Intervista – Zeno: “sulla mia strada”

Intervista al cantautore classe 2006, Zeno.

Classe 2006, di base in provincia di Belluno, Zeno ha alle spalle un percorso già solido: è diplomato al Liceo Musicale G. Renier ed oggi studente di Lettere a Padova, formatosi sul pianoforte moderno con Andrea De Nardi e sul canto con David Wilkes Benini.
Alle spalle ha masterclass con Gabriele Comeglio, Cheope, Laura Valente e Vittorio Matteucci, un percorso di studio in sala con il produttore Fabio Trentini, e un curriculum di concorsi che nel solo 2025 conta il terzo posto assoluto e il primo posto della giuria popolare a “Le Note nel Cuore”, la finale al VolaVoce Festival e la segnalazione al Premio Vittorio Andretta.

Fuori dal 28 Agosto per Artisti Online, “Fortuna” è il suo ultimo singolo.
“Fortuna” segue gli inediti “Meteorite”, “Come i nostri sogni”, “Con i miei occhi” e “Dialogo tra le due massime incomprensioni del mondo”.
Il brano unisce un cantautorato confidenziale a una dinamica che cresce gradualmente. Ne nasce una protesta senza slogan, in cui Zeno rivolge prima di tutto a se stesso un monito sulla propria fortuna, ricordando le guerre e le povertà che segnano il mondo.

CREDITI
Musica e Testo: Zeno
Distribuzione e Promozione a cura di  Artisti Online Etichetta Discografica

Di questo ultimo brano, del suo percorso e della sua musica, ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Quando hai iniziato ad avvicinarti alla musica e cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?
Mi sono avvicinato alla musica da piccolo, ascoltando i grandi cantautori del passato attraverso i tanti CD e vinili dei miei genitori, principalmente della scena italiana come De Andrè, Bennato, Battiato, Guccini, Lucio Dalla, Vinicio Capossela, ma anche internazionali come Leonard Cohen, i Rolling Stones e gli Electric Light Orchestra. Per scelta in casa non abbiamo mai avuto la televisione, per questo motivo c’era spesso occasione di ascoltare musica. 
Tra me e la musica c’è sempre stata una certa intesa, all’inizio attraverso il corpo, il movimento; prima di imparare a suonare uno strumento ho fatto due anni di danza. Poi in quarta elementare ho voluto intraprendere lo studio del pianoforte e da lì negli anni a seguire, grazie al maestro Andrea De Nardi, ho intrapreso il percorso della composizione. In terza media è uscito il mio primo singolo ”Meteorite” e ho deciso così di intraprendere questa strada, perché la sento mia, perché non posso fare a meno di suonare e sento che mi manca quando non ne ho la possibilità, anche se per pochi giorni. È  un percorso difficile e chi suona sa bene che lo è fin dall’inizio, io ho avuto la fortuna di avere mia mamma che mi ha sempre incoraggiato e spronato a continuare, che mi portava ogni volta a lezione e che tuttora crede in me. È  un percorso che ti porta a sbattere contro tante porte ma nonostante questo non ho mai perso la spinta, la voglia di continuare sulla mia strada, di continuare a studiare e di provarci. 

E guardandola la tua strada, fino ad oggi quali sono state le esperienze che hanno contribuito maggiormente alla tua crescita artistica?
Sicuramente l’incontro con il Maestro De Nardi è stato fondamentale, per formarmi delle basi solide e per accompagnarmi alla composizione. 
Il liceo musicale è stato importante, mi ha permesso di scoprire e conoscere la storia delle musica, la musica classica, quella contemporanea, e soprattutto il campo delle tecnologie musicali. 
L’ultima esperienza importante è stata nel 2024, una masterclass con Laura Valente, non solo per l’aspetto interpretativo ma anche per i suoi preziosi consigli da Artista navigata del settore. 

Quali artisti, invece, ti hanno influenzato ed hanno contribuito a sviluppare il tuo stile?
Sicuramente De Andrè, nella scrittura dei testi, impegnata, poetica, è il mio punto di riferimento nella musica; in generale la musica cantautorale italiana di fine ‘900, a cui sono affezionato, è quella da cui prendo più ispirazione, sia per la musica si per i testi. Un artista più contemporaneo invece, che ha influenzato soprattutto i miei brani più “pop”, è Cesare Cremonini. 

Dunque, come descriveresti oggi il tuo stile e il tuo modo di fare musica?
Non riesco ancora a collocarmi in uno stile preciso, è ancora in uno stato evolutivo, posso dire di sentirmi vicino al cantautorato; allo stesso tempo però sto cercando una dimensione stilistica più personale, che prenda spunto sì dal mondo cantautorale, soprattutto nella scrittura dei testi, ma che possa essere più contemporanea, più fruibile alla mia generazione cercando più che posso di creare qualcosa di originale e fresco. Per questo motivo studio molto ed è credo il mio obiettivo primario a livello musicale.

