Intervista – Luca Valente: musica per necessità

Foto di Flavio Remedia

Intervista all’artista classe 2003, protagonista dell’episodio 755 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 26 gennaio 2026.

Luca Valente, classe 03 cresce a Villa San Sebastiano (AQ), ed è proprio nella vita di provincia di un piccolo paese in Abruzzo che muove i primi passi nel mondo della musica. In adolescenza inizia a rilasciare musica con un collettivo, per poi pubblicare numerosi singoli. 
Nel 2025 inizia ad approcciarsi alla musica con un nuovo stile basato sulla presenza forte di chitarre acustiche, batterie potenti e un approccio cantautorale moderno che strizza l’occhio al nuovo pop.

Disponibile da venerdì 23 gennaio, “Fuori fanno oh” è il suo ultimo (distribuito da Universal Music Italia).
È un brano indie pop con influence rock che racconta l’incontro tra due persone alla ricerca del proprio posto in un mondo con pochi punti di riferimento e poche certezze. La canzone si rivolge alla generazione Z che oggi ha difficoltà nel trovare dei punti fermi e a definire la propria identità, costantemente alla ricerca di un benessere autentico. 

Scritto a quattro mani con Gabriele Colabianchi e prodotto da Ben Cavendish, è un brano perfetto per cantarlo a squarciagola in macchina o mano nella mano ad un concerto, liberano la mente per ricominciare a sentire davvero.

Per conoscere ancora meglio questo pezzo e, più in generale, lui e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ne è venuta fuori questa interessante intervista.

Ciao Luca.
Per cominciare, vogliamo tornare un po’ indietro nel tempo: quando hai capito che la musica sarebbe stata una parte importante della tua vita e quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo musicale?
La musica mi accompagna da quando sono bambino, è sempre stata un elemento centrale nella mia crescita. Ricordo che alle scuole medie ho iniziato a suonare la chitarra: tornavo a casa e, invece di fare gli esercizi assegnati, suonavo a tutto volume fino a tardi, con mia madre che mi urlava di abbassare. In quei momenti non stavo solo suonando, stavo iniziando a scrivere le mie prime canzoni. Crescendo ho capito che quello non era solo un passatempo, ma qualcosa che mi apparteneva davvero. Ad un certo punto ho sentito che volevo farlo per tutta la vita. Così ho iniziato a pubblicare i primi brani, a mettermi in gioco, fino ad arrivare ad oggi, con un progetto che finalmente sento completamente mio e che mi rispecchia in pieno.

Partendo da quegli inizi, in adolescenza hai fatto parte di un collettivo e hai iniziato a pubblicare i tuoi primi singoli. Come è stata quell’esperienza e cosa ti ha insegnato sulla musica e sul lavoro di squadra?
Sì, in adolescenza ho fatto parte di un collettivo della mia zona in Abruzzo, gli “MK Ultra”. È stata un’esperienza fondamentale. Mi ha insegnato cosa significa lavorare in squadra per un obiettivo comune, condividere sogni e sacrifici. Ho imparato tantissimo anche a livello di performance dal vivo: stare sul palco con altri ragazzi ti forma, ti dà sicurezza e ti insegna ad ascoltare. Soprattutto, mi ha insegnato a fare musica per il puro bisogno di farla, senza pensare a etichette, numeri o aspettative. Solo passione.

Passiamo al tuo nuovo percorso: dal 2025, infatti, il tuo stile si è evoluto. Come descriveresti oggi la tua musica?
Oggi la considero “nostra”. In questo nuovo percorso mi sento musicalmente molto più consapevole rispetto agli inizi. Ho trovato una connessione vera con il mio team, una visione condivisa. Facciamo musica per necessità, perché è il nostro modo di esprimerci e di raccontarci. In studio ci divertiamo tantissimo, ridiamo, sperimentiamo, ed è una cosa che si sente nei brani. Credo che la naturalezza e la sincerità siano la base di tutto.

