Intervista all’artista protagonista dell’episodio 811 di #LFMConsiglia del 14 settembre 2026.
Irene Caroleo è una giovane e talentuosa cantautrice genovese.
Scrive canzoni da circa cinque anni e parte quasi sempre da qualcosa di reale, trasformando conversazioni, domande e momenti vissuti in musica.
Nel suo percorso ha ricevuto il premio per il Miglior Inedito al Rapax di Rapallo ed è arrivata in finale al Je So Pazzo Music Festival 2026. Attualmente è inoltre in finale al Premio Pierangelo Bertoli con un altro suo brano e collabora attivamente con Emanuele Dabbono.
Disponibile dal 4 settembre 2026, “Pagina 23” è un brano folk-pop dalle sonorità cantautorali.
In questa intervista l’artista si è raccontata con grande disponibilità, parlandoci del suo ultimo brano, della sua musica, del suo percorso, dei suoi progetti e dei suoi sogni.
Senza dilungarci oltre, vi lasciamo direttamente alle sue parole.
Per iniziare, ci racconti come ti sei avvicinata alla musica e quando hai capito che sarebbe diventata una parte importante della tua vita?
Mi sono avvicinata alla musica fin da piccolina. Ricordo i viaggi di ritorno dal mare, quando mia mamma metteva in macchina i CD di Battisti e di tanti altri cantautori italiani. Mi sono innamorata subito delle canzoni di Battisti: il suo modo di fare musica mi colpiva e mi ispirava, anche se allora non avrei saputo spiegare esattamente perché.
Così a nove anni ho iniziato a prendere lezioni di canto e da lì non ho più smesso. A tredici anni ho iniziato a suonare la chitarra e a quindici il pianoforte. È stato proprio in quel periodo che mi si è aperto un mondo. Poco dopo ho cominciato a scrivere le mie prime canzoni e, nel 2019, una di queste è arrivata in finale al Liguria Selection.
È stata una prima conferma importante, perché ho capito che scrivere canzoni era il modo in cui riuscivo a esprimermi più liberamente, raccontando quello che vivevo e ciò che mi succedeva intorno. Da allora non ho più smesso. Ho sentito che la musica era una strada capace di farmi battere il cuore, e lo è ancora oggi.
Ripensando al tuo percorso fino a oggi, quali sono state le esperienze che ti hanno aiutata maggiormente a crescere e a trovare la tua strada?
Ci sono state tante esperienze importanti, ma una in particolare è il percorso che sto facendo con Emanuele Dabbono. Ci siamo conosciuti circa un anno fa e, a dicembre 2025, ho avuto l’opportunità di aprire un suo concerto. Da lì è nato un bellissimo rapporto, che oggi si è trasformato anche in una collaborazione attiva sul mio progetto.
Mi ha insegnato a scavare dentro di me, a non fermarmi alla superficie delle cose e a chiedermi quanto una frase mi appartenga davvero prima di metterla in una canzone. Mi ha aiutata a capire che non bisogna necessariamente partire da un concetto preciso, ma che a volte è meglio lasciare alla canzone il tempo di trovare la propria strada. Soprattutto, mi ha trasmesso l’importanza di essere autentici: credo che quello che siamo come persone finisca inevitabilmente nella nostra musica. Gli sono davvero grata per questo percorso.
Un’altra esperienza fondamentale è quella dei live. Entrare in contatto con le persone e vedere che qualcuno riesce a ritrovarsi nelle mie canzoni, sentendosi rappresentato anche solo da una frase, è una delle soddisfazioni più grandi.
Anche il lavoro a scuola di canto mi ha aiutata a crescere. Incontro persone con storie molto diverse dalla mia, ascolto le loro esperienze e spesso trovo nuovi spunti di riflessione. Credo che la vita quotidiana sia una fonte inesauribile di ispirazione. A volte può bastare anche una chiacchierata mentre vai a comprare la focaccia dal panificio (che, da genovese, non può certo mancare).
