Intervista – Moonroëw si racconta…

Intervista all’artista classe 2001, protagonista dell’episodio 738 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 6 novembre 2025.

Moonroëw, nome d’arte di Nicolò Di Lorenzo, nasce il 10 dicembre 2001 a Ortona, in Abruzzo. Cresce tra Città Sant’Angelo e Pescara, dove studia chitarra fino al diploma nel 2020. Nonostante la formazione classica, fin dal 2014 si avvicina alla scrittura rap, partecipando a vari contest e live in tutta Italia, pur pubblicando poco.
Nel 2020 decide di fondere la chitarra con il canto, ispirandosi ad artisti come Post Malone e MGK. L’anno successivo inizia la collaborazione con la producer Rosella Essence a Milano, da cui nasce l’EP “NOSTALGIA BOULEVARD”, pubblicato nel 2023.
Nel 2024 entra nel team Doner Music, sotto la guida del produttore multiplatino Big Fish. Attualmente moonroëw è al lavoro su una serie di singoli in uscita tra il 2025 e il 2026.
Uno di questi è “Motel”, suo ultimo brano, disponibile dal 24 ottobre, distribuito proprio da Doner Music e prodotto da Rhade (già autore e producer per artisti del calibro di Emis Killa, Guè, Fabri Fibra, Giorgia) che ha firmato e composto il pezzo insieme a MOMOI.

Di questo brano e di tanto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo “Motel”, il tuo ultimo singolo. Cosa rappresenta per te questo pezzo?
“Motel” è un brano che ho scritto intorno al 2021; è in giro da tanto, doveva essere mio, poi c’era l’idea di darlo a qualcun altro ed è finito di nuovo in mano mia e di Momoi (produttore) per caso, ascoltando varia roba in studio. Riascoltandolo è come se avessi visto un film, un luogo ben preciso (il motel), una storia. Ho riscritto le strofe come se fossi all’interno di quella stanza di motel un po’ Lynchiana; la melodia del ritornello e l’idea del brano sono rimaste sempre quelle. C’è una parte di me in questa canzone, ma è uno storytelling e per me rappresenta un mio piccolo cortometraggio.

“Motel” parla di una relazione vissuta al limite: ti capita spesso di trasformare momenti intensi in musica?
Sì, assolutamente. Scrivo perché è la mia valvola di sfogo, canto per trasformare le emozioni che provo (belle o brutte che siano) in qualcosa di concreto, lo faccio per immortalare quell’attimo e far sì che rimanga per sempre lì.

Guardando al tuo percorso, cosa senti di aver imparato in questi ultimi anni come artista e come persona?
Ho imparato che l’industria musicale è un rollercoaster, un sali e scendi continuo, un giorno ti chiamano genio ed il giorno dopo ti ignorano, sia se sei qualcuno, sia se sei un ragazzo di provincia qualunque. A livello personale, ma alla fine anche artistico, ho imparato che sono pochi i tuoi amici, specie in questo ambiente, per cui tratta bene quelli che reputi davvero fratelli e tieniteli stretti perché quando cadrai saranno un po’ un tappetino per non schiantarti direttamente contro il cemento.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che fare musica sarebbe stato più di una semplice passione?
Non so se ci sia stato un vero e proprio momento, so che ad un certo punto, dopo anni rispetto a quando ho iniziato, mi sono detto “io so fare questo” ,”forse solo questo”, e secondo me a quel punto la passione si è tramutata in desiderio di farcela e di campare con quello.

Quanto e come, le tue esperienze passate, hanno influenzato la tua visione della musica?
Il passato influenza, io ho chiuso tanti rapporti per la musica, molti perchè c’era una diversa visione della musica stessa e questo ha portato a forti incomprensioni, ciò ti porta inevitabilmente a fare attenzione nel distinguere colleghi da amici e a vedere la musica man mano sempre di più come un lavoro rispetto ad una semplice passione. Il fatto è che quando arrivi in una città come Milano, capitale musicale, da un piccolo paese di provincia, arrivi con gli occhi di un bambino, ti sembra tutto così appariscente e a portata di mano, però prima ti rendi conto del marcio che cresce sotto ai tuoi piedi meglio è, come in Stranger Things.

Oggi lavori con un team importante: cosa ti colpisce di più del confronto creativo con altri professionisti?
Ti direi il cinismo, voglio dire, ho lavorato con tanta gente anche affermata in questo settore e la cosa che mi è capitata più spesso di vedere è come, ad un certo punto, l’andare in studio diventi come un andare in ufficio, fare quegli stessi orari, come fosse una costrizione; a tratti ho visto come il concetto di musica in quanto arte diventi invece la fabbricazione di un prodotto.

Musicalmente, che direzione stai sentendo più tua in questo periodo?
Al momento sento di aver preso una strada più cantautorale, e la sto approfondendo; certo è che sono una persona a cui piace sperimentare ed uscire dal proprio orticello, per cui inevitabilmente questo cantautorato si va a mischiare col pop rock, piuttosto che col rap, che sono i generi che sento da sempre più vicini a me.

Guardando al futuro, quali saranno i prossimi passi?
A Gennaio, se tutto va come pronosticato, uscirà un nuovo brano; da lì in poi vorrei essere un po’ più presente musicalmente, non ho in mente un progetto tipo album da qui a breve, piuttosto una serie di singoli che esplorino le mie varie sfaccettature e, perchè no, anche qualche collaborazione.

A proposito di collaborazioni, al fianco di quale artista ti piacerebbe lavorare, un giorno?
Se parliamo a livello internazionale MGK. In Italia non saprei, oggi ti direi Nayt, grandissima penna. 

Se ti chiedessimo dei tuoi sogni, cosa ci racconteresti?
Sogni ne ho tanti, troppi, il cassetto è bello pieno. Ti direi che sogno fin da ragazzino di riempire lo stadio Adriatico di Pescara, troppo facile San Siro, lo stadio del mare è tutta un’altra cosa. Ho poi un sogno che sto piano piano cercando di realizzare, ma ci vorrà un bel po’ secondo me, si tratta di un album accompagnato da piccoli ‘cortometraggi’ ambientati negli anni ’80, con cui sono rimasto sotto dopo aver visto tutti i vari cult di quel periodo sia italiani che non… particolare vero?

Prima di salutarci, fatti un augurio per il futuro.
Mi auguro di avere ancora le amicizie che ho creato grazie alla musica e mi auguro di raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato, essere felice è il sottotesto.

Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie mille a voi per la chiacchierata, alla prossima.

Profilo Spotify dell’artista.

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