Nel nostro portale ti abbiamo conosciuto col brano “Fuori fanno oh”. Ti va di parlarcene?
“Fuori fanno oh” è il mio ultimo singolo, il secondo di questo nuovo progetto iniziato a dicembre 2025. È un brano a cui tengo particolarmente. È nato in Abruzzo, un pomeriggio alla chitarra con Cola: abbiamo scritto un ritornello che ci è sembrato subito forte e rappresentativo. Poi in studio, da Ben Cavendish, abbiamo costruito attorno una produzione che valorizzasse quell’energia iniziale. È una canzone che parla di vita, del fatto che spesso non ci fermiamo abbastanza a godere dei momenti importanti perché siamo travolti dalla frenesia. Volevamo raccontare proprio questo: l’importanza di fermarsi, respirare e vivere davvero.

Se dovessi, invece, raccontarlo utilizzando una frase del testo, quali useresti? 
“E voglio poter ridere quando guarderò indietro.”
Perché racchiude tutto quello che volevamo trasmettere. È un invito a vivere senza rimpianti, a osare, a non avere paura di mostrarsi vulnerabili. A essere semplicemente noi stessi, oggi, così da poter essere fieri di ciò che siamo stati domani.

Parlando del processo creativo, come nasce una tua canzone dall’idea iniziale alla versione finale?
Quasi tutte le mie canzoni nascono in studio con la mia squadra, soprattutto con Eugenio e Gabriele. Il processo è molto naturale: partiamo spesso da un giro di chitarra, da una frase, da un’emozione. Non c’è mai qualcosa di forzato. Ci divertiamo, suoniamo, parliamo tanto. Da lì iniziamo a “cucire” il pezzo, strato dopo strato. La semplicità e la spontaneità per noi sono fondamentali: se una canzone non nasce in modo sincero, si sente.

Quali artisti ti hanno ispirato nella creazione del tuo sound attuale e cosa hai imparato da loro?
Sicuramente i grandi cantautori italiani, da Vasco Rossi a Francesco De Gregori. Da loro ho imparato l’importanza di arrivare al cuore delle persone, di raccontare storie che entrano nella vita di chi ascolta. Allo stesso tempo sono cresciuto con le grandi icone pop internazionali, soprattutto Justin Bieber. Da lui ho imparato la cura del suono, l’evoluzione continua e la capacità di reinventarsi.

Come ti immagini di evolvere musicalmente nei prossimi anni e quali nuove sonorità o esperienze vorresti esplorare?
Spero di migliorare ogni giorno, sia musicalmente che a livello umano. Vorrei continuare a crescere restando fedele a quello che mi piace fare, senza inseguire mode. Mi piacerebbe esplorare nuove sonorità, magari contaminazioni più internazionali, ma sempre mantenendo la mia identità.

Nuovi progetti in cantiere?
Abbiamo tantissime canzoni pronte che usciranno nei prossimi mesi. È un periodo molto creativo e non vedo l’ora di farle ascoltare. E soprattutto c’è tanta voglia di portare tutto live, perché il palco è il posto dove la musica prende davvero vita.

Feat dei sogni?
Direi l’attuale Justin Bieber e Post Malone. Sono due artisti che riescono a unire pop e autenticità in modo incredibile. Sarebbe un sogno condividere qualcosa con loro.

Palco dei sogni?
Il palco dei sogni è quello dove il pubblico canta più forte di te. Può essere uno stadio o un club, non conta la dimensione. Conta l’energia. Sicuramente uno dei momenti più importanti sarebbe il primo grande live davanti alla mia città: suonare a casa, davanti a chi mi ha visto crescere, avrebbe un valore unico.

Prima di salutarci, fatti un augurio per il futuro.
Mi auguro di divertirmi sempre facendo musica, di viverla in tutte le sue sfumature, anche nei momenti più difficili. E soprattutto di riuscire a vivere di questo, perché è ciò che mi appartiene davvero.

Grazie Luca, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto. 
Grazie mille a voi è stato un piacere. Un saluto.

Profilo Spotify dell’artista.

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