Intervista – Alex Wyse: profondità e istinto, fragilità e movimento

Foto di Filiberto Signorello

Intervista al tanto amato quanto talentuoso cantautore, Alex Wyse, in vista dell’uscita del suo nuovo progetto discografico.

Alex Wyse, nome d’arte di Alessandro Rina, è un giovane cantautore italiano che conta oltre 95 milioni di streaming sulle piattaforme digitali. 
Dopo il diploma alla BIMM di Londra, grazie al suo brano “Sogni al cielo” (prod.Katoo) viene selezionato tra i concorrenti di Amici 2022. “Sogni Al Cielo” diventa presto disco d’oro; a questo brano seguono “Tra Silenzi (Roma)”, “Ammirare Tutto”, “Accade” e “Senza Chiedere Permesso” (scritta da Michele Bravi). Alla finale di Amici presenta il suo ultimo brano “Non Siamo Soli”, da cui prende il titolo il primo Ep, che si aggiudica il primo posto della classifica FIMI. All’EP seguono nell’estate 2022 un instore tour di oltre 20 date e un live tour in giro per l’Italia.  A novembre 2022 pubblica il suo primo album “Ciò Che Abbiamo Dentro” (certificato disco d’oro), anticipato dal singolo “Mano Ferma”. L’ultimo singolo estratto dall’album a inizio 2023 è” Dire fare curare feat. Sophie and The Giants, artista di spicco del power pop mondiale, con oltre 600 milioni di streaming.  Il 27 Ottobre 2023 torna con “Un po’ di te” e l’1 dicembre esce “La mia canzone per te”.  Ad inizio 2024 Alex Wyse ha tenuto una serie di appuntamenti live intimi e speciali toccando le città di Milano (doppia data sold-out), Torino, Roma e Bari. “Gocce di limone” è il suo singolo estivo, uscito il 21 giugno e che ha presentato live in diverse occasioni su molti palchi italiani.
Il 25 ottobre esce “Amando si Impara” che anticipa l’uscita di “Rockstar”, Il brano con cui Alex Wyse è stato selezionato per la categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2025.
Il 24 maggio Alex Wyse si è esibito al Fabrique di Milano in un concerto travolgente. Da lì è partito il suo Summer Tour che lo ha portato in diverse città italiane fino al gran finale del 26 settembre all’Atlantico di Roma.

Disponibile, invece, da venerdì 10 aprile “Arrivederci più” è  il suo nuovo singolo (fuori per Artist First). Il brano segna il ritorno discografico dell’artista e anticipa il suo secondo album in studio in uscita il 15 maggio, annunciato attraverso un teaser sul profilo Instagram di Alex.

Di questa ultima uscita e del suo album in arrivo, ne abbiamo parlato direttamente con lui in questa interessante ed ampia intervista.

Ciao Alex. Grazie per averci concesso questa intervista.
Partiamo subito con “Arrivederci più”, il tuo nuovo singolo. Cosa rappresenta per te questo pezzo?

“Arrivederci più” per me rappresenta quel momento in cui una cosa finisce, ma non sparisce davvero. È una canzone che parla di un addio che non riesce a essere completamente un addio, di quelle persone, quelle storie, quei pezzi di vita che continuiamo a portarci dentro anche quando proviamo ad andare avanti. C’è malinconia, ma non solo. C’è anche una forma di accettazione, come se a un certo punto capissi che alcune cose non tornano più come prima, però restano comunque importanti per quello che ti hanno lasciato.

Nel brano affronti dinamiche emotive molto profonde: da dove nasce l’esigenza di raccontare certi cambiamenti nei rapporti umani?
Nasce dal fatto che credo che i rapporti umani siano una delle cose più belle e più complicate che abbiamo. A volte dai tutto a qualcuno, ti sforzi, provi a capire, a restare, a costruire, e magari l’altra persona nemmeno si accorge davvero di quanto tu abbia fatto. Oppure semplicemente cambiano le cose, cambiamo noi, cambia il modo in cui ci guardiamo. Mi interessa raccontare proprio quel punto lì, non solo la fine, ma tutto quello che succede prima e dopo. Tutti quei movimenti invisibili che trasformano un rapporto senza che ce ne accorgiamo subito.

