questo progetto, l’abbiamo contattata per porle qualche domanda.

Ecco cosa ci ha raccontato.

“Siamo Stati Guai” è un titolo che colpisce subito: qual è la verità emotiva che volevi mettere al centro di questo disco?
In questo disco volevo mettere in musica il fatto che spesso, per me, il dolore è stato un motore che mi ha spinto oltre i limiti e che quindi, sotto certi aspetti, ha avuto un’accezione positiva.

L’album attraversa sentimenti molto diversi tra loro. Qual è stato il filo rosso che li ha tenuti insieme durante la scrittura?
Il filo che li ha tenuti insieme credo sia la voce e il tipo di narrazione che resta comunque descrittiva. Ho cercato di restare senza filtri per tutto il disco. E la voce, perché sono sempre io a cantare queste cose.

Nel disco parli spesso di radici, legami e fragilità: quanto del tuo percorso personale si riflette in queste nuove canzoni?
Sono tutte storie vere, autobiografiche, realmente accadute, vissute e finalmente un po’ digerite.

La perdita, la crescita e la ricostruzione sembrano essere temi ricorrenti: da quale esigenza nasce questo modo così diretto di raccontarti?
Credo che la psicoterapia sia stata uno strumento che mi ha insegnato a parlare chiaramente per capire, ad avere un pensiero lucido, quasi matematico, e nella scrittura cerco di fare lo stesso.

La tua è una penna sempre sincera; è stato difficile mantenere questa sincerità dentro ogni brano?
No, perché a volte la penna andava da sola. La mia timidezza e, a volte, il dolore che sentivo durante la scrittura sono stati i principali ostacoli.

C’è una canzone del disco che, mentre la scrivevi, ti ha “ridato indietro” più di quello che credevi?
“Un fiore” mi ha stesa: ci ho impiegato un mese per scriverla. Il mio corpo si rifiutava di ricordare alcune cose, ma alla fine ne è uscita fuori quasi una preghiera. Sono davvero contenta di come è venuta fuori.

Qual è invece, se esiste, la frase che racchiude l’essenza dell’intero progetto
Qualche giorno fa una ragazza mi ha riportato una frase di “Nuovo inizio”: “chi si semplifica la vita perché conosce il dolore”.
Credo che un po’ sia questa la frase che racchiude l’essenza del progetto. Per quanto attraversi emozioni complesse, credo che questo disco mantenga una semplicità terrena percepibile.

Sul piano sonoro,  com’è stato costruire insieme ai produttori l’identità musicale di “Siamo Stati Guai”?
È stata la parte più bella della realizzazione. I suoni hanno accompagnato le storie in modo molto spontaneo e lavorare con Alessandro e Ramiro, fidarmi di loro ed essere in connessione, è stato bello.

Se dovessi descrivere l’album con una sola immagine, quale sarebbe?
Credo una grande distesa d’acqua.

Prima di salutarci, qual è il feat. dei sogni che idealmente vorresti inserire in questo o in un tuo futuro progetto?
Un giorno vorrei poter cantare con Elisa.

Grazie mille Rosita, è stato molto interessante conoscere ancora meglio il tuo fantastico album. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie ragazzi, a presto.

Profilo Spotify dell’artista.

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