Intervista all’artista classe 2001, protagonista dell’episodio 766 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 10 marzo 2026.
Inedito, nome d’arte del cantautore Nicolò Tiezzi, nasce a Milano il 3 maggio 2001. Porta avanti un progetto musicale profondamente personale e coerente con la propria identità artistica. Autodidatta, sviluppa il suo percorso creativo costruendo nel tempo una direzione musicale autonoma, basata su un pop acustico intimo e sincero, ispirato ai grandi cantautori italiani.
Disponibile dal 6 marzo su tutte le piattaforme digitali, “Una via d’uscita” è il suo ultimo singolo, un brano che non promette soluzioni facili, ma offre uno spazio sicuro a chi si sente perso nel rumore della velocità contemporanea.
Per conoscere meglio lui e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Quando hai capito che la musica sarebbe diventata una parte importante della tua vita? Ricordi particolari legati ai tuoi primi ascolti o ai tuoi primi approcci con uno strumento?
Mi sono avvicinato alla musica sin da piccolo grazie ai miei genitori, che hanno sempre ascoltato tanta musica in casa. Ricordo soprattutto i viaggi estivi in macchina verso la Toscana con mio padre: passavamo dal concerto per violino di Tchaikovsky a Claudio Baglioni, dai Marillion fino agli Iron Maiden. Era bello perché ogni viaggio aveva una sua colonna sonora, e senza accorgermene ho iniziato ad associare la musica alle emozioni e ai ricordi. Credo che la mia passione sia nata proprio lì, in quei momenti semplici ma pieni di significato. Poi, verso i sette o otto anni, ricevetti la mia prima chitarra. Mio fratello ruppe subito una corda, ma io iniziai comunque a cantare “I migliori anni” di Renato Zero cercando di accompagnarmi. Ripensandoci oggi, erano momenti molto genuini, ma forse è proprio da lì che è iniziato tutto.
C’è stata una persona, un’esperienza o un episodio preciso che ti ha spinto davvero a iniziare a fare musica?
In realtà non c’è stato un episodio preciso. È stata più un’esigenza nata dentro di me, qualcosa che sentivo naturale. Sicuramente un mio amico mi ha avvicinato di più al mondo musicale facendomi scoprire Logic sul computer e facendomi capire che potevo iniziare a creare qualcosa di mio. Però il bisogno di esprimermi attraverso la musica è arrivato in modo spontaneo, quasi senza rendermene conto. A un certo punto ho capito che scrivere e fare musica era il modo più sincero che avevo per raccontarmi.
Ripercorrendo il tuo percorso, quali sono stati i momenti e le esperienze che hanno segnato maggiormente la tua crescita artistica e personale?
Penso che tutto ciò che vivo finisca inevitabilmente nelle mie canzoni. Ogni strada che ho preso, ogni persona che ho incontrato, ogni storia, ogni amicizia iniziata o finita ha contribuito a portarmi dove sono oggi. Tutte queste esperienze mi hanno fatto crescere sia artisticamente che umanamente, e continuano ancora oggi a influenzare il mio modo di scrivere e di vedere le cose. Inoltre, conoscere sempre più persone nell’ambito musicale mi ha permesso di scoprire nuovi suoni e nuovi modi di vivere la musica. Lavorare con persone diverse mi ha fatto capire quanto sia grande questo mondo: probabilmente impossibile da conoscere fino in fondo, ma proprio per questo ancora più bello da esplorare. Ogni collaborazione ti lascia qualcosa, anche solo un modo diverso di ascoltare o di sentire una canzone, e credo che questa continua voglia di sperimentare sia una parte importante del mio percorso.
Nella tua presentazione (presente nel comunicato stampa del tuo ultimo singolo) ci ha colpito molto la frase: “Inedito è il silenzio che viene prima di una parola”. Cosa rappresenta per te questo concetto?
