Intervista – Le “Radici” di Wrongonyou

Intervista all’artista vincitore del premio della critica al Festival di Sanremo 2021 nella categoria “Nuove proposte”.

Wrongonyou, al secolo Marco Zitelli, è uno degli elementi più interessanti e seguiti del panorama emergente italiano.
Il suo talento viene fuori sin da subito, affermandosi ed attirando l’interesse di fan, colleghi ed addetti ai lavori, dapprima grazie ad alcuni brani caricati su Soundcloud, per poi arrivare a Carosello Records, con cui pubblica il primo EP “The Mountain Man” (2016) e il primo disco ufficiale “Rebirth” (2018).
La sua musica dotata di una forte componente emotiva ed immaginifica, è capace di toccare le corde più profonde dell’animo di chi lo ascolta.
Grande rilevanza, nel suo percorso, viene ad assumere la sfera dei live avendo calcato, in carriera, palchi di grandi festival internazionali come il South by Southwest ad Austin in Texas (USA), l’Europa Vox in Francia, l’Eurosonic Noorderslag in Olanda, il Primavera Sound in Spagna e Home Festival in Italia.
I suoi brani sono inoltre diventati colonne sonore di film e serie tv (“BABY” su Netflix o il film “IL Premio” di Alessandro Gassman per citarne alcuni), in Italia e nel mondo.
Grande importanza riveste nel suo percorso di crescita l’uscita (nel 2020) di “Milano parla piano“, progetto (anticipato da “Mi sbaglio da un po’” e “Solo noi due“) in cui l’artista scrive e canta per la prima volta in l’italiano.
Altra tappa di grande rilevanza, la partecipazione nella sezione “Nuove Proposte”, con il brano “Lezioni di volo” , al Festival di Sanremo 2021, esperienza conclusasi con la vittoria del tanto ambito quanto prestigioso Premio della Critica Mia Martini.
Dopo la rassegna sanremese, il cantautore romano pubblica il suo ultimo album “Sono io”, secondo capitolo della sua carriera.

Disponibile, invece, da venerdì 6 ottobre 2023, “Radici” (ADA Music Italy) è il suo nuovo EP.
L’EP, anticipato dai brani “Il Diavolo Non Deve Sapere” e “Non esisto più“, rivela l’artista in una veste diversa, completamente indipendente.
Radici” rappresenta un ritorno alle origini, un intimo e introspettivo viaggio che esplora il rapporto del cantautore con se stesso, nato da un periodo di ritiro e riflessione
Il progetto è stato realizzato integralmente in Sardegna, composto, arrangiato, registrato tutte le parti e gli strumenti dallo stesso artista, curandone la produzione in prima persona insieme a Francesco Coletti. 

Proprio in occasione di questa nuova importante uscita, abbiamo contattato Wrongonyou per porgli qualche domanda.
Ne è venuta fuori questa interessante intervista in cui l’artista si è raccontato con estrema disponibilità e trasparenza.
Senza dilungarci oltre, vi lasciamo direttamente alle sue parole.

Innanziutto ti ringraziamo per averci concesso questa intervista.
Partiamo subito da “Radici“, il tuo nuovo EP. Cosa rappresenta, per te?
Rappresenta un ritorno, musicale, a le mie radici appunto. Tornare a quella sensazione di libertà che non avevo da un po’ di tempo ormai, ovvero fare musica per me e poi condividerla con tutti. La musica in quanto necessità.

Un EP di cui  ti sei occupato personalmente nei minimi particolari e all’interno del quale hai deciso di raccontarti senza barriere. Quando e perchè hai sentito il bisogno di iniziare a lavorare a questo progetto?
Erano anni che avevo in programma di fare questo EP, dovevo trovare il momento giusto, anche emotivamente parlando, perché ho deciso di mettermi totalmente a nudo e parlare delle difficoltà che affronto io e anche tante persone che ci si rispecchiano. La salute mentale è un tema che non viene quasi mai affrontato nella musica indie (e per musica indie intendo quelle canzoni dove l’artista parla in modo libero, non quello che va di moda adesso). Era tanto che non sentivo questa sensazione di libertà artistica. È la prima volta che mi prendo anche la responsabilità della produzione artistica oltre che esecutiva e devo dire che è stata una bellissima esperienza. Suonare quasi tutti gli strumenti, creare i suoni. È un EP vero, suonato, non fatto al computer in una stanza.

Se dovessi scegliere, tra i 4 pezzi che vanno a comporlo quale indicheresti come brano manifesto dell’intero ep?
Penso “Il Diavolo Non Deve Sapere”, al di là del fatto che ha fatto da apripista per l’EP, è stata la canzone che dato il via alla necessità di produrre l’intero EP. Una canzone intima che mi ha fatto pensare al fatto che c’era bisogno di ritirarsi lontano dalla città.

Più in generale, come descriveresti la tua musica?
In questo momento libera, intensa e sincera.

In quanto ultima tappa, “Radici” rappresenta sicuramente uno snodo importante per la tua carriera. Tuttavia, guardando indietro, quali tappe reputi essere le più significative per il tuo percorso artistico?
Sicuramente quando cantavo in inglese mi è stato permesso di girare il mondo per portare la mia musica in giro e partecipare a dei festival come il Primavera Sound di Barcellona, che avevo sempre visto come spettatore. La fortuna che la musica ti porti in giro e ti fa scoprire il mondo è una cosa del quale sono davvero grato.

A proposito di importanti esperienze, cosa ti sei portato dietro dalla tua partecipazione al Festival di Sanremo 2021 e la vittoria del Premio della Critica per la sezione “Nuove Proposte”?
Sicuramente Sanremo è stata una tappa importantissima, l’emozione era tanta e aver potuto mettere la mia firma su una cosa alla quale tanti ambiscono e in pochi ci arrivano è una cosa importante. Il Premio Mia Martini è una di quelle cose che ti fa pensare che hai fatto qualcosa di buono per la musica. Era il premio che realmente mi interessava.

Cosa vedi nel tuo futuro? Quali sono gli obbiettivi che ti sei prefissato?
Continuare a pubblicare musica no stop se me lo permetteranno, suonare il più possibile e riprendere per bene l’attività live e non essere solo un musicista virtuale che pubblica canzoni. Il palco è l’unica droga di cui faccio uso, e non ha effetti collaterali!

Il tuo sogno più grande?
Poter fare questo lavoro fino alla fine e continuare ad essere ispirato.

Con quale artista di piacerebbe collaborare?
Se guardo all’estero e penso alle cose impossibili mi piacerebbe collaborare con John Frusciante e Bon Iver. Se guardo in Italia mi piacerebbe scrivere con Zanotti, mi piace la semplicità con cui rende poetiche parole e usi quotidiani. Poi sono molto nostalgico dell’alternative di una volta, tipo Manuel Agnelli, Niccolò Fabi, Tiromancino e in tutto ciò sono davvero grato di aver potuto avere la fortuna di collaborare con Daniele Silvestri.

Prima di salutarci, fatti un augurio per il futuro.
Continuare ad essere puro.

Grazie, è stato un grande piacere. Un caro saluto da tutta la redazione.
Grazie a voi, un abbraccio e a presto.

Profilo Spotify dell’artista.

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