Intervista all’artista protagonista dell’episodio 812 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 17 settembre 2026.
Tommaso Bruni, in arte TOMAE, è un artista classe ’99 nato a Pistoia.
Si appassiona alla scrittura all’età di 16 anni e nello stesso periodo impara a suonare il pianoforte, strumento cardine nello sviluppo della sua carriera artistica.
Da sempre legato alla musica, inizia a rendere pubblica la sua produzione artistica dal 2023, mentre prosegue nella ricerca di uno spazio sonoro che si sposi al suo timbro profondo e alla scrittura introspettiva.
Il suo progetto inizia a prendere forma grazie alla collaborazione con Mason, suo produttore musicale di riferimento con cui mescola reference del più puro cantautorato italiano, tra Battisti e De Gregori, ai grandi nomi dell’alternative pop e del R&B, come Joji, Giveon e Luidji.
Disponibile dal 16 ottobre, “Capotreno” è il suo nuovo singolo.
Dopo l’energia funky de “La Collina”, TOMAE cambia scenario e sale su un treno in corsa. Il brano prende la forma di una supplica rivolta a un capostazione, invocato perché fermi subito il mezzo: c’è ancora una frase da dire, rimasta “in bocca” e mai pronunciata. Una situazione al limite del surreale, raccontata con ironia e un pizzico di disperazione, in cui l’amore finito, forse non del tutto, diventa una corsa contro il tempo.
Di questo nuovo singolo, e di tanto altro, ne abbiamo parlato direttamente con lui, in questa intervista.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo da “Capotreno”, il tuo nuovo singolo: com’è nata questa canzone?
“Capotreno” è nata in maniera molto naturale. Tutto è partito da una produzione di Mason, il mio produttore, in cui ho percepito subito un’atmosfera molto vintage. Da lì è stato spontaneo immagginarmi una storia tra due ragazzi che devono dirsi addio. A un certo punto, però, uno dei due ci ripensa e cerca di fermare il treno, chiamando il capotreno. Da questa immagine è nata poi tutta la storia della canzone.
C’è qualche riferimento ad una situazione reale?
Non mi sono ispirato a una storia vera, è qualcosa che è nato dalla mia immaginazione. Nelle mie canzoni, oltre a raccontare me stesso e le mie esperienze, mi piace anche raccontare delle storie, che siano reali oppure frutto della fantasia. Credo che la scrittura e la musica siano anche questo: la possibilità di immaginare situazioni, personaggi ed emozioni, e provare a renderli reali attraverso una canzone.
Nel brano racconti una storia malinconica, ma lo fai anche con ironia e immagini piuttosto particolari. Come sei arrivato a scegliere questo modo di raccontarla?
È uno stile di scrittura che mi piace molto utilizzare nelle mie canzoni. Anche quando racconto situazioni malinconiche, mi piace legarle a elementi ironici, quasi come se ci fosse qualcosa di una commedia nel modo in cui vengono raccontate. È un po’ il mio linguaggio per parlare di situazioni che hanno un carico emotivo intenso, cercando però di affrontarle e raccontarle con la massima leggerezza possibile. Credo che questo contrasto renda le storie ancora più interessanti e, in qualche modo, anche più vicine alla vita reale.
Prima di “Capotreno” è arrivata “La Collina”: che rapporto c’è tra questi due brani e quanto senti che il tuo modo di raccontarti attraverso la musica stia prendendo una direzione precisa?
Sicuramente tra “La Collina” e “Capotreno” c’è un filo conduttore, sia nella scrittura, che unisce malinconia e ironia, sia nelle sonorità, che si avvicinano a un mondo più cantautorale. Sento che sto trovando una direzione artistica sempre più coerente, in cui mi riconosco e che mi dà la libertà di esprimermi in modo autentico.
Parlando del tuo percorso, hai iniziato ad appassionarti alla scrittura e a suonare il pianoforte da giovanissimo. Cosa ti ha avvicinato a questi due mondi e quando hai iniziato a immaginare che potessero diventare parte del tuo percorso artistico?
Avvicinarmi alla scrittura è stato molto naturale, perché è nato prima di tutto da un’esigenza personale, dal bisogno di mettere nero su bianco i miei pensieri. Successivamente, imparando a suonare il pianoforte, ho iniziato a dare una melodia a quelle parole e a trasformarle in canzoni. Da lì è nata la voglia di dare concretezza a tutto questo, costruendo un progetto artistico che potesse rappresentarmi davvero.
La collaborazione con Mason ha avuto un ruolo importante nella crescita del tuo progetto. Come vi siete incontrati e cosa rende speciale il vostro modo di lavorare insieme?
Io e Mason ci siamo incontrati circa cinque anni fa e abbiamo iniziato a lavorare insieme quasi per gioco. Col tempo, però, abbiamo cominciato a sperimentare e a cercare un suono che fosse il più possibile riconoscibile e personale. Credo che la sua presenza sia stata fondamentale per dare concretezza al mio progetto e per riuscire a trasformare in musica la mia visione artistica.
Come detto, nella tua musica si incontrano sensibilità cantautorali e sonorità più vicine all’alternative pop e all’R&B. Come nascono questi incroci e quanto sono importanti i tuoi ascolti nella costruzione della tua identità musicale?
Sono sempre stato appassionato di cantautorato italiano, da Lucio Battisti a Claudio Baglioni e Lucio Dalla. Questi ascolti hanno sicuramente influenzato la direzione musicale che sto cercando di costruire, unendo una scrittura più cantautorale a sonorità moderne, con influenze R&B e funky, soprattutto nella parte ritmica e nelle drums. È un incontro tra mondi diversi in cui mi sento molto a mio agio e che mi permette di esprimermi in modo naturale durante il processo creativo.
Guardando ai prossimi mesi, quali sono i passi che vorresti compiere e che cosa ti piacerebbe far scoprire al pubblico del tuo progetto?
Nei prossimi mesi mi piacerebbe mostrare altre sfumature del mio progetto. Gli ultimi brani hanno un approccio più leggero e ironico, mentre vorrei dare spazio anche a una dimensione più intima ed emotiva, attraverso delle ballad che mettano maggiormente al centro la scrittura e la sensibilità cantautorale.
Con quale artista ti piacerebbe collaborare, un giorno?
Sicuramente Mace. Sono stato ai suoi concerti, ho ascoltato ogni suo album ed ogni volta è sempre in grado di sorprendermi.
Su quale palco, invece, sogni di esibirti?
Sono cresciuto, come tanti, guardando Sanremo fin da piccolo, quindi credo che esibirmi su quel palco sarebbe una delle soddisfazioni più grandi.
Prima di salutarci, quale augurio vorresti fare a te stesso e al tuo percorso musicale da qui ai prossimi anni?
Imparare sempre più cose, cercare di non accontentarsi mai e vedere la mia musica che assume un valore importante per le persone che decidono di ascoltarla.
Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato. In bocca al lupo per tutto.
Grazie mille a voi!
Profilo Spotify dell’artista.
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