Foto di Margherita Cafagna
Intervista a Lorenzo Cantarini in cui l’artista ci ha raccontato “Mi Amor”, il suo nuovo album, il primo da solista.
Lorenzo Cantarini nasce a Orvieto il 24 agosto 1990.
Inizia a suonare la chitarra a 10 anni, sviluppando presto una forte passione per il rock e il blues, influenzato da artisti come Led Zeppelin, Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan, affiancati dal cantautorato italiano di Battisti, De André, Dalla e altri grandi autori.
A 15 anni muove i primi passi con diverse band, esibendosi come chitarrista e cantante e affrontando una lunga gavetta fatta di concerti, scrittura e sperimentazione musicale. Si esibisce in tutta Italia per eventi e concorsi, ma anche all’estero, in Europa e in Sri Lanka, partecipando a un progetto umanitario internazionale.
Nel 2011, con i Brain Shock, apre il concerto di Ligabue a Campovolo davanti a oltre 120.000 persone. Nel frattempo studia al liceo classico di Viterbo, dove coltiva una forte passione per la letteratura, destinata a influenzare il suo percorso artistico.
Prosegue gli studi di musica e canto presso il Saint Louis College of Music, percorso interrotto quando, nel 2013/2014, partecipa con i Dear Jack ad Amici di Maria De Filippi. La band arriva in finale e ottiene un grande successo discografico e live, con oltre 200.000 dischi venduti e tour nei principali palasport, arene e stadi italiani. Con i Dear Jack partecipa anche al Festival di Sanremo nel 2015 e nel 2016. Nel 2017 Lorenzo diventa il cantante del gruppo, con cui pubblica un album e diversi singoli, tra cui “Caramelle” (2019) insieme a Pierdavide Carone.
Negli anni successivi matura il desiderio di intraprendere un percorso artistico più personale: inizia così a dedicarsi alla scrittura e alla produzione del proprio progetto solista. Dal 2020 lavora a nuove canzoni, produzioni musicali, colonne sonore e collaborazioni con artisti e creator, sentendo l’urgenza di una nuova espressione artistica e di un percorso autenticamente personale.
Nel dicembre 2023 pubblica il singolo “Ogni ultima volta”, seguito nel luglio 2024 da “Fuoco e Mare”.
Disponibile, invece, dal 30 gennaio 2026, “Mi Amor” (Courage Live / ADA Music – Warner Music Italy) è il suo nuovo album, il primo da solista.
Anticipato dal singolo “NUDA” e realizzato con il sostegno del MIC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, “Mi Amor” racconta il rapporto dell’artista con la propria emotività attraverso tre declinazioni principali: l’amore romantico, l’amor proprio e l’amore per il mare e la natura. Tre forze che non si separano mai davvero, ma si intrecciano in modo continuo e spesso contraddittorio, dando vita a un racconto intimo fatto di slanci, cadute e ritorni.
Nel disco emerge una riflessione sull’amore quando smette di essere elevazione e diventa rifugio disfunzionale: quando l’Io, incapace di sostenere la propria vulnerabilità, cede a dinamiche narcisistiche che trasformano il sentimento in possesso, confusione, dipendenza. In questi momenti l’amore romantico cresce mentre l’amor proprio si ritrae, fino a creare una frattura interiore che attraversa molte delle canzoni.
Di questo fantastico progetto ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Ciao Lorenzo.
Partiamo subito; “Mi amor”, il tuo primo album da solista. Cosa rappresenta, per te?
Mi dà forza e speranza, mi permette di guardarmi allo specchio senza abbassare lo sguardo. Questo disco è il risultato del lavoro di molte persone che ci hanno creduto e che hanno contribuito a confermarmi il fatto che non si fa nulla da soli, o solo per noi stessi, che la passione, la bellezza, l’arte, il calore, la visione esistono solo se condivise.
“Mi Amor” rappresenta un nuovo accordo profondo con me stesso e rinnova il mio desiderio di vivere di musica e di vivere in assoluto.
Qual è stato il “giorno zero” di questo progetto? Da dove nasce?
Nel 2019, in autunno. Vivevo a Gorgonzola, vicino Milano. Vivevo un momento difficile, molti cambiamenti inaspettati e faticosi tutti insieme e passavo molto tempo da solo in balia del tempo che scorreva a fatica così ogni tanto andavo correre per smaltire un po’ di frustrazione.
Una sera, a tempo di corsa, ho cominciato a canticchiare una melodia che poi sarebbe diventata “Ma t’immagini”. Cantavo l’inizio e non capivo come continuarla, così l’ho abbandonata per poi riprenderla e concluderla due anni dopo.
Comunque è stato con larghissimo anticipo rispetto agli altri, il primo pezzo scritto del disco.
Parlando proprio dei brani che vanno a comporlo, è presente anche la title-track “Mi amor”. Ti va di raccontarcela?
“Mi Amor” è una canzone che parla di nostalgia in un presente che vuole essere vissuto e che finalmente non è compresso tra passato e futuro ma riesce a prendersi il proprio spazio e a far parlare il desiderio, la necessità di abbandonarsi e vivere intensamente. È una canzone dedicata al mare, al mio rapporto profondissimo col mare ed è nata al mare.