Le emozioni che emergono sembrano avere uno sguardo più lucido e consapevole: cosa è cambiato nel tuo modo di vivere e raccontare i sentimenti?
Forse la cosa che è cambiata è che prima, venendo da un mondo molto introverso, tendevo a non dire sempre in maniera diretta quello che mi succedeva nella vita. Spesso ci arrivavo attraverso la poesia, girandoci un po’ attorno, cercando immagini, metafore, modi più nascosti per raccontare certe cose.
Con il tempo però ho capito che alcune emozioni, alcuni momenti, alcuni cambiamenti possono arrivare anche di più se vengono detti in modo più diretto, senza per forza nasconderli troppo. Non vuol dire perdere poesia, anzi, forse vuol dire provare a farla arrivare in un modo più chiaro. In questo progetto ho cercato anche questo, andare più dritto al punto, raccontare certe dinamiche per quello che sono, senza togliere profondità, ma cercando una verità più immediata.

Hai ritrovato anche in questo progetto una collaborazione già consolidata in passato come quella con il duo LEORE; cosa porta in studio questo tipo di intesa nel momento in cui costruite il suono dei brani?
Con LEORE c’è un’intesa molto naturale. Quando lavori con persone che conoscono il tuo mondo, la tua voce, anche certe fragilità del tuo modo di scrivere, tutto diventa più sincero. In studio non si tratta solo di scegliere un suono bello, ma di capire quale vestito emotivo deve avere una canzone. Loro riescono spesso a entrare dentro quell’immaginario senza snaturarlo, portando idee, energia e una visione che mi aiuta a rendere più concreta una sensazione. È un dialogo, non un semplice lavoro di produzione.

Dopo “Notte stupida”, dunque, questo nuovo brano rappresenta un ulteriore passo in quella che è una nuova tappa del tuo percorso. Questa evoluzione è una scelta naturale o qualcosa che hai cercato consapevolmente?
Sì, è sicuramente qualcosa che sto cercando anche consapevolmente. Come dicevo prima, sto provando a inseguire il più possibile quegli elementi che mi portano a scrivere una canzone, cercando a volte di ricostruire immagini, eventi, momenti che, quando poi riascolto il brano o rileggo il testo, mi fanno rivivere determinate dinamiche.
È un modo di scrivere che crescendo trovo sempre più affascinante. Andare più diretto, per me, non significa semplificare o togliere profondità, ma provare a rendere più riconoscibile quello che sto raccontando. Mi interessa che una canzone possa avere dentro un’immagine precisa, quasi un ricordo, qualcosa che non resta solo astratto, ma che ti riporta davvero in un punto della tua vita.

Insieme all’uscita di “Arrivederci più” è arrivato anche l’annuncio dell’uscita del tuo secondo album. Cosa ci puoi anticipare di questo progetto?
Posso dire che è un disco molto importante per me. Si intitola “Dicono che tutte le cose belle poi finiscono” e uscirà il 15 maggio.
È un album che parte da tante domande, più che da una risposta precisa. Racconta quello che rimane dopo certe esperienze, il modo in cui alcune cose finiscono ma continuano comunque a muoversi dentro di noi. Dentro ci sono rapporti, cambiamenti, mancanze, ricordi, ma anche una parte più libera, più leggera, quasi il desiderio di respirare di nuovo attraverso le canzoni.
Credo sia un disco in cui ho provato a tenere insieme profondità e istinto, fragilità e movimento. Un modo per guardare quello che è stato, senza restarci fermo dentro.

Qual è, se esiste, il pensiero guida o il vero e proprio mantra che ti ha accompagnato durante la creazione di questo album?
Forse il pensiero guida è stato proprio questo dubbio enorme: perché le cose belle finiscono? O forse perché abbiamo paura che finiscano ancora prima di viverle davvero? Mi sono chiesto spesso perché, quando troviamo un equilibrio, a volte sentiamo comunque il bisogno di qualcos’altro. Perché non riusciamo sempre ad accorgerci del presente mentre lo stiamo vivendo. Questo album nasce molto da lì, da una specie di domanda esistenziale, più che da una risposta. Non volevo spiegare tutto, volevo provare a raccontare quel punto fragile in cui siamo felici e spaventati allo stesso tempo.

Prima di salutarci, che messaggio vuoi lasciare ai tuoi fan che lo ascolteranno?
Vorrei dire loro di ascoltarlo con calma, senza cercare per forza una risposta immediata. Spero che dentro queste canzoni possano trovare un pezzo di sé, anche solo una frase, un’immagine, un’emozione che li faccia sentire meno soli. Per me la musica serve anche a questo, a dare una forma a cose che spesso non sappiamo dire. Se qualcuno ascoltando “Arrivederci più” o l’album sentirà che quello che ha vissuto ha avuto un senso, anche nel dolore, allora per me sarà già tantissimo.

Ti ringraziamo nuovamente, Alex. È stato un grande piacere. In bocca al lupo per il tuo album e a presto. 
Viva il lupo e grazie a voi per tutto.

Profilo Spotify dell’artista.

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