Foto di Nicole Verzaro
Intervista al cantautore romano classe 1992, protagonista dell’episodio 649 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 28 gennaio 2025.
EDEL è il progetto solista di Alberto Laruccia, cantautore romano classe 1992.
Laureato in Composizione Pop – Songwriting e Specializzato in Musica Applicata al Saint Louis College of Music di Roma, Alberto Laruccia è cantante e chitarrista di diverse formazioni fino al 2015, quando dà vita insieme ad altri musicisti romani all’alternative rock-band, La Scala Shepard. Per La Scala Shepard è frontman, chitarrista e arrangiatore di 2 EP e dell’album “Bersagli”, pubblicato per Goodfellas nel 2020.
Dopo lo scioglimento della band, si intensifica la sua attività da arrangiatore, compositore di musica per immagini e chitarrista.
Come EDEL nel 2024 vince il Premio assoluto e il Premio Miglior Testo al Premio Nazionale per la Canzone d’Autore Emergente – Città di Quiliano e partecipa alle audizioni live di Musicultura al Teatro Lauro Rossi di Macerata vincendo il Premio del Pubblico Banca Macerata.
A novembre dello stesso anno pubblica il singolo “Canzone poco originale sulla solitudine” seguito da “Il bene che ci potremmo fare”, “Per gli amici che avevo” (brano inserito nell’episodio 649 della nostra rubrica #LFMConsiglia a lui dedicato) e “Se vuoi restare sola”, estratti dal disco “Contro la fretta di Crescere”, il suo disco d’esordio disponibile dal 28 febbraio 2025.
“Contro la fretta di crescere” è una soggettiva sull’avere trent’anni: un’opera di nove tracce, intima e sincera, che parla di cambiamenti, di innocenza e del desiderio d’incontro, nella ricerca di equilibrio tra il mondo esterno, la paura e la musica.
CREDITI
Testi e musiche: Alberto Laruccia (eccetto traccia 3 – Testo A. Laruccia; Musica A. Laruccia, P. Di Pace, A. Recanati)
Voce: Alberto Laruccia;
Basso: Matteo Domenichelli (tracce 1,2,5,8); Pasquale Di Pace (tracce 3,4,6,7,9)
Synth e Tastiere: Alessandro La Padula (tracce 1,2,4,5,6,7,8,9); Alessandro Recanati (traccia 3)
Chitarre: Alessandro La Padula (tracce 1,2,4,5,6,7,8,9), Alessandro Recanati (traccia 3), Alberto Laruccia
Pianoforte: Thomas Rocca (tracce 4,5,6,8,9)
Drum Machine: Alessandro Recanati (traccia 3)
Batteria: Franz Aprili (tracce 1,2,8); Matteo Morini (tracce 4,5,6,7,9)
Backing Vocals: Caterina Petrignani (traccia 1)
Produzione: Alessandro La Padula, Fabrizio Morigi, Alberto Laruccia, Alessandro Recanati (traccia 3), Pasquale Di Pace (traccia 3)
Arrangiamenti: Alessandro La Padula (tracce 1,2,4,5,6,7,8,9), Alessandro Recanati (traccia 3), Pasquale Di Pace (traccia 3), Alberto Laruccia (tracce 3,6,9)
Registrato e mixato presso i Mob Studios di Roma
Recording e Mix a cura di Matteo Spinazzè
Masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering Studio
In occasione di questa uscita, per conoscere ancora meglio lui e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo da “Per gli amici che avevo”, uno dei singoli che ha anticipato l’uscita di “Contro la fretta di crescere”, nonchè brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno dell nostro portale.
“Per gli amici” è un brano che rompe un po’ le regole del disco. È up beat, è, a suo modo, pop, ma soprattutto è un po’ “un’avvelenata”. È un brano che ho scritto un po’ di tempo fa in seguito ad una frattura in un rapporto d’amicizia storico, e l’ho scritto con rabbia. Quando il brano è uscito non lo ascoltavo da un po’ (tutte le fasi finali di mix e master erano già state completate già da almeno un annetto) e mi ha spiazzato come nella mia percezione sia completamente cambiato. Era un brano incattivito, ma riscopro un brano nostalgico, con una potente vena di malinconia. Una strana lettera di scuse. A volte le immagini e le impressioni che ricevi sono più importanti delle parole.
Esiste un brano, tra quelli presenti nel disco, a cui sei particolarmente legato?
“Il bene che ci potremmo fare”, credo. È una lettera d’amore e di paura di perdersi. E sono argomenti di cui un po’ abuso nel disco. Ma questo brano vince per la sua eleganza. E poi perché è il primo brano che in fase di preproduzione ho ricevuto da Alessandro La Padula (che ha arrangiato il disco) con il vestito che ha ora. Ed era tutto ciò che non mi aspettavo ma di cui, evidentemente, avevo bisogno.
