Foto di Irene Arditi
Intervista all’artista protagonista dell’episodio 788 di #LFMConsilgia (26 maggio 2026) e vincitore del premio Artista del mese di Maggio 2026, assegnato dai nostri utenti.
Emanuele Volpi, classe 1998, è un chitarrista, produttore e artista con una formazione musicale poliedrica, nata da una passione per la musica coltivata fin dall’infanzia. A soli 8 anni inizia a suonare la chitarra e, nel corso degli anni, amplia il proprio percorso studiando anche batteria, basso e clarinetto, fino ad avvicinarsi al mondo della produzione musicale. Si laurea in chitarra classica presso il Conservatorio di Lucca.
Nel corso della sua esperienza musicale fonda l’AfroQuiesa Orchestra, collettivo jazz fusion con cui si esibisce sui palchi di importanti festival jazz italiani e prende parte a diverse esperienze live di rilievo, tra cui l’apertura al concerto di Seun Kuti.
Nel 2023 si trasferisce a Milano, dove avvia nuove collaborazioni sia dal vivo che in studio, lavorando al fianco di artisti come Mew, Selmi e Plant. Parallelamente, collabora con il maestro Luca Chiaravalli, registrando parti di chitarra per progetti discografici di artisti come Loredana Bertè, Raf, Nek, Renga e Fausto Leali.
Nel 2026 arriva il suo primo progetto da solista: “6 canzoni fatte a mano”, un EP autoprodotto e interamente curato da Volpi, che ne firma le parti strumentali, gli arrangiamenti e la produzione. Un lavoro che racchiude il suo percorso e la sua identità musicale, mettendo al centro il rapporto diretto tra artista, strumenti e produzione.
Disponibile, invece, da venerdì 22 maggio “SEDIA ARMADIO” è il brano con cui l’abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale, nell’episodio 788 di #LFMConsilgia del 26 maggio 2026 e che l’ha portato ad essere scelto, dai nostri utenti, come Artista del mese di Maggio 2026.
Di questo brano, e di molto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lui, in questa intervista.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo da “Sedia Armadio”, il brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale. Cosa rappresenta per te in questa nuova fase del tuo percorso?
“Sedia Armadio” rappresenta un nuovo modo di comporre rispetto al mio EP precedente, che si avvicina molto ai brani che devono ancora uscire. È una canzone che ho ottenuto scavando dentro i dubbi esistenziali che ho maturato da quando vivo a Milano. Ho cercato di mettere in musica una parte di me che fatico a raccontare normalmente senza una chitarra in mano.
La metafora della “sedia armadio” nasce da un’immagine molto quotidiana, ma diventa il simbolo di una confusione emotiva più profonda. A tal proposito, come nasce solitamente il processo creativo dietro le tue canzoni: parti più da un’immagine, da un’emozione o da una storia da raccontare?
Molto spesso parto da un “videoclip mentale” che mi faccio nella testa e poi penso: come faccio a renderlo in musica? E qui la faccenda si complica, ma è molto stimolante trovare le parole e il sound giusto che possa descrivere al meglio quello che ho dentro. Altre volte inizio a scrivere senza sapere chiaramente quale sarà il concetto chiave. Prende forma parola dopo parola sempre più nitidamente.
Quanto è importante per te riuscire a trasformare situazioni personali in qualcosa in cui anche gli altri possano riconoscersi?
È molto importante, ma in realtà non lo cerco volutamente. Alla fine, in tutte le mie canzoni racconto dettagli della mia vita nel modo più spontaneo possibile. Quando poi faccio ascoltare i miei pezzi ad amici stretti o parenti, quasi tutti mi dicono di sentirsi rappresentati, e questo aspetto mi rende molto felice.
Facendo un passo indietro, il tuo percorso musicale è molto ricco: sei polistrumentista, producer e hai vissuto esperienze diverse tra concerti, collaborazioni e progetti paralleli. Tra tutto questo, ad oggi, qual è la tappa che reputi essere la più importante nella tua crescita artistica?
