Dopo esserci fatti raccontare traccia per traccia l’album “Maxi Gusto” (nell’intervista pubblicata sul nostro sito il 5 luglio 2023), siamo tornati dall’artista milanese, per parlare del suo nuovo album.
IL CAIRO è Luca Zaliani, milanese classe 1997.
Il suo esordio in campo discografico avviene nell’ottobre 2019 con il suo primo singolo “Clio 2006”, prodotto da Giuliano Dottori. L’anno successivo pubblica il suo primo EP, “Scirocco”, iniziando a farsi conoscere nel panorama musicale.
Nel 2021 consolida la sua presenza nella scena entrando nei roster di DNA Concerti e Flamingo Management. Nello stesso anno raggiunge la finale del Premio Bindi, esibendosi anche durante il festival a Santa Margherita Ligure, e porta i suoi brani dal vivo con lo “Scirocco Tour”. A settembre sale sul palco del Circolo Magnolia per l’evento “Mi Manchi, Ancora”.
Il 2023 segna un nuovo capitolo: entra nell’etichetta milanese MITE e pubblica l’album “Maxi Gusto”, ancora prodotto da Giuliano Dottori, accompagnato da un tour estivo in tutta Italia. A distanza di un anno arriva “Mega Maxi Gusto”, una versione ampliata del disco con remix e rework firmati da diversi produttori e musicisti della scena milanese.
Disponibile, invece, dal 20 marzo 2026 (in collaborazione con Labellascheggia e su tutte le piattaforme di streaming digitale) “Poltergeist” è il suo nuovo album.
Al centro del disco c’è il confronto con i propri fantasmi: il “poltergeist” evocato dal titolo non è soltanto una presenza inquieta, ma diventa la metafora dell’imprevisto, quella forza invisibile che muove le cose, che cambia i piani e rompe l’illusione di controllo. Un elemento imprevedibile che scompiglia le traiettorie personali e costringe a deviare verso strade inattese.
CREDITI
Scritto da IL CAIRO
Prodotto da Enrico Bondi e Luca Zaliani
Hanno partecipato: Lorenzo Lia (chitarra elettrica), Fabio Brignone (basso), Pietro Forlani (chitarra elettrica), Viola Ricci (cori), Danilo Mazzone (keytar), Piero Leddi (batteria), Pietro Vicentini (batteria)
Mix: Enrico Bondi
Master: Giovanni Nebbia (Ithil World Mastering & Recording Studio)
Artwork: Alberto Ricchi
Foto: Agnese Carbone.
A distanza di quasi 3 anni, dopo esserci fatti raccontare traccia per traccia l’album “Maxi Gusto”, siamo tornati dall’artista milanese, per parlare del suo nuovo album.
Innanzitutto grazie per essere nuovamente qui con noi.
“Poltergeist”, il tuo nuovo album. Che momento rappresenta per te, sia a livello personale che artistico?
Grazie a voi!
“Poltergeist” rappresenta un momento di grandissimi cambiamenti. Tante novità e tante certezze messe in dubbio. Un momento vivo, in cui sono bello teso a vedere cosa mi riserverà il futuro.
Il titolo è molto evocativo: cosa significa per te e perché hai scelto proprio questa immagine per raccontare il disco?
Poltergeist è letteralmente uno spirito rumoroso, uno spirito che fa muovere le cose senza che nessuno lo veda, un imprevisto che fa accadere delle cose senza che me lo aspetti. Mi piaceva rivalutare l’immagine sempre un po’ negativa che circola intorno all’immagine dei fantasmi e dare invece una sfumatura più positiva di un elemento che possa cambiare i piani ma non per forza in negativo.
All’interno della tracklist, oltre la title track, c’è un altro brano che senti come il vero “manifesto” dell’album, quello che più di tutti ne racchiude l’anima?