Non sai mai dove si nasconde una canzone. A volte basta semplicemente vivere e restare in ascolto.
Queste e tante importanti tappe e traguardi ti hanno permesso di far conoscere la tua musica a un pubblico più ampio. Che cosa ti hanno lasciato queste esperienze e quanto hanno influito sulla fiducia nel tuo percorso?
È stato un anno importante, quasi una svolta, ricco di soddisfazioni che continuano a sorprendermi e che spero siano soltanto l’inizio. Partecipare a concorsi locali e nazionali mi ha permesso di mettermi alla prova, portare in giro le mie canzoni e scoprire che possono arrivare anche a persone che ancora non mi conoscono. Ricevere apprezzamenti per qualcosa che hai scritto tu, partendo da pensieri molto personali, è una sensazione bellissima e mi dà fiducia nel percorso che sto costruendo.
Dopo aver trascorso un anno a lavorare sulle mie canzoni, ho sentito che era arrivato il momento di uscire allo scoperto. Il Rapax26 è stato il concorso che mi ha fatto rompere il ghiaccio: ho portato “Pagina 23”, che allora era ancora inedita, e ho vinto il premio per il Miglior Inedito. Non me l’aspettavo proprio! Passare dal cantare un mio brano in camera a ricevere un riconoscimento per quella stessa canzone è stato un momento in cui ho pensato: “Ok, wow!”. Ho avuto anche l’opportunità di eseguirla insieme all’orchestra, ed è stata un’emozione ancora più grande.
Nello stesso periodo ho partecipato al Premio Pierangelo Bertoli con “Fortuna”, arrivando tra i nove finalisti. Il 7 e l’8 novembre avrò la bellissima opportunità di partecipare alla finale, con la possibilità di aprire il concerto di Fabio Concato e Alberto Bertoli. Per me è una grande emozione, anche perché è uno dei brani a cui sono più legata.
La canzone nasce da un periodo in cui ho messo molto in discussione me stessa. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita non abbastanza, ho dubitato del mio valore e mi sono concentrata soprattutto su quello che pensavo mi mancasse.
A volte, quando siamo troppo concentrati su quello che ci manca, rischiamo di dimenticarci di tutto il bello che fa già parte della nostra vita.
Da questa riflessione è nata la domanda “Ci pensi mai alla fortuna che sei?”. È una domanda che rivolgo prima di tutto a me stessa, per ricordarmi di fermarmi un momento, guardare le cose da un’altra prospettiva e non dare per scontato quello che sono e quello che ho.
Ho avuto anche la possibilità di aprire un concerto di Emanuele Dabbono e di condividere il palco con due splendide musiciste, Giulia Bonavera al pianoforte e Federica Pellizzetti al violino, che hanno arricchito le mie canzoni con una delicatezza speciale.
Tutte queste esperienze mi stanno insegnando a credere sempre di più in quello che faccio, senza smettere di lavorare e di mettermi in discussione. Ma una delle soddisfazioni più grandi rimane vedere le persone che mi circondano credere nel mio progetto.
Guardando ai tuoi modelli, quali artiste e artisti senti più vicini al tuo modo di vivere e fare musica? C’è qualcuno che ha avuto un’influenza particolare sulla tua scrittura? Sicuramente il cantautorato italiano è stato oro per le mie orecchie. Sono cresciuta ascoltando Lucio Battisti, Lucio Dalla, De André, De Gregori, artisti che mi hanno trasmesso, ognuno a modo suo, l’importanza dell’autenticità nella scrittura e del rapporto tra la voce e la musica. Mi affascina il modo in cui una pausa, un respiro o una parola apparentemente semplice possano arrivare in profondità, a volte più di tante frasi elaborate.