La tappa fondamentale nel mio percorso è stata guardarsi allo specchio e dire: da oggi canterò e scriverò i miei pezzi. Ho sempre scritto e prodotto per altri progetti, ma è stato importante abbracciare il bisogno interiore di raccontarmi al mondo. Ogni giorno che passa sto superando l’imbarazzo e l’insicurezza dell’esporre le parti più nascoste che ho dentro.
La tua formazione ti ha portato a conoscere tanti aspetti della musica, dalla tecnica alla produzione. Quanto conta oggi questo bagaglio nel tuo progetto artistico?
Conta molto. Ho suonato in tanti progetti diversissimi tra loro. Gruppi ska, latin, afrobeat, funk, metal, e via discorrendo. Il conservatorio mi ha insegnato la tecnica chitarristica e la passione per la composizione. Cerco sempre di portare un po’ di tutto quello che ho suonato nelle mie produzioni.
Dal punto di vista stilistico, nel tuo percorso hai attraversato generi ed esperienze molto diverse. Nel presente, però, come descriveresti la tua musica ed il mondo sonoro che stai costruendo?
Le mie canzoni sono un’accozzaglia di suoni che spesso vanno d’accordo tra loro e spesso fanno a botte. Tutto questo caos è puro sfogo creativo. Non riesco a incasellarmi in un mondo sonoro preciso e ho sempre stimato gli artisti che hanno fuso nelle loro opere tutti gli elementi creativi del loro bagaglio culturale.
Hai scelto di allontanarti da un approccio più legato alla perfezione tecnica per lasciare spazio a un linguaggio più istintivo e personale. Quanto è importante per te anche l’imperfezione all’interno di una canzone?
L’imperfezione è tutto. È quell’aspetto che distingue l’uomo dalla macchina e che fa accendere la scintilla. Mi sento rappresentato molto dai dettagli imperfetti che trovo nelle opere musicali, cinematografiche e letterarie. Non mi sento per niente rappresentato dalla mano robotica di un’intelligenza artificiale che mi crea il contenuto perfetto in 20 secondi.
Poco fa ci hai già accennato qualcosa a riguardo.
Nel 2026 è arrivato anche il tuo primo EP autoprodotto, “6 canzoni fatte a mano”. Che tipo di fotografia del tuo percorso rappresenta questo progetto?
Inconsciamente credo che rappresenti una sorta di portfolio. Sono sei brani molto diversi fra loro, in cui ho messo tutto quello che ho imparato musicalmente da quando sono piccolo. Tutto fatto nel modo più veloce e istintivo possibile, abbracciando l’imperfezione tecnica e la spontaneità compositiva.
A proposito di questa uscita, parliamo del ”6 canzoni fatte a mano in tour”. Cosa ti porti dietro da questa esperienza e, più in generale, quanto cambia il modo di vivere le tue canzoni quando arrivano davanti a un pubblico?
Portare live i miei pezzi è un’esperienza meravigliosa. Mettendoci la faccia come frontman per la prima volta, sento una grande responsabilità nelle parole che canto davanti al pubblico. Quest’ultimo poi trae le sue conclusioni ed è giusto così. Fortunatamente questo tour è andato bene e sto imparando a percepire le reazioni della gente davanti a me. Reazioni molto positive e a tratti quasi commoventi.
Parlando di sogni, c’è un artista o un musicista con cui ti piacerebbe condividere un palco o realizzare una collaborazione in futuro?
Sarebbe un sogno cantare “Albachiara” con Vasco davanti a uno stadio pieno (e fare un assolo di chitarra di almeno 5 minuti).
Prima di salutarci, chiudiamo con uno sguardo avanti: quali sono gli obiettivi e i sogni che vorresti raggiungere nei prossimi anni con il progetto Volpi?
Suonare! Suonare i brani che ho nel cassetto in studio di registrazione e su tutti i palchi possibili. Non vedo l’ora di far sentire a tutti cosa ho in serbo! Obiettivi precisi non ne ho. Voglio solo che la mia musica raggiunga le persone giuste che possano apprezzarla a pieno.
Grazie, è stato un grande piacere. Alla prossima e buona musica.
Grazie a voi!
Profilo Spotify dell’artista.
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