Intervista alla giovane e talentuosa artista classe 2005, Ria.
Ria, nata nel 2005, è un’artista autodidatta che utilizza la musica come principale forma di espressione per tradurre il proprio mondo interiore. Attraverso un flusso costante di idee ed emozioni, sviluppa un linguaggio sonoro che riflette la sua visione personale della realtà.
Le sue composizioni offrono all’ascoltatore un’esperienza immersiva, in cui ogni brano si configura come un racconto e ogni accordo come la manifestazione di uno stato emotivo. La sua musica si presenta così come uno strumento narrativo attraverso cui condividere la propria sensibilità artistica.
“Cerotti” è il suo ultimo brano, pubblicato il 13 marzo. Il pezzo affronta le difficoltà della vita e le ferite emotive e psicologiche che ogni giorno si tenta di nascondere o alleviare, come se si applicasse un “cerotto”. Un gesto che, a volte, risulta efficace, mentre in altre occasioni non basta a contenere il dolore.
Per andare ancora più nel profondo, ci siamo fatti raccontare questo pezzo, e tanto altro riguardo la sua musica ed il suo percorso, direttamente da lei, in questa intervista.
Ecco le sue parole.
Ci racconti i tuoi primi passi nella musica e chi, o cosa, ti ha avvicinata a questo mondo?
Fin da piccola ero innamorata della musica e delle canzoni. Seguivo tanti talent in tv, come Amici, Sanremo Giovani e X Factor, e sognavo che un giorno ci sarei stata anche io lì. Nella mia stanza scrivevo qualsiasi pensiero mi venisse in mente e poi cercavo di trasformarlo in una canzone. Le persone che mi hanno spinta davvero a concretizzare questo sogno e a far uscire la mia primissima canzone nel 2024 sono stati i miei amici. Ascoltavano quello che scrivevo, si divertivano e gli piaceva davvero. Così mi hanno convinta a pubblicarla e da lì ho continuato a fare altra musica, per questo devo sicuramente ringraziarli tutti, dal primo all’ultimo.
Quanto ed in che modo la musica è per te una forma di espressione personale?
La musica per me è veramente tutto. Scrivo quasi ogni giorno, che siano pensieri miei, storie che mi hanno raccontato altre persone, uno sfogo oppure il modo per fermare nero su bianco un momento felice o triste che ho vissuto. Quando il testo di una mia canzone inizia a prendere forma e tutto si incastra nel modo giusto, mi sento capita, prima di tutto da me stessa. E sono contenta perché forse, attraverso la musica, riesco a farmi capire anche dagli altri. Mi sento più libera, come se mi fossi appena tolta un grande peso.
Cosa vuol dire per te, dunque, fare musica?
Fare musica per me significa principalmente stare bene, sentirmi leggera e riuscire a sfogarmi, anche solo per dieci minuti al giorno, scrivendo e trasformando in musica tutto quello che mi passa per la testa in quel momento. È il mio modo per liberarmi dai pensieri e dare voce a quello che sento davvero. Per me fare musica significa anche divertirmi, far ascoltare le bozze delle mie canzoni ai miei amici, ridere insieme e fantasticare sul “quest’anno a Sanremo ci vai tu”. Ma non è finita, significa anche andare in studio da uno dei miei più cari amici, anche lui artista emergente, Karn, raccontarci di tutto, cantare insieme e registrare le mie canzoni. Posso dire davvero che la musica mi ha salvato la vita: mi ha resa libera, più leggera e mi ha dato la possibilità di trovare il mio posto.
Quando scrivi una canzone, da dove parti di solito? Da un’immagine, una frase, un’emozione o da altro?
Quando scrivo una canzone parto quasi sempre da un’emozione che sto provando o che ho provato dopo aver sentito un racconto, visto qualcosa o letto qualcosa che mi ha colpita. Da lì provo a mettere insieme le parole e a immaginarmi una melodia che mi piace, costruendo piano piano le strofe e il ritornello. Successivamente, in studio con il mio amico Karn, rendiamo concreta quella melodia e infine si canta.
Parliamo di “Cerotti”, il tuo ultimo brano. Dietro il titolo sembra esserci un significato molto simbolico: cosa volevi raccontare davvero attraverso questa immagine?
