Intervista – Galil3o: raccontare la vita quotidiana

Foto di Matteo Casilli

Intervista all’artista protagonista dell’episodio 797 della nostra rubrica #LFMConsiglia del 25 giungo 2026.

Galil3o è un cantautore romano dallo stile elegante e ironico, capace di raccontare emozioni complesse con leggerezza e sorriso.
Il suo è un percorso consolidato tra riconoscimenti e palchi importanti; dopo il Premio Pigro 2010 e la selezione tra i 60 finalisti di Sanremo Giovani 2012, apre il Rino Gaetano Day nel 2015 e 2016. Nel 2018 vince lo Spaghetti Unplugged Festival. Nel 2019 pubblica i singoli “Termini” e “Sola” e si esibisce al MEI – Meeting degli Indipendenti, dove tornerà anche nel 2021. Nello stesso anno pubblica il primo album “Volevo fare un disco”, premiato come Disco della Settimana su Rai Radio2 Indie e accompagnato da quattro singoli in rotazione. Il lavoro viene inoltre recensito da Vincenzo Mollica e presentato in radio su Rai Radio1 e Rai Isoradio. Nel 2024 inizia un nuovo percorso in studio con il produttore Giorgio Maria Condemi.

Disponibile dal 19 giugno, “Mi fa sempre un certo effetto” (Asino Dischi/The Orchard) è il suo ultimo singolo. Il brano racconta un senso di caduta che non nasce soltanto dall’amore. 

Di questo brano, e di tanto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lui in questa intervista.

Partiamo da “Mi fa sempre un certo effetto”, il brano con cui ti abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale. Cosa rappresenta per te questa canzone?
Rappresenta la capacità di lasciarsi sorprendere ancora dalle piccole cose, quelle più semplici ma anche le più autentiche. Credo che siano proprio quelle a darci la misura della vita vera, quella che spesso sfugge quando siamo troppo concentrati a rincorrere altro.

CREDITI
Testo: Francesco Galioto e Carlo Acreman
Musica: Francesco Galioto
Arrangiato da Giorgio Maria Condemi
Produzione e masterizzazione: Gianni Strioni e Giorgio Maria Condemi, StraStudio
Etichetta: Asino Dischi
Distribuzione: The Orchard
Copertina: Artwork Matteo Vitelli
Foto di Matteo Vitelli
Ufficio stampa: PURR PRESS

Quanto ti viene naturale partire da esperienze personali quando scrivi?
Per me è la cosa più naturale del mondo. Anzi, troverei strano il contrario. Raccontarsi è un atto di sincerità verso chi ascolta: è il modo più diretto per dire “questa cosa l’ho vissuta davvero”. E credo che la musica funzioni proprio quando riesce a creare quel tipo di connessione.

Anche il videoclip dialoga con il linguaggio del cinema per raccontare l’universo emotivo della canzone. Quanto conta, per te, l’aspetto visivo nel completare il racconto di un brano?
Conta tantissimo, quasi quanto la musica e le parole stesse. Nei miei testi cerco spesso di raccontare emozioni e situazioni attraverso immagini molto concrete, quasi cinematografiche. Mi piace che una canzone possa essere ascoltata ma anche “vista” nella mente di chi la ascolta.

Restando sul tuo repertorio, c’è un altro brano a cui sei particolarmente legato e che senti abbia avuto un ruolo importante nel tuo percorso?
Sicuramente “Parte di me”, perché è il brano che ha dato ufficialmente il via al progetto Galil3o. Però ci sono anche “Le Abitudini”, “Sola” e “Termini”, che sento molto vicine al mio percorso. Ascoltatele e poi ditemi se siete d’accordo con me.

A proposito di percorso, nel 2021 hai pubblicato l’album “Volevo fare un disco”, un lavoro che ha ricevuto importanti riconoscimenti e riscontri. Che ricordo conservi di quel periodo?
È ancora molto vivido. Quell’album ha rappresentato un passaggio importante del mio percorso artistico e umano. È un lavoro a cui continuo a essere profondamente legato, anche perché ancora oggi mi capita spesso di portarlo sul palco e di ritrovarmi dentro quelle canzoni.

Da allora in cosa senti di essere cambiato maggiormente come artista e, invece, cosa è rimasto esattamente lo stesso?
Credo di aver fatto pace con molte dinamiche del music business e, soprattutto, con me stesso. Questo mi ha reso più sereno e più libero di seguire il mio istinto, senza sentire il bisogno di rincorrere qualcosa a tutti i costi. La voglia di raccontarmi attraverso la musica, invece, è rimasta esattamente la stessa.

Guardando all’intero cammino fatto finora, qual è la tappa che consideri più significativa della tua carriera?
Ce ne sono state diverse: arrivare tra i finalisti di Sanremo Giovani, ricevere una recensione da Vincenzo Mollica, aprire concerti per artisti come Grignani o i Marlene Kuntz, oppure l’esperienza del Rino Gaetano Day. Però, a pensarci bene, ogni concerto e ogni nuova canzone rappresentano una tappa significativa. Sono quelle che danno senso a tutto il resto.

Ad oggi, come descriveresti la tua musica a chi ancora non ti conosce?
La definirei un pop sincero, spesso ironico, che ogni tanto lascia spazio anche a qualche lacrimuccia. Mi piace raccontare la vita quotidiana, le sue stranezze e le sue emozioni, guardando spesso alle sonorità e all’immaginario degli anni Sessanta e Settanta. Il tutto rigorosamente in giacca e cravatta.

Guardando al futuro, in quale direzione immagini possa evolversi la tua musica, sia dal punto di vista stilistico che dei temi che vorrai raccontare?
È difficile fare previsioni. Mi piacerebbe continuare a esplorare le sonorità degli ultimi brani che ho pubblicato, mantenendo però sempre aperta la porta alle emozioni e alla curiosità. Alla fine sono loro a indicarmi la strada.

Senza svelare troppo se non vuoi, quali saranno i prossimi passi del tuo percorso artistico? Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?
Non posso svelare troppo… però diciamo che l’idea di un nuovo disco non mi dispiace affatto.

Chiudiamo con una domanda che facciamo spesso ai nostri ospiti: qual è il feat dei sogni che ti piacerebbe realizzare?
Forse uno l’ho già realizzato… Ma se potessi davvero scegliere senza limiti, direi una canzone insieme a Ivan Graziani, con Jimi Hendrix alla chitarra. A quel punto potrei anche ritenermi soddisfatto.

Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi per questa chiacchierata. È stato un piacere. Un saluto a tutti i lettori de La Freddezza e, come si dice in questi casi, crepi il lupo… anzi no, che vinca il lupo! Grazie! 

Profilo Spotify dell’artista.

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