Oggi mi sento vicina anche ad artiste e artisti internazionali come Noah Kahan, Phoebe Bridgers, Lizzy McAlpine, Florence + the Machine e Olivia Rodrigo. Allo stesso tempo, mi piace ascoltare musica molto diversa, anche lontana dal mio genere, perché credo che ogni ascolto possa lasciarmi qualcosa.
Mi piace sperimentare e cercare strade diverse, senza perdere la coerenza con quello che sono.
Ognuno ha un modo personale di raccontarsi attraverso le canzoni: come descriveresti la tua musica a chi ancora non ti conosce?
Definirei la mia musica un folk pop dalle sonorità organiche, fatto di chitarre, atmosfere naturali e una certa ruvidità che mi piace molto, anche nella voce. Mi immagino i miei brani in un ambiente intimo, in cui possano convivere emozioni diverse: ci si può fermare ad ascoltare e riflettere, ma anche alzarsi in piedi e ballare.
C’è una particolarità che mi piace portare nei live: i cartelloni con le domande da cui nascono le mie canzoni. Prima di cantare “Pagina 23”, per esempio, mostro al pubblico la domanda che ha dato origine al brano: “Leggeresti l’ultima pagina della tua vita, se ne avessi la possibilità”. Chi vuole può rispondere, confrontarsi con me o semplicemente ascoltare. Mi piace creare questo spazio di condivisione, perché sono curiosa di conoscere le storie degli altri e credo che ognuno abbia qualcosa da raccontare.
Anche il modo in cui uso la voce è importante per me. Mi piace che conservi qualcosa di imperfetto, quasi di sporco, senza rinunciare alla delicatezza o alla possibilità di diventare più tagliente quando il brano lo richiede.
In generale, vorrei che la mia musica fosse uno spazio in cui sentirsi liberi di provare emozioni diverse. Mi piacerebbe che chi mi ascolta potesse ritrovare un pezzo della propria storia nelle mie canzoni e sentirsi parte di qualcosa.
Quanto conta per te partire da qualcosa che hai vissuto o da un pensiero che ti è rimasto dentro per trasformarlo in musica?
Per me è fondamentale. Le mie canzoni nascono quasi sempre da domande che mi faccio nella vita di tutti i giorni, da pensieri che continuano a tornarmi in mente o da sensazioni che non riesco a mettere subito a fuoco. A volte non so nemmeno esattamente che cosa sto provando: comincio a scrivere e lo capisco strada facendo.
La musica mi aiuta a dare una forma a qualcosa che, altrimenti, resterebbe dentro di me senza trovare una direzione. Non parto quasi mai con l’idea di scrivere una canzone su un tema preciso, preferisco lasciarmi guidare da quello che sento e vedere dove mi porta.
Credo che scrivere sia anche un modo per conoscermi meglio. Non sempre trovo una risposta, ma mettere certi pensieri in una canzone mi permette di guardarli da una prospettiva diversa. A volte capisco qualcosa di me, altre volte imparo semplicemente a convivere con quello che provo.
Parliamo proprio di “Pagina 23”, che è anche il brano con cui ti abbiamo conosciuta sul nostro portale.
Con “Pagina 23” vorrei invitare chi ascolta a fermarsi un momento e a chiedersi se sta vivendo la propria vita come vorrebbe. Mi è capitato di pensare: se sapessi che oggi fosse il mio ultimo giorno, che cosa farei? E allora mi chiedo perché aspettare sempre il momento giusto per fare certe cose. È una riflessione che rivolgo prima di tutto a me stessa, perché so quanto sia facile lasciarsi assorbire dalla routine e rimandare quello che desideriamo davvero.
Come hai raccontato, tutto è partito da una conversazione in famiglia e da una domanda sul modo di vivere pienamente la propria vita. Come si è trasformata quella riflessione in “Pagina 23” e cosa ti ha spinto a metterla nero su bianco?
Come detto, tutto è partito da una domanda durante una conversazione in famiglia: se potessi leggere l’ultima pagina della tua vita, lo faresti? Mi sono chiesta se sapere già come andrà a finire cambierebbe il modo in cui viviamo quello che viene prima.