Il brano è venuta alla luce due estati fa mentre ero in Sardegna con alcuni amici, tra cui il mio amato produttore Emanuele Nazzaro.
Anche in quel caso il pezzo mi girava in testa in loop senza che trovasse la sua forma definitiva così lo lasciai lì, a stagionare.
Paradossalmente è stato uno degli ultimi pezzi ad essere compiuti e nonostante ciò ha dato il nome al disco.
Quando intorno ad ottobre 2025 ho scritto e cantato le parole “Mi Amor” ho sentito che facessero le veci del mio modo di sentire in uno spettro più ampio e articolato, senza che però diventasse complesso. È così diventato il pezzo più rappresentativo del concept album.
Al netto di “Mi amor”, tra gli altri pezzi, ce n’è uno che rappresenta al meglio l’intero progetto, come una sorta di brano manifesto bis?
Credo che queste canzoni siano dieci sorelle legate dallo stesso sangue ma ognuna con il proprio ben distinto carattere.
Non è così semplice menzionarne una su tutte.
“Ma t’immagini” ha fatto da traino ed è il pezzo che mi ha motivato a continuare a scrivere.
“Mi Amor” fa da legante tra le varie canzoni ed è il brano più rappresentativo del senso del disco. Però oggi mi sento di nominare “Livido” perchè con questa canzone sono riuscito a dare voce ad aspetti della mia emotività più intima che ho represso e di cui mi sono vergognato con me stesso. Quanto profondamente ci definiscono le emozioni che reprimiamo? è paradossale ma naturalmente così.
Altrove racconto le mie fragilità sì, ma in “Livido” affondo le mani in con apparente leggerezza in una dimensione oscura e profondamente radicata che mi definisce più di quanto non vorrei. Allo stesso tempo il pezzo è ironico e sfacciato e lo amo anche per questo.
Se ti chiedessimo, invece, la frase più rappresentativa dell’intero album?
L’ultimo pezzo del disco, “Diamanti”, si chiude con una frase cantata come un mantra: “Sono io il ladro che ama più il rischio che i diamanti”.
Questa frase è anticipata con un sapore diverso in “Verde Acqua” l’interludio che porta a “Diamanti”. Qui è parlata e quasi incomprensibile, come una consapevolezza che sta per emergere, una rivelazione che è nell’aria ma ancora non è manifesta, è la domanda di una coscienza che interroga sé stessa: “E se fossi io il ladro, affezionato più al rischio che ai diamanti?”
Potrebbe essere la frase più importante del disco. In primis mi sembra estremamente bella e audace, l’immagine del ladro che è affezionato più alle emozioni, a correre il rischio che al bottino in sé mi piace tantissimo. Nel mio caso ha un doppio significato, in primis mi assumo io le responsabilità dei miei fallimenti, delle mie sofferenze, nel momento in cui non c’è più neanche l’ombra della vittima divento uomo.
Inoltre tutto ciò che faccio per cercare di ottenere l’oggetto del mio desiderio, il rischio che corro per arrivare ai diamanti, mi costringe a misurarmi con me stesso, con i miei limiti col mio coraggio. Non è più importante ciò che credo di poter ottenere, è importante ciò che vivo e provo nel mentre. Solo così posso capire meglio che uomo sono, che uomo voglio essere.
Visto nel suo complesso, come si inserisce questo progetto, nel tuo percorso?
Semplicemente è l’inizio di un’identità rinnovata, ha un valore immenso per me.
La mia aspirazione è quella di prendermene cura in modo che possa continuare a scrivere, a vivere di musica e a contatto col mare, un po’ defilato da tutto il resto ma sempre presente.
Quello che viene fuori ascoltandolo, è una profonda rappresentazione di quella che è il tuo universo artistico. Tuttavia, rappresenta Lorenzo in ogni sua sfumatura oppure c’è qualcosa che deve essere ancora raccontato?
Ancora tutto deve essere raccontato. Questo disco rappresenta il percorso che ho fatto per riuscire a spogliarmi di alcuni pesi, di alcuni strati di finzione che mi hanno allontanato da me negli ultimi anni. Il disco in questo senso ha un potere catartico. Si ma dopo?
È un po’ come se chi ascolta vede me che mi spoglio, capisce che sono autentico, vero, che ciò che sta accadendo finalmente è l’espressione audace di una verità. Interessante sì, ma dopo? Cosa accade a questa verità una volta spogliata del superfluo? Cosa dice e come si muove questo corpo adesso?
Ad oggi, dunque, come descriveresti Lorenzo e la sua musica?
Lorenzo esiste e la sua musica è vera.
Guardando avanti, quali saranno i prossimi passi?
Voglio suonare dal vivo e riprendere a scrivere, tutto il più possibile vicino al mare.
Feat dei sogni?
David Gilmour.
Palco dei sogni?
Ogni palco, la strada inclusa.
Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi di cuore per avermi letto e permesso di raccontarmi un po’.
Spero che l’ascolto del disco vi faccia sentire compresi e ascoltati a vostra volta e che vi faccia percepire, seppur in lontananza, il suono delle onde.
Profilo Spotify dell’artista.
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