Parliamo di “Fortuna”: dcosa rappresenta per te e cosa senti di aver scoperto di nuovo, con questo brano, sul tuo modo di scrivere?
“Fortuna” è il brano, tra quelli che ho scritto, a cui al momento sono più affezionato. Non credo sia un brano perfetto, penso sia però un buon brano, soprattutto per me e la mia formazione. Nasce in un periodo di particolare ispirazione. L’intenzione iniziale non credo fosse di fare un brano impegnato, tutto è partito con semplicità: un giro di chitarra popolare e le prime frasi sulle montagne, i piccoli paesi di campagna, le capre e le mucche, sul mio quotidiano. Dico che è un brano importante per il mio percorso per la costruzione testuale e musicale; innanzitutto perchè e un brano che si discosta dalla struttura classica della canzone, intro strofa ritornello strofa ritornello finale, ma è un susseguirsi di sole strofe, chiaro richiamo alla musica cantautorale, alla Guccini. Non sono questi brani facili perché devi sempre riuscire a tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore in qualche modo, il rischio in cui è facile cadere è di fare un qualcosa di monotono che se il brano è lungo annoia. Poi mi è tornato alla mente un argomento trattato in filosofia tempo prima, si parlava di Aristotele, che teorizzava che alcune persone nascessero “schiave per natura”, concetto oggi fortunatamente superato ma che non può che farci riflettere sulla nostra condizione: siamo effettivamente privilegiati o è solo una questione di fortuna? 
Il brano poi trasferisce questa riflessione in diverse situazioni e su diversi soggetti, prima sull’ambiente e sugli animali, nel finale invece sull’uomo, sul Noi e la nostra triste quotidianità di guerre, il tutto sottolineato dal cambio di tonalità. Nel finale inoltre c’è la mia personale risposta a questa riflessione. 
Con questo brano non è poi tanto cambiato il mio stile musicale, ciò che è cambiato è la consapevolezza compositiva, io mentre scrivevo sapevo la direzione da dare al brano, non era più come prima una serie diciamo “casuale” di tentativi, di accordi e frasi, in “Fortuna” tutto è incastrato con una sua logica e l’ho fatto con consapevolezza. 

Quanto è importante per te affrontare attraverso la musica temi che vanno oltre la dimensione personale?
Fondamentale, soprattutto oggi, e soprattutto tra i giovani miei coetanei. L’arte per me è riflessione, è pensiero critico, è politica, lo è sempre stato. L’arte è politica non solo nelle canzoni e nelle opere d’arte impegnate, che portano un messaggio politico nel senso stretto, ma lo è anche nelle canzoni considerate più leggere. Nella musica Rap e Trap c’è tanta politica inconsapevole, nel modo di parlare del rapporto col denaro, nel modo di parlare delle donne. Non vorrei generalizzare, ma anche nelle canzoni d’amore, quando si tratta del rapporto con un’altra persona si sta esponendo un proprio pensiero, un proprio modo di intendere il legame affettivo. 
Io se posso scegliere, nel nostro presente, scelgo di parlare di temi più sociali, della comunità, non per forza espliciti, ma che innestino nell’ascoltatore una riflessione almeno. 

Guardando al futuro, dove vorresti portare il tuo progetto musicale?
Ovviamente alla mia età si sogna in grande, mi piacerebbe molto portare la mia musica a più persone possibili, e finché ho tempo non voglio accontentarmi. Però penso che se riesco a fare al meglio il mio e facendo quello che mi piace sarò in un futuro contento anche solo di condividere la mia arte con una nicchia di persone. 

Ma prima di allora si sogna in grande. Il mio sogno sarebbe di andare a Sanremo! 

E per restare in tema, quale sarebbe il feat dei tuoi sogni?
Il mio feat dei sogni, purtroppo irrealizzabile, sarebbe stato ovviamente con De Andrè, ma anche con suo figlio sarebbe molto bello. 

Invece per un feat tra artisti emergenti, mi piacerebbe molto farne uno con Nico Arezzo, secondo me è un artista molto interessante nella nuova scena musicale.

Prima di salutarci, quale augurio ti fai per il futuro?

Al me del futuro auguro di averci creduto fino in fondo, di non aver mollato niente e nessun’occasione. Gli auguro di aver trovato la sua strada e di esser riuscito a farsi sentire con la sua arte. 

Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie mille a voi per l’intervista e per questa bella occasione!

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