Se potessi scegliere un brano di un altro artista da firmare come tuo, quale sarebbe e cosa ti affascina di quella canzone?
Sceglierei “Anima Fragile” di Vasco Rossi. Artista che ho snobbato e che ho scoperto realmente quando ho smesso di dover dimostrare qualcosa di poco utile alla mia crescita artistica. Fa spavento la semplicità del messaggio, dell’armonia, dell’arrangiamento e fa spavento la potenza della resa…ma che ci dobbiamo dire?
Ci sono artisti, italiani o internazionali, che hanno influenzato il tuo stile o il tuo percorso musicale?
Io sono cresciuto con una grande passione per il Progressive Rock italiano ed inglese. Il Banco del Mutuo Soccorso è stato il primo concerto che ho visto da bambino… dall’altro lato c’è una grande passione chitarristica per Stevie Ray Vaughan; dall’altro ancora i Battiato, De Andrè, De Gregori, Guccini, Lolli; e poi la new wave dei The Smiths e del Morrissey solista.
Se dovessi descrivere EDEL a qualcuno che non l’ha mai ascoltato, come lo presenteresti?
Una volta un musicista veramente meraviglioso, dopo aver ascoltato il mio lavoro, mi ha detto (testuali parole): “Figa zio! (ha evidentemente origini sarde) Questa roba spacca! Ad ascoltarti parlare del tuo progetto hai già un piede nella fossa. Ma che problemi hai?”
Ecco…non mi so vendere benissimo, a chiacchiere.
Come nasce una tua canzone? Hai un metodo preciso o segui l’ispirazione del momento?
Recentemente ho provato a riacchiappare nella memoria i momenti in cui ho scritto la maggior parte delle canzoni di questo album e devo dire che non ne ricordo nemmeno uno. Il che mi porta a ragionare su quanto, lì dove (in maniera assolutamente casuale) ti imbatti in un momento di particolare concentrazione, ispirazione, che dir si voglia, c’è una specie di fase di trance. Nulla di mistico, solo un momento molto emotivamente pregno…come quando dai un esame importante, fai un’esibizione inondante. Finisci e non ricordi bene la sequenza degli avvenimenti.
Però un metodo non c’è, almeno per me. Ma molto spesso parto da una frase molto convincente e aspetto che arrivi una melodia e da lì se il momento è propizio si va avanti.
Facciamo un salto indietro: quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada. C’è stato un momento chiave?
Ho iniziato a studiare musica a 9 anni. I miei santi genitori hanno intercettato la mia passione per la musica molto presto. Ma quando ho compiuto 18 anni l’unico modo per fare musica in maniera professionale era avviare il percorso decennale in conservatorio. Per di più di studi classici. Allora ho quasi preso una triennale in Storia lontano da Roma. “Quasi” perché a due esami dalla discussione della tesi il mio sistema nervoso mi ha comunicato che non era il percorso giusto. Una volta assestatomi mi sono iscritto al Saint Louis College of Music di Roma (nel frattempo anche i percorsi pop e rock erano diventati percorsi certificati con laurea) e lì ho iniziato e completato tutti i miei studi. Direi che il momento chiave è lì, quando la buona dose di inconscio ha scelto al posto mio cosa fare.
Guardando al tuo percorso, quali sono stati i momenti più significativi per la tua crescita artistica e personale?
Direi tutto ciò che ho fatto con Lorenzo, David e Claudia, anche detta La Scala Shepard. Il rapporto musicale più bello e complicato che abbia mai avuto. Persone e musicisti con cui ho suonato e vissuto per un decennio e con cui ho scoperto le prime prove, i primi live dal pub ai grandi palchi, le prime e le ultime ansie.
Su cosa stai lavorando attualmente? Ci sono nuovi progetti in arrivo?
Per EDEL c’è (spero) tutto il tempo per far viaggiare questo disco da un lato all’altro dell’Italia mentre si comincia a scrivere qualcosina di nuovo. Per Alberto tante cose diverse, che, per fortuna, riguardano sempre la musica. Ma è un’altra storia.
Prima di salutarci, se potessi collaborare con un artista dei tuoi sogni, chi sceglieresti?
Mi permetto di splittare la risposta in più parti: se parliamo di vivi su piano internazionale passerei volentieri una settimana in studio o con Sting o con Jonny Greenwood; in Italia farei un’esperienza simile con Cremonini o con Bersani… se parliamo di chi non è più tra noi giocherei tutto su un weekend con Bowie.
Grazie per il tempo che ci hai dedicato! Ti auguriamo il meglio e speriamo di risentirci presto.
Grazie a voi e agli eroi che sono arrivati a leggere fino a qui. Viva!
Profilo Spotify dell’artista.
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