Credo che “Strade secondarie” racchiuda benissimo l’anima del disco. I futuri possibili che non vivrò mai, le strade da percorrere, le scelte di fronte ai bivi e agli imprevisti della propria vita, la moto come metafora del viaggio della vita, la mia città e le sonorità notturne, nostalgiche e riverberate.
C’è invece una frase o un verso del disco che senti particolarmente tuo in questo momento?
“Quanti futuri possibili se solo avessi preso un’altra strada e quanti amori impossibili? Io non mi giro mai indietro, sfreccio nel vento” .
L’immaginario dell’album è molto cinematografico e notturno, legato a una Milano meno raccontata. Quanto conta per te il rapporto con la città nella scrittura?
Conta tantissimo, sono immerso tra le strade di questa città da quando sono nato volente e nolente. Spesso voglio fuggire ma spesso voglio restare, spesso la odio e spesso la amo. La città mi stimola tanto, vedo tante cose, tante scene e ci vedo dentro dei film, dei cortometraggi, le storie delle persone che incrocio anche solo per un attimo sono troppo interessanti, devo intercettare qualcosa e scriverne.
Nei brani si percepisce una tensione continua tra controllo e imprevisto. Quanto è stato importante accettare l’incertezza durante la creazione di questo disco?
È un esercizio molto difficile che mi è richiesto praticamente sempre, anche ora. Fare musica oggi vuol dire tanto vivere nell’incertezza di ciò che succederà. Grazie all’aiuto delle persone che mi hanno accompagnato in questo lavoro però, è stato più facile.
Il disco attraversa sonorità diverse, dal synth pop al post punk. Quanto è stato istintivo questo mix e quanto invece frutto di una ricerca precisa?
È stato abbastanza istintivo ma anche molto caratterizzato dagli ascolti che sto facendo in questo periodo e che sono molto orientati verso quei mondi. Poi sono uno che se sente un pezzo rap che mi piace provo a prendere qualcosa anche da lì. Non mi piace darmi troppi confini.
Guardando ai tuoi lavori precedenti, senti che “Poltergeist” rappresenti una rottura o una naturale evoluzione del tuo percorso?
Credo sia un po’ entrambe le cose. Da un lato sicuramente una rottura perché certe sonorità più calde e mediterranee si sono sicuramente perse, dall’altro credo sia un’evoluzione coerente perché io ora sono questo. Dentro di me ci sarà sempre anche il mondo dei miei dischi precedenti, sicuramente qualcosa tornerà.
A proposito dei capitoli passati, nel luglio 2023 in una intervista come questa ci hai raccontato “Maxi Gusto”. Cosa è cambiato, in te e nella tua musica da allora e cosa, invece, è rimasto invariato?
Forse sono un po’ più disilluso dal mondo a volte, sono più radicale su certe cose e prendo più posizione sulle cose. Sono più insofferente a certe dinamiche del mondo ma d’altra parte perché sento di conoscere qualcosa in più rispetto a 3 anni fa, mi sento cresciuto.
Guardando avanti, che direzione immagini per il tuo percorso dopo “Poltergeist”? Hai già in mente nuovi sviluppi o preferisci lasciare spazio all’imprevisto?
Come sempre lascerò spazio all’imprevisto, sicuramente vorrei suonare tanto questo disco dal vivo, laddove la musica accade e si sprigiona nell’aria dalle mani di chi la suona e dalla voce di chi la canta.
Chiudiamo così: che augurio fai a questo album e a chi lo ascolterà per la prima volta?
Un augurio di non essere mai indifferenti alle cose, di essere curiosi e aperti alla possibilità che tutto possa cambiare da un momento all’altro.
Grazie, è stato ancora una volta un grande piacere. Beh, si dice che non c’è 2 senza 3; ci diamo appuntamento anche per il prossimo album? In bocca al lupo per tutto e a presto.
Grazie mille a voi e spero di risentirci presto!!
Profilo Spotify dell’artista.
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