Ho continuato a pensarci e ho sentito il bisogno di trasformare questa riflessione in una canzone. Il titolo “Pagina 23” nasce dal fatto che ho scritto il brano quando avevo 23 anni. È un titolo a cui sono legata proprio perché è nato in un momento preciso della mia vita.
Ho pubblicato la canzone il 4 settembre e il giorno dopo ho compiuto 24 anni. Mi piaceva l’idea di farla uscire proprio in quei giorni, perché per me era un momento di passaggio. Per festeggiare ho organizzato un live, accompagnata dalla mia band: Matteo Caroleo alla chitarra, Giulia Bonavera al pianoforte e Alessandro Nigi al cajón. È stato bello poter condividere la mia musica con le persone a cui voglio bene.
Adesso sto lavorando a nuovi brani e spero di poterli condividere presto.
Guardando avanti, allora, quali sono i prossimi passi che vorresti compiere nella musica? C’è un obiettivo che speri di raggiungere o un progetto a cui ti piacerebbe dare forma?
In questo momento ho tanta voglia di suonare dal vivo. Vorrei portare il mio progetto in più posti possibili, condividere il palco con la mia band e incontrare persone nuove attraverso le canzoni. Ho voglia di fare gavetta, mettermi alla prova e imparare il più possibile, senza pormi limiti. Se arriveranno delle opportunità, voglio essere pronta ad accoglierle, cercando sempre di rimanere coerente con me stessa e con la musica che desidero fare.
Parallelamente, appunto, sto lavorando a nuove canzoni, con il desiderio di raccoglierle in un progetto più ampio. È qualcosa a cui tengo molto, ma che è ancora in fase di costruzione e su cui preferisco non anticipare troppo.
Continuerò anche a mettermi in gioco attraverso concorsi e occasioni che mi permettano di crescere e far conoscere la mia musica. Mi piace pensare al detto “Chi semina bene, raccoglie buoni frutti”, quindi cerco di concentrarmi su quello che posso fare oggi, con la speranza che, un passo alla volta, tutto questo mi porti dove desidero arrivare.
Se potessi realizzare una collaborazione con un’artista o un artista che stimi, chi sceglieresti per il tuo feat dei sogni?
Se dovessi fare un nome su tutti, direi Tracy Chapman. La sua scrittura, il suo modo di raccontare storie e l’intensità con cui riesce a trasmettere emozioni attraverso la voce e la musica mi hanno sempre colpita. Mi affascina la sua capacità di arrivare in profondità senza aver bisogno di tanti artifici.
Prima di salutarci, ti lasciamo spazio per raccontarci qualcosa che non ti abbiamo chiesto, ma che vorresti condividere con chi ci legge.
Sono una persona creativa e sognatrice, ma anche molto razionale. Mi piace cercare nelle canzoni le risposte alle domande che mi faccio, trovare spunti di riflessione nelle esperienze che vivo e nelle storie degli altri, pur sapendo che non sempre si arriva a una conclusione e che, a volte, è bello anche lasciare qualcosa in sospeso.
Allo stesso tempo, quando sono sul palco e parte la musica, voglio lasciarmi andare, divertirmi e vivere il momento. Mi piace tenere insieme queste due parti di me: la voglia di capire le cose e quella di viverle fino in fondo, godendomi il viaggio.
Grazie mille, Irene, per il tempo che ci hai dedicato e per aver condiviso con noi la tua musica. Ti auguriamo il meglio per il tuo percorso!
Grazie di cuore a voi per lo spazio e per l’attenzione che dedicate alla musica emergente. Sono davvero felice di aver condiviso con voi un pezzetto del mio percorso e spero ci saranno presto altre occasioni per raccontarvi quello che verrà. A prestissimo!
Profilo Spotify dell’artista.
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