Intervista – Kanestri: “tutto quello che sono”

Intervista al giovane cantautore marchigiano, protagonista dell’episodio 771 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 20 marzo 2026.

Kanestri è lo pseudonimo di Matteo Manzoni, cantautore marchigiano.
Il legame di Matteo con la musica ha radici profonde: scrive e suona da oltre quindici anni. Ha iniziato durante l’adolescenza con le prime band punk della provincia, portando sui piccoli palchi quell’urgenza emotiva che oggi è diventata la cifra distintiva del suo percorso solista.
Il suo sound si configura come un mix energico e sensibile che abbraccia con naturalezza influenze indie e venature punk rock melodico.
Dopo le prime uscite discografiche, che hanno catturato l’attenzione degli addetti ai lavori, il percorso di Kanestri si è consolidato attraverso brani rappresentativi come “Resto qui”, “Indispensabile” e il successo radiofonico “Nel buio” (uscito a gennaio 2026).

D venerdì 20 marzo 2026, è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “In rotta con lo sport”, il suo ultimo singolo (Maionese Project).
Lo sport diventa metafora dell’amore, ponendo l’accento su ciò che esso rappresenta: il primo passo per ritrovare se stessi è accettare che il gioco, a volte, non funziona più.

Di questo brano, della sua musica e del suo percorso, ne abbiamo parlato direttamente con lui, in questa interessante intervista.
Ecco cosa ci ha raccontato

Bentrovato e grazie per la tua disponibilità.
Partiamo dal principio. Quando è nato il tuo rapporto con la musica e qual è stato il momento in cui hai capito che sarebbe diventata una parte centrale della tua vita? 

Ciao ragazzi, è un piacere scambiare due parole con voi. 
La musica è sempre stata una parte importante della mia vita, ad ogni momento importante attribuisco una soundtrack ben chiara, credo accada un po ‘a tutti noi. Da un punto di vista creativo e artistico invece è arrivata a gamba tesa in due momenti di rottura decisivi del mio viaggio su questo pianeta, aiutandomi a tirar fuori quel lato di me che voleva ancora respirare e dire la sua. Sono ancora qui per merito suo. 

Sei cresciuto in un contesto molto particolare, tra musica e sport (il basket): quanto hanno influenzato questi due mondi la persona e l’artista che sei oggi? 
La società in qualche modo ti leviga, occorre considerarla e abitarci. Lo sport mi ha insegnato a perdere, la musica a trasformare quella sconfitta in energia creativa. Sono riconoscente ad ogni palla finita sul ferro. 

Hai iniziato molto giovane con le prime esperienze in band: cosa ti hanno lasciato quegli anni e quanto hanno inciso sul tuo percorso solista? 
Un mare di bei ricordi che porto costantemente nelle mie passeggiate notturne, mentre tengo il tempo di un ritmo che ho solo in testa. Mi viene da dire che è stato un po ‘ il mio “settore giovanile”, ho scoperto tante cose sui palchi e tante ancora ne dovrò scoprire in questa nuova e folle avventura che ho intrapreso. Senza l’intreccio di vite con i miei amici e compagni di band non sarei la persona di oggi. Ecco, quindi è colpa anche loro.  

Nei tuoi brani affronti spesso sentimenti profondi e sfaccettati: come ti approcci al racconto delle emozioni più intime? 
Ho capito che raccontarle mi aiuta a non implodere, a non morire ogni giorno, a non deludermi. Che poi io le racconto a me stesso, non ho mai un pubblico in mente quando scrivo le canzoni. Voglio dare semplicemente tutto quello che sono, perché è davvero quello che sono. E mi rimane facile.

Il tuo stile mescola energia e sensibilità mantenendo sempre la canzone al centro: come lavori per trovare questo equilibrio? 
Non lo so, ma l’equilibrio mi terrorizza. Soffro di vertigini e non voglio rimanere su quel filo sopra un burrone, no grazie. Viva la verità, i baci sotto la pioggia e la puzza di m**da. Voglio sentire tutte le emozioni che posso e trasformarle in qualcos’altro, che sia musica o quotidianità, la mia vita sarà un’orgia creativa. Sensibile. Energica. Vera.

Il tuo nuovo singolo “In rotta con lo sport” rappresenta un nuovo capitolo del tuo percorso: come nasce questo brano e cosa racconta? 
Sullo sfondo ci sono sempre le esperienze vissute sulla mia pelle, gli incontri, l’amore, la poesia e il sesso. Non sono un operaio della musica. Faccio le canzoni perché è il modo che ho per comunicare le mie emozioni, per non morire ogni giorno appunto. Spero valga lo stesso per chi ama ascoltare la musica e si nutre delle sensazioni che essa crea. Poi ecco, è pur sempre una canzone, non un trattato geo-politico, non va sempre tutto spiegato. Non ho scelta, è venuta fuori da sola. Perché io sono quella roba lì. È importante che ognuno si faccia il proprio viaggio e crei la propria storia. Per me, in quel momento, lo sport era diventata la metafora perfetta dell’amore.

Guardando indietro, invece, c’è una tua canzone pubblicata in passato a cui ti senti particolarmente legato? 
Mi piace guardare indietro, sono un nostalgico del c**zo, e ti ringrazio per questa domanda.
Non ho uno storico pubblico importante da un punto di vista di uscite discografiche e tutte le canzoni che stanno per uscire le ho scritte un paio di anni fa, forse più. Il tempo vola. E le mie canzoni dopo un pò non riesco più nemmeno ad ascoltarle.
Ce n’è una però che si intitola “La musica intorno”, che sarà all’interno del mio primo album in uscita a Giugno 2026, che per me significa molto. L’ho scritta in un momento di svolta per una persona a cui devo troppo, come regalo di San Valentino. Sì, mi è venuta in mente questa e dico questa. Viva l’Amore.   

Quali sono i prossimi passi che immagini per il tuo progetto artistico? 
Voglio migliorarmi come musicista, cantante e performer. Continuare ad eliminare filtri e tirar fuori da me stesso il meglio che posso, non di più, non serve. Ho scritto molte canzoni negli ultimi 2 anni e continuo a scriverle, per fortuna. È la mia valvola di sfogo. Non mi sono mai sentito così ispirato in tutta la mia vita. Sceglierò presto insieme al mio produttore Davide Maggioni i vestiti giusti per le nuove canzoni che ho scritto negli ultimi mesi. Nel mentre, come ti dicevo, è in arrivo il mio primo disco a Giugno 2026. Un punto di partenza.

C’è un palco su cui sogni di esibirti un giorno? 
Sì, mi piacerebbe suonare sotto il suo terrazzo. Naturalmente dopo aver suonato in giro per anni e anni, calcato palchi di festival, locande, bar all’angolo, salotti, cantine, spiagge, prati, sotto il diluvio, nella melma. Detesto fare le figure di M. 

Con chi, invece, ti piacerebbe collaborare un giorno? 
È una cosa alla quale non ho mai pensato. Forse per come vivo la mia creatività, un mix tra timidezza e solitudine, non mi sentirei mai all’altezza di poter collaborare con altri artisti, mi sentirei a disagio e fuori luogo. Vedremo cosa succederà nei prossimi anni. 

Per chiudere: qual è una domanda che nessuno ti ha mai fatto ma a cui ti piacerebbe rispondere?
La ami ancora? Sì. 

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo. 
Grazie ragazzi. Viva il lupo!

Profilo Spotify dell’artista.

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