Intervista – Libera, nuova, profonda: la musica di Tamì

Intervista all’artista classe ’98, protagonista dell’episodio 719 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 10 settembre 2025.

Elisa Casentini, in arte Tamì, è una cantante, DJ e produttrice italiana.
Nata a Roma nel 1998, nel corso degli anni ha vissuto tra Swansea, Liverpool e (da pochissimo) Londra. Questi luoghi non sono soltanto capitoli importanti della sua vita personale, ma veri e propri tasselli che hanno contribuito alla sua crescita, spingendola a evolversi e a definire la sua identità artistica.
Negli anni ha pubblicato svariati brani, esplorando generi e sonorità.
Dopo un periodo di pausa, è iniziata per lei una nuova fase creativa, fatta di ricerca sonora e di riscoperta della propria identità. Un percorso che nasce da viaggi e introspezione, ma anche dalle esperienze condivise.
Prima tappa di questa nuova fase del suo percorso è “Navi”, fuori dal 25 luglio per Honiro Label e Luppolo Dischi, brano con cui l’abbiamo conosciuta all’interno del nostro portale, nell’ambito dell’episodio 719 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 10 settembre 2025.

Disponibile, invece, dal 31 ottobre 2025 Non sei te” (Luppolo Dischi/Honiro Label) è il suo nuovo singolo, in collaborazione con Uale.
Tra sonorità itpop delicate e voci complementari che risultano una sorta di carezza per chi ascolta, Tamì ci lascia un messaggio chiaro e lineare: non abbandonarsi in nome di nulla, ma comprendersi per comprendere ed amare realmente.

Di questo nuovo singolo, e di tanto altro (con delle anticipazioni riguardo a quello che succederà a breve), ne abbiamo parlato direttamente con lei in questa ampia ed interessante intervista.
Senza dilungarci oltre, dunque, vi lasciamo direttamente alle sue parole.

Ciao Tamì, grazie per aver accettato il nostro invito. Partiamo dal principio: come, quando e perché hai deciso di avvicinarti al mondo della musica?
Ciao, grazie a voi! Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica da molto piccola. Mia mamma suonava piano jazz all’università e mio papà suona la chitarra da sempre. In casa avevamo un pianoforte, quindi anche a tre anni mi arrampicavo lì per strimpellare cose orribili. Sicuramente non ero una di quei bambini prodigio, però mi divertivo. Crescendo, ho amato tantissimo la musica. Spesso scaricavo canzoni da youtube e Limewire, specialmente pezzi al pianoforte che poi cercavo di imparare, finché non ho iniziato a sentire la necessità di scrivere qualcosa di mio verso i 14 anni; e da lì non ho più smesso. La possibilità di creare è la cosa che mi rende più felice in assoluto.

Il tuo percorso ti ha portata a vivere tra Roma, Swansea, Liverpool e oggi Londra. Quanto hanno influito questi luoghi (e i loro suoni) nella costruzione della tua identità artistica?
Questo me lo chiedo anche io. Credo che più che i paesaggi siano le influenze ad aver cambiato qualcosa in me musicalmente. Non sono al passo con i tempi della musica italiana. I miei amici sono tutti internazionali e ascoltano musica internazionale, quindi credo che questo mi porti ad avere un suono leggermente diverso da quello che si sente in Italia. Non per tirarmela ovviamente, solo perché credo che quello che un artista crea è anche un po’ un minestrone delle sue influenze. Pensare a ritroso su ogni città dove ho vissuto mi fa sempre stare male, non so perché.

Guardando indietro, quale tappa consideri la più importante o formativa del tuo percorso, fino a oggi?
L’ultimo anno a Liverpool sicuramente è stato un anno difficilissimo per me, ma quell’esperienza mi ha permesso di crescere. Nell’industria musicale, soprattutto in UK, è molto presente la cultura del bere, che viene ancora più ampliata negli ambienti musicali. Gli artisti sono sensibili, però è l’esposizione a tutto ciò a non far bene. Ci sono passata pure io: pensavo fosse cool uscire sempre e fare casino, ma concentrarmi sulla mia salute mi ha dato possibilità di liberare il più possibile la mia mente e la mia creatività, molto di più di qualsiasi altra cosa.

Dopo un periodo di pausa, hai intrapreso una nuova fase creativa. Cosa ti ha spinto a fermarti e, soprattutto, cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento di ripartire?
Mi sono fermata perché non mi piaceva più quello che stavo facendo. Non mi sembrava di avere un’identità chiara e la mia musica era piena di tristezza, ma non sapevo come renderla migliore. Mi è sembrato ci fossero due personalità che volevano coesistere nella stessa musica; tuttavia, forse erano semplicemente distanti, perciò ho creato un piccolo progetto segreto, un alter ego in inglese che in pochi conoscono. Lì ci metto tutta la tristezza, la notte e il blu. Questo shift ha cambiato totalmente la mia musica italiana che invece si è alleggerita completamente, dandomi una nuova prospettiva. Questo cambiamento è stato triggerato e sostenuto da Sophia, la ragazza che ha preso in mano la direzione artistica della produzione di queste canzoni che state sentendo. La sua presenza è stata una boccata di aria fresca e ha portato la primavera nella mia musica. Non penso di avere mai conosciuto qualcuno che racconti la vita senza usare le parole in una maniera così palese. Il suo talento è difficile da raccontare.