Dietro al titolo “Cerotti” volevo esprimere quanto spesso venga sottovalutato il fatto che la maggior parte degli adolescenti, ma non solo, si senta sbagliata o non all’altezza di qualcosa o di qualcuno. Volevo raccontare quanto in realtà ci si senta piccoli, anche quando si prova a fare i grandi o i ribelli. Parla di quei giorni in cui ci sentiamo affranti, distrutti, senza un vero motivo preciso: ci sentiamo così e basta. E proprio per questo spesso ci sentiamo anche non compresi e sottovalutati. Con questa canzone però volevo anche dare speranza, come per dire: “siamo tutti nella stessa barca”. Quello che provi è molto più comune di quanto pensi e quindi non sei affatto sbagliato. “Cerotti” vuole essere proprio questo: una specie di cerotto sopra una ferita. Una ferita che magari non si vede, ma che non dovrebbe mai essere sottovalutata.
Cosa rappresenta per te, quindi, questo pezzo?
Questa canzone rappresenta anche per me stessa una sorta di rassicurazione. È un modo per ricordarmi che sì, ho dei difetti, ma che li abbiamo tutti e che questo non ci rende sbagliati. Anzi, a volte sono proprio quei difetti a renderci speciali. Ed è proprio da questo pensiero che nasce l’idea del “cerotto”: come succede con i bambini, a volte basta anche solo un piccolo cerotto, persino immaginario, per sentirsi meglio. Vorrei quindi che questa canzone fosse proprio questo, un piccolo cerotto capace di far stare meglio gli altri, ma anche me stessa.
Come si inserisce nel tuo percorso, stilisticamente e musicalmente, rispetto ai brani pubblicati fino ad adesso?
In verità, sia stilisticamente che musicalmente, sto ancora sperimentando tanto per capire al meglio quale, o quali stili, siano più adatti a me. Ogni canzone che faccio uscire però cerco sempre di farla meglio della precedente, provando a migliorarmi sempre di più. Con “Cerotti” sono riuscita a dare un significato molto profondo e importante a quello che volevo raccontare, e questo mi rende davvero contenta. Anche dal punto di vista stilistico e musicale sento che, piano piano, sto iniziando a trovare sempre di più la mia strada.
Guardando avanti, su cosa stai lavorando in questo periodo e che direzione immagini per i tuoi prossimi progetti?
In questo periodo sto lavorando al mio primo album, ma non voglio ancora fare troppi spoiler. Posso solo dire che sarà un album molto profondo… diciamo un album “da lacrime”. Per i miei prossimi progetti, album compreso ma anche guardando ancora più avanti, spero di riuscire sempre a dare un significato vero a quello che faccio. E soprattutto voglio continuare a fare musica per divertirmi, stare bene e sentirmi libera attraverso quello che scrivo.
A proposito di futuro, con chi ti piacerebbe collaborare, un giorno?
Parlando proprio di sogni, l’artista che più mi affascina, mi ispira e riesce anche a divertirmi è Leon Faun. Sarebbe un sogno poter fare una canzone con lui, ma anche una bellissima sfida, perché il suo stile è davvero unico e raro. Mi piacerebbe mettermi alla prova e vedere cosa potrebbe nascere.
Su quale palco, invece, ti piacerebbe esibirti?
Per una vera e propria esibizione, in realtà mi piacerebbe qualsiasi palco. Vorrei iniziare da qualcosa di piccolo, per prendere sempre più confidenza con l’ansia del pubblico e vivere piano piano quell’emozione. Però, se devo parlare di un vero sogno, il palco che desidero di più in questo momento è quello di Sanremo Giovani.
Prima di salutarci, fatti un augurio per il futuro.
Per il futuro mi auguro di riuscire a trovare davvero la mia strada e il mio modo di farmi conoscere. Mi auguro anche di continuare a divertirmi e che la musica non diventi mai un peso per me, ma resti sempre qualcosa che mi fa stare bene e sentire libera. Infine, spero di essere riuscita a mettermi in gioco davvero e di aver superato le mie ansie e le mie paure, soprattutto quelle legate al pubblico e al giudizio degli altri.
Grazie e in bocca al lupo per tutto
Grazie mille a voi per questa splendida opportunità che date a noi ragazzi emergenti. A presto!
Profilo Spotify dell’artista.
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