Per me rappresenta il fascino del mistero e di tutto ciò che non ha necessariamente bisogno di essere spiegato. Mi piacciono le cose non dette, quelle che si percepiscono senza doverle definire per forza. A volte il silenzio dice molto più di tante parole, soprattutto nelle relazioni o nei momenti più importanti della vita. Credo che oggi siamo abituati a dover spiegare tutto, mentre alcune emozioni hanno valore proprio perché restano sospese, intime. Spesso ciò di cui abbiamo davvero bisogno non richiede grandi spiegazioni: basta sentirlo, pensarci e crederci.
Il tuo ultimo singolo, “Una via d’uscita”, che tipo di capitolo apre all’interno del tuo percorso artistico?
“Una via d’uscita” rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo del mio percorso. È il risultato di anni di ricerca, sperimentazione e crescita artistica. Lo vedo come il primo passo di un progetto che racconta una direzione più consapevole e più vicina a quello che voglio esprimere oggi. Negli ultimi anni ho provato tante cose, ho cercato di capire quale fosse davvero il mio modo di raccontarmi, e questo brano è forse il punto in cui mi sono sentito più vicino a me stesso.
Nel brano affronti momenti di fragilità senza voler dare risposte definitive, ma piuttosto accompagnando chi ascolta. Quanto è importante questo approccio nella tua musica?
Per me è fondamentale, perché non credo di avere il diritto di dire agli altri cosa pensare o come affrontare la propria vita. Credo che certe risposte nascano sempre da dentro di noi. Una canzone può accompagnarti, può offrirti uno spunto o farti sentire meno solo, ma il cambiamento vero parte sempre da sé stessi. Mi piace l’idea che chi ascolta possa ritrovarsi nelle mie parole senza sentirsi giudicato o guidato per forza verso una direzione precisa.
Guardando ai tuoi lavori precedenti, c’è un brano a cui ti senti particolarmente legato? Cosa lo rende speciale per te?
Sicuramente “Che cosa importa”, perché è stato il primo brano che abbia mai scritto e anche il primo che ho pubblicato. Per questo ha un valore speciale: rappresenta l’inizio di tutto. Riascoltarlo oggi mi fa tornare a quel periodo della mia vita, a quando stavo ancora cercando di capire chi fossi artisticamente. Dentro quella canzone ci sono tante emozioni vere e forse anche un po’ di incoscienza, ma è proprio questo che la rende importante per me.
In questo momento verso quali direzioni stai portando il tuo progetto artistico?
Sto cercando di mantenere una certa semplicità, sia nella scrittura che nel modo di raccontarmi. Voglio esprimere me stesso nel modo più sincero possibile e creare un legame sempre più autentico con chi ascolta la mia musica. Mi interessa fare canzoni in cui le persone possano riconoscersi davvero, senza costruire qualcosa di troppo distante da quello che sono nella vita di tutti i giorni.
Se potessi scegliere liberamente, con quale artista o realtà musicale ti piacerebbe collaborare un giorno?
È difficile fare un solo nome, perché ci sono tanti artisti che stimo profondamente. Sicuramente collaborare con qualcuno legato al grande cantautorato italiano sarebbe per me un sogno importante. Sono cresciuto ascoltando artisti che hanno saputo raccontare la vita in modo semplice ma profondo, e credo che condividere qualcosa con quel mondo sarebbe un’esperienza davvero speciale.
C’è un palco o un contesto particolare in cui sogni di esibirti in futuro?
Il sogno più grande è sicuramente il palco di Sanremo. È uno di quei luoghi che, per chi fa musica in Italia, rappresenta qualcosa di enorme, quasi un simbolo. Però più in generale mi piacerebbe vivere esperienze importanti, esibirmi su grandi palchi e condividere la mia musica con sempre più persone. La cosa più bella resta sempre vedere qualcuno emozionarsi ascoltando quello che hai scritto.
Che augurio vuoi fare a te stesso per il futuro del tuo percorso artistico?
Mi auguro di continuare ad avere voglia di imparare, di mettermi sempre in discussione e di restare aperto alle novità. Credo sia importante continuare a crescere, sia artisticamente che umanamente, senza perdere la curiosità e la voglia di scoprire cose nuove. Allo stesso tempo, spero anche di imparare a volermi un po’ più bene e ad avere maggiore fiducia in me stesso, sia come artista che come persona.
Profilo Spotify dell’artista.
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