Intervista all’artista protagonista dell’episodio 763 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 17 febbraio 2026.
UTENTE175 è il progetto musicale di Matteo Rossi.
La sua scrittura nasce dal confronto costante tra un disagio emotivo profondo e una spinta vitalistica istintiva, due forze opposte che convivono e definiscono il suo immaginario artistico. Questo dualismo si riflette in testi
diretti e autentici, capaci di tradurre inquietudini personali
in emozioni universali. Musicalmente UTENTE175 viaggia tra sonorità pop e rock, con sfumature melodiche e un’attitudine contemporanea.
La sua identità artistica si distingue per coerenza, intensità e una comunicazione sincera,
lontana da artifici.
Disponibile da 13 febbraio 2026, “ANTARTIDE” è il suo ultimo brano nonchè pezzo con cui l’abbiamo conosciuto all’interno del nostro portale, nell’ambito dell’episodio 763 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 17 febbraio 2026.
Per conoscere ancora meglio lui e la sua musica, l’abbiamo contattato per porgli qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Quando è nato il tuo legame con la musica e qual è stato il momento in cui hai capito che poteva diventare qualcosa di più di una semplice passione?
Più che del legame della musica vorrei parlare del mio legame col canto e con la professione del cantautore. Andavo in prima liceo e mi ero innamorato di una mia compagna di classe che per l’appunto cantava e studiava canto in un Accademia milanese. Quando io mi innamoro delle persone, o comunque nutro molta stima per esse , tendo molto a prenderle come esempio per migliorarmi. In questo caso prenderla come esempio è stato il regalo più bello che io mi sia mai fatto, perché mi ha fatto scoprire la mia vocazione.
Guardando al tuo percorso fino ad oggi, quali sono state le tappe che hanno segnato davvero la tua crescita artistica?
Sarà un po sentita e risentita questa frase ma: i no che ho ricevuto. In generale sono una persona che, fortunatamente, tende a lanciarsi contro gli ostacoli che la vita gli presenta; questo perchè le vedo come sfide per migliorare me stesso e la realtà in cui vivo. Tutti i “no” ricevuti mi hanno REALMENTE reso più forte e spinto a migliorarmi. Ovviamente sono stato male, ci ho sofferto moltissimo, e per un periodo della mia vita li ho vissuti anche come dei veri e propri fallimenti. Ho avuto la forza e il coraggio però di non fermarmi, ma anzi di continuare e di spingere sempre di più. Non per cadere in arroganza ma sono fiero di me e di come ho reagito, ad oggi mi guardo indietro e mi dico “sei stato bravo Matteo a non buttarti giù”.
Il tuo nome d’arte ha un significato molto particolare: come nasce questa scelta e cosa rappresenta per te a livello personale e artistico?
Nasce dalla consapevolezza di essere un piccolo tassello di un mosaico più grande che è quello dell’umanità stessa. È un nome che ha all’interno un ossimoro, poiché il termine generalizzante “UTENTE” è affiancato da un numero specifico, che mi rende unico ed inimitabile, caratteristica di ognuno di noi. Siamo tutti equivalenti, ovvero dello stesso valore, ma non siamo tutti uguali, ognuno di noi ha le proprie particolarità che lo rende unico ed inimitabile.
Nei tuoi testi si percepisce una forte tensione tra emozioni contrastanti: come vivi questo equilibrio tra fragilità e spinta vitale quando scrivi?
Sento che sono elementi che devono coesistere nella mia vita. Non vorrei mai perdere una sensibilità riacquistata dopo tanto tempo a favore di un’energia sovrastante. Bisogna essere bravi a farle convivere. Sono essenziali.
Il tuo sound mescola elementi diversi mantenendo però una forte coerenza: come lavori per costruire un’identità musicale così riconoscibile?
Con l’aiuto di un team che prima di tutto sono amici veri che mi conoscono realmente. Ho provato tante volte a lavorare con persone ma senza che ci fosse chimica, ed è quasi sempre risultato fallimentare, o meglio non sostenibile per me. La gente di cui ti circondi è fondamentale anche per capirsi e scoprirsi. Il progetto UTENTE175 non sono solo io, ma tutte le persone che ci mettono anima, amore ed energia.
Parlando di “Antartide”, nel tuo ultimo singolo emerge l’idea di un viaggio sia fisico che interiore: da dove nasce questa esigenza di esplorazione?
Dalla voglia di crescere. Durante un percorso di crescita personale che ho intrapreso ormai due anni fa, sono riuscito a toccare la vera essenza di me. È stato un attimo, è stato sfuggente, ma sono la prova vivente che è possibile farlo, nonostante tutte le barriere mentali che la vita ci ha imposto di costruire per difenderci dagli eventi lesivi e sopraffacenti. “Antartide” è il mio viaggio alla ricerca della spensieratezza.
Questo brano sembra spingersi verso territori molto profondi e personali: cosa speri arrivi a chi lo ascolta?
Spero arrivi il coraggio che io in primis ho messo all’interno della mia crescita. Mettersi in discussione, piangere e affrontare le proprie dinamiche più profonde non è facile.
Su cosa stai lavorando in questo periodo e quali sono i prossimi passi del tuo progetto?
Sto lavorando ad un brano condiviso con un amico, con un fratello, al quale tengo moltissimo. Penso possa essere per entrambi una delle nostre migliori opere.
Se potessi scegliere liberamente, con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?
Yungblud su tutti.
Qual è, invece, il palco o il contesto in cui sogni di esibirti un giorno?
Ovviamente essendo io di Milano, San Siro. Ma anche il Circo Massimo sarebbe un sogno.
Che augurio vuoi fare a te stesso per il tuo futuro?
Che abbia sempre la stessa determinazione e umiltà del Matteo di adesso.
Profilo Spotify dell’artista.
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