ATARDE: dal silenzio ovattato del fondale marino torna a riva “piccola ostrica”, il nuovo singolo

Nel silenzio ovattato del fondale marino prende forma “piccola ostrica”, il nuovo singolo di ATARDE (Pezzi Dischi/Island Records), fuori dal 5 dicembre.

Un ritorno discografico che sorprende per delicatezza e profondità. Il brano si muove come una creatura degli abissi: lento, curioso, capace di cambiare direzione senza perdere mai il proprio centro emotivo.

La storia è ambientata nel profondo del mare, uno spazio simbolico e reale insieme, dove la luce arriva filtrata e ogni movimento ha un peso diverso. L’ostrica diventa immagine di fragilità e protezione, di chi sceglie di chiudersi per difendersi ma custodisce qualcosa di prezioso al suo interno. È da questa tensione che nasce il racconto: un viaggio intimo che parla di sentimenti taciuti, di silenzi carichi di significato, di quella parte di noi che resta nascosta finché non trova il coraggio di aprirsi.

Musicalmente, ATARDE costruisce un equilibrio raffinato tra opposti. L’impianto è acustico, essenziale, quasi confidenziale, ma attraversato da influenze e richiami evidenti alla musica elettronica contemporanea, che affiorano come correnti sotterranee. I suoni sembrano respirare, espandersi e ritrarsi, accompagnando una narrazione che alterna momenti sognanti e malinconici ad altri più leggeri, ironici e spensierati. È proprio in questo cambio di tono che il brano sorprende, mostrando una scrittura capace di prendersi sul serio senza diventare pesante.

“piccola ostrica” è un brano che ha iniziato il suo percorso dal vivo: è stato infatti presentato in anteprima durante il “RISACCA TOUR”, il mini tour acustico con cui ATARDE ha scelto di condividere le nuove canzoni del disco in uscita nel 2026 ancora in una fase di movimento, raccogliendo impressioni e feedback direttamente dal pubblico. 

“piccola ostrica” è una canzone che non resta mai in superficie: cattura l’ascoltatore e lo invita a lasciarsi andare, portandolo lontano, fino all’abisso più profondo. Un racconto sonoro che avvolge, emoziona e diverte, confermando la sensibilità artistica di ATARDE e la sua capacità di trasformare un universo immaginifico in un’esperienza profondamente umana.

BIOGRAFIA
ATARDE è lo pseudonimo di Leonardo Celsi, artista anconetano classe 2001. Si avvicina alla musica da piccolissimo grazie ai genitori, entrambi violinisti. Inizia a suonare prima la batteria, poi il piano, grazie al quale prendono vita i primi pezzi. Le influenze sono diverse, partendo dai Queen, Elton John, Lucio Dalla, passando per Hozier, Milky Chance, Twenty One Pilots, che gli hanno fatto scoprire l’ukulele, fino ad arrivare a Calcutta, a cui si è ispirato nello scrivere i primi testi in italiano. Pubblica la prima cover su Soundcloud nel Dicembre 2020, a cui seguono alcune tracce scritte e prodotte da lui come “loml”, “cartelloni” e “compton” durante tutto il 2021. La prima uscita per un’etichetta discografica arriva a ottobre 2021, riprendendo una traccia di Soundcloud, “loml”, co-prodotta insieme a Fudasca e pubblicata per Pezzi Dischi in licenza ad Island Records/Universal Music Italia. Le prime esperienze live sono con una band formata insieme ad alcuni amici, in cui suonavano pezzi suoi più alcune cover. Da solista invece si presenta in acustico, ukulele e voce o accompagnato da base registrata e chitarra. Nel 2021 ha suonato insieme a Celestopoly e Bartolini al Brainstorm Summer Festival di Fusignano e al Beat Festival di Empoli. Il 2024 si apre con l’uscita del brano electro pop “muschio” a cui ha fatto seguito il videoclip diretto da Luca Giraudo, Filippo Scimone e Simone Coppola e che ha anticipato l’uscita dell’EP “dubbi anthem”. Nel 2025 l’artista è tornato con il singolo “no, non mi va”, oltre ad aver scritto “quanto ti importa” e “sognare in grande”, due tracce di “DISCORDIA, ARMONIA E ALTRI STATI D’ANIMO”, il nuovo album di Mecna. Le sue canzoni sono figlie dell’indie italiano ed internazionale e si caratterizzano per una grande ricerca melodica, per delle sonorità contemporanee e per un immaginario polifonico, sfocato e nostalgico, che conduce chi ascolta in traiettorie al confine tra sogno e realtà.

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