“Navi” rappresenta il primo passo di questo nuovo capitolo. Cosa significa per te questo brano e da quale esigenza nasce?
‘’Navi’’ nasce dall’esigenza di mostrare questa nuova consapevolezza e questa musica che sta crescendo con me. ‘’In partenza come navi’’, il viaggio sta partendo, e presto capirete perché. Il brano racconta la difficoltà di partire continuamente e avere le persone a cui tieni sparse per il mondo. Volevo rappresentare non solo la mia vita, ma quella dei miei amici, dei viaggiatori. La malinconia diventa parte di te, ma anche le aspettative e la positività. Un pochino ammetto che parla anche di relazioni a distanza.

Ed a “Navi” ha fatto seguito “Non sei te”, il tuo nuovo singolo.
“Non sei te’’ è una canzone più spensierata di “Navi’”. Credo sia il primo grande chiaro cambiamento dalla mia musica di “Primo Ottobre’” [suo album uscito nel 2021 ndr]. Il brano nasce dal pensiero che nella società di oggi, specialmente in Italia, viene molto spinta la necessità di crescere le persone seguendo degli schemi precisi, che molto spesso le rendono infelici o semplicemente le fanno sentire inadeguate. Credo che ognuno sia diverso e che sia triste quando ci si sente inadeguati, perché non si vestono come tutti si aspettano, ad esempio. ‘‘Non sei te che devi insegnarmi a vivere, che devi insegnarmi a correre’’ significa proprio questo: segui la tua natura, fidati delle tue intuizioni, ricerca la tua felicità e vestiti come ti pare.

Parlando più in generale del tuo approccio artistico, da cantante, DJ e produttrice, vivi la musica da più prospettive. Come convivono dentro di te queste tre anime?
Diciamo che al momento mi sto concentrando sulla scrittura per non dividere le mie energie in tre. Sulla produzione sto ricominciando a creare, più sul mio altro progetto che su questo nuovo album, per il quale mi sono affidata completamente a Soph. È un po’ che non faccio serate come DJ, lo facevo quando organizzavo le mie serate ma non mi piace più troppo, preferisco cantare. Sono in un momento dove il sonno ha la massima priorità quindi le cose vanno un po’ in contrasto inoltre non mi piace avere a che fare con le persone ubriache, che era una cosa che come DJ non potevo evitare. Magari andando avanti mi tornerà questa necessità, ma per ora mi concentro sui miei pezzi. Lo so, sono diventata noiosa.

Qual è la parte che ami di più del tuo processo creativo: la scrittura, la produzione o il momento in cui il brano prende vita sul palco?
Mi piace scrivere: la scelta delle parole, ma soprattutto creare la melodia vocale. Me ne vado su un altro pianeta, quando inizio a scrivere le toplines. Suonare live, devo dire, è molto bello e l’ho appena scoperto dopo anni e anni di stage fright. Produrre mi riesce; e se ci provo, ma non mi piace – sarò sincera, è molto frustrante per me. Quando scrivo una topline, il flusso creativo non è interrotto e l’idea è traducibile immediatamente tramite la possibilità di ricrearla con la voce. Invece, quando si tratta di produrre prima di riuscire a tradurre le idee in musica, esiste uno step di mezzo che è trovare suoni che rispecchiano ciò che la tua mente ha costruito. Questo per me genera continue interruzioni che mi annoiano. Però, sto scoprendo un modo diverso di approcciare la produzione che mi sta facendo voglia di tornare a produrre, anche grazie alla vicinanza con Sophie. Potrete sentire qualcosa delle mie nuove produzioni sul mio progetto in inglese (se lo trovate).

Se dovessi descrivere la tua musica con tre parole, quali sceglieresti e perché?
Libera, nuova e profonda.
Lavorare con Sophia mi ha fatto capire la bellezza del sentirsi liberi nel creare, nel prendere un’idea e inseguirla senza freni. Lei è una professionista nel riconoscere i dettagli umani: ascolta il rumore della manica nella rec della chitarra, ascolta la piccola stonatura nella voce che la rende viva e umana e riesce a vedere l’immensa poesia di tutto ciò, in un mondo dove tutto ormai è perfetto a livello digitale. Questo concetto mi è stato trasmesso molto anche da un punto di vista visivo. Non ho mai registrato video, perché volevo che fossero perfetti e volevo uscire bene. Andando avanti, ho capito che un video con il telefono che racconta la vita vera è più speciale di un lavoro creato intorno alla mia immagine con l’intento di renderla attraente. Questo mi rende felice di scattare una foto bella che si soffermi più sul messaggio che sul mio viso.
La novità nella mia musica non la devo a me, ma è un trofeo di Soph. Lei è americana e brasiliana, l’unica musica italiana che abbia mai ascoltato è quella di Piero Piccioni e di Nada. Quindi, è stato inevitabile che portasse delle sonorità che non sono molto comuni al momento nell’industria italiana. Per questo ho scelto la parola ‘nuova’.
Riguardo alla parola profonda, l’ho scelta perché ogni volta che ho scritto qualcosa non ho mai seguito l’idea di voler fare un pezzo per la radio o un pezzo per TikTok. Ho sempre e solo scritto perché ne sentivo il bisogno e perché mi porta felicità. Dico ‘profonda’ non perché penso la mia musica abbia più profondità di quella degli altri, ma perché è la parola contraria a superficiale.

Guardando al futuro, prossimi passi?
Queste due canzoni sono parte di un progetto molto più lungo, un nuovo album. A breve ascolterete il terzo singolo, e poi il quarto e così via.

Prima di salutarci, la nostra domanda di rito: feat dei sogni – con chi ti piacerebbe collaborare, un giorno?
Al momento nessuno in particolare viene in mente. Ma forse questa cosa cambierà, non lo so.

Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi.

Profilo Spotify dell’artista.

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