Intervista ad Ava, alla scoperta della sua musica.
AvA è un’artista urban pop. Il progetto nasce nel 2019 dalle ceneri delle Calypso Chaos, band tutta al femminile di cui era frontwoman. Dopo l’esperienza con il gruppo, avvia il proprio percorso solista pubblicando “Lo Squalo”, album interamente scritto e prodotto da lei e distribuito da Artist First, che supera i 500 mila streaming sulle piattaforme digitali. Tra il 2020 e il 2021 pubblica i singoli extra album “Ti Auguro Ogni Male” e “Canzone Triste”, consolidando la propria presenza sulla scena indipendente italiana.Nel 2025 torna con un nuovo progetto discografico, ancora una volta scritto e prodotto da AvA insieme a Manuel Finotti. Il disco affronta temi come il diritto alla lentezza, alla malinconia, alla fragilità e alla possibilità di ricominciare dopo un fallimento, alternando sonorità urban pop, influenze latin e atmosfere elettroniche. Tra i brani più rappresentativi figurano “Vida Lenta Vida Loca”, “Requiem”, “La Fine dell’Estate”, “Per Aspera ad Astra”, “Formentera”, “Josè” e “Fammi Fallire”.
Il 10 aprile 2026 è uscito “MangiaMaschi”, nuovo singolo pubblicato da Red&Blue Music Relations e distribuito da ADA Music Italy, disponibile in radio e su tutte le piattaforme di streaming digitale, un pezzo dark pop dalle forti influenze urban che affronta il tema del potere nelle relazioni con un mix di ironia e provocazione
Il 12 giugno, invece, uscirà “Troppo grande”, il suo nuovo brano.
Nell’attesa di questa nuova uscita, per conoscere ancora meglio lei e la sua musica, l’abbiamo contattata per porle qualche domanda.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo dal principio. Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe diventata una parte fondamentale della tua vita?
La musica è una malattia con cui sono nata. Mia madre mi ha raccontata che già da neonata cantavo di continuo. Poi a 6 anni il colpo di fulmine con i Queen, da lì ho iniziato a studiare musica classica e non mi sono più fermata.
Guardando al tuo percorso fino ad oggi, come senti di essere cresciuta artisticamente e personalmente attraverso la musica?
Ho imparato a fregarmene molto di più. Artisticamente ho smesso di inseguire quello che pensavo il mercato volesse da me e ho iniziato a scrivere quello che volevo dire io. Personalmente ho capito che il fallimento non è il contrario del successo: è il prezzo d’ingresso. Se non avessi sbagliato così tanto, oggi non avrei nulla di interessante da raccontare.
Ci sono state delle esperienze o dei momenti che consideri particolarmente decisivi per la tua crescita artistica?
Sì. Tutte le volte che mi hanno detto di no. Le porte chiuse insegnano molto più di quelle aperte. Mi hanno detto che ero troppo particolare, troppo intensa, troppo poco commerciale, troppo grande. Alla fine ho preso tutti quei “troppo” e ci ho costruito sopra un’identità artistica.
Quali artisti di riferimento ti hanno ispirata maggiormente nel costruire la tua identità musicale?
Sono cresciuta ascoltando artisti molto diversi tra loro. Da Björk ho imparato che non bisogna chiedere il permesso per essere strani. Da Annie Lennox la forza e l’eleganza. Da Alanis Morissette l’onestà brutale. Da Tori Amos il coraggio di essere scomoda. E poi tutto il mondo alternative, elettronico e cinematografico che continua a influenzarmi ogni giorno.
Se dovessi raccontare la tua musica a chi ancora non ti conosce, come la descriveresti?
Direi che è pop per chi non ama il pop. È musica che prova a essere accessibile senza diventare innocua. Mi piace mescolare ironia e tragedia, sensualità e malinconia, leggerezza e rabbia. Le mie canzoni sorridono spesso, ma non sempre per motivi rassicuranti.
Tra tutti i brani che hai pubblicato, ce n’è uno a cui senti di essere legata in modo speciale?
Probabilmente quello che devo ancora pubblicare. Ho sempre un rapporto molto intenso con la canzone che sto scrivendo in quel momento. Se proprio devo sceglierne una, direi “Troppo Grande”, perché è la prima volta che trasformo una discriminazione che ho subito in una presa di posizione pubblica senza filtri.
C’è una canzone di un altro artista che ascoltandola hai pensato: “Avrei voluto scriverla io”?
Decine. Ma una su tutte è “Spark” di Tori Amos. È una canzone che riesce a essere popolare e misteriosa allo stesso tempo. È il tipo di equilibrio che ogni autore sogna di raggiungere e poi quel finale. Un’orgasmo in tutti i sensi.
Se potessi scegliere liberamente, con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?
Con qualcuno che abbia davvero qualcosa da dire. Mi interessa più la personalità che il nome. Però se posso sognare in grande, direi Rosalia, Lana Del Rey o St. Vincent. Persone che hanno costruito universi, non semplicemente canzoni.
Chi è AvA oggi?
Una donna che ha smesso di aspettare la validazione degli altri. Ho passato anni a cercare di capire dove mi sarei dovuta collocare. Oggi non mi interessa più. Mi interessa essere libera. Anche a costo di essere divisiva.
Dove, invece, vuole arrivare?
In un posto molto semplice: voglio poter fare la musica che amo senza doverla giustificare. Non sogno necessariamente la fama. Sogno l’indipendenza. Voglio costruire qualcosa che resti, qualcosa che tra dieci o vent’anni possa ancora dire la verità su chi ero.
Prima di salutarci, fatti un augurio per il futuro.
Mi auguro di non diventare mai prudente. La prudenza va benissimo nella vita quotidiana, ma nell’arte è spesso una forma elegante di paura. Spero di continuare a rischiare, a sbagliare e a sorprendermi.
Grazie, è stato un piacere. In bocca al lupo per tutto e alla prossima.
Grazie a voi. È stato un piacere. E ricordatevi una cosa: quando qualcuno vi dice che siete “troppo”, molto spesso significa semplicemente che siete troppo poco manipolabili. A presto.
Profilo Spotify dell’artista
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