Intervista – Venerdì20: ogni brano una storia

Foto di Rebecca Orlanducci

Intervista all’artista protagonista dell’episodio 772 di #LFMConsiglia, del 24 marzo 2026.

Venerdì20 è il progetto musicale di Giordano Treglia, musicista, compositore e produttore con un percorso già consolidato. 
Lavora da anni tra cinema, teatro e moda, sviluppando una ricerca sonora che attraversa strumenti tradizionali e non convenzionali, come la nyckelharpa, la ghironda, la lira calabrese e flauti armonici. È produttore artistico e discografico, regista ed infine direttore artistico dell’R&B Takeover Fest, il primo festival italiano dedicato all’R&B contemporaneo, punto di riferimento per una scena in forte fermento. 
Il progetto Venerdì20 (sviluppato sotto l’etichetta Finisterr) nasce dall’idea che anche un giorno qualunque possa diventare speciale, soprattutto nei momenti di caos, attesa e vicinanza involontaria che caratterizzano la vita di città.
Dopo il debutto con “Ciao Core”, seguito dai singoli “Fiocco di Cenere” e “Mostro”, Venerdì20 continua a costruire un immaginario personale in cui cantautorato moderno, scrittura narrativa e ricerca sonora convivono in modo naturale.

“Ma Chérie”, brano uscito il 29 maggio, è ad oggi la sua ultima uscita. In questo pezzo l’artista sposta il suo sguardo sulle relazioni contemporanee, raccontando una generazione che vive costantemente esposta tra aspettative, apparenze e bisogno di approvazione. 

CREDITI
Autore & Compositore:
Venerdì20 (Giordano Treglia)
Basso: Matteo Domenichelli
Chitarra: Lorenzo Reggio
Batteria: Francesco Aprili
Tromba: Giulio Mari
Violino: Erasmo Treglia
Registrazione, Mix & Master: Jesse Germanò (Jedi Sound Studio)
Produttore: Venerdì20 (Giordano Treglia)
Foto: Rebecca Orlanducci

Di questo brano, e del suo percorso artistico in generale, ne abbiamo parlato direttamente con lui in questa intervista.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dal presente: è uscito da poco il tuo nuovo brano “MA CHÉRIE”.
Parte da ‘te metto like e te commento’, che per me è diventato il simbolo di come spesso ci avviciniamo oggi agli altri. Racconta una generazione che vive tra like, apparenze e overperformance, dove anche due like possono cambiarti la percezione di te stesso e l’umore della giornata. È un brano che nasce con uno sguardo ironico e provocatorio sulle dinamiche dei rapporti ai tempi dei social. 

Cosa ti ha spinto a raccontare questo tipo di realtà?
“Ma Chérie” nasce dal bisogno di mettere in musica questa contraddizione tra ciò che proviamo davvero e ciò che sentiamo di dover mostrare. Mi è venuto naturale raccontarlo, perché è una realtà che riguarda tutti noi, anche quando fingiamo di non accorgercene. 

Quanto pensi che questa esigenza di apparire influenzi davvero la nostra generazione?
Penso che la influenzi tantissimo, in modo quasi silenzioso. Non è più solo una questione di social, ma di identità: spesso ci misuriamo in base a come veniamo visti, più che a come ci sentiamo davvero.
E questo, crea una pressione continua a dover apparire sempre “giusti”, sempre al massimo e a forza di inseguire quello sguardo esterno.

Dopo brani come “Ciao Core”, “Fiocco di Cenere” e “Mostro”, che tipo di passaggio rappresenta “Ma Chérie” all’interno del tuo percorso artistico? Se nei brani precedenti ero più concentrato su dinamiche intime e personali, qui provo ad allargare lo sguardo e a raccontare con ironia anche quello che succede intorno a me, ai miei amici e alle mie amiche. È stato anche un modo naturale per sperimentare sonorità nuove con cui sono cresciuto e che sento molto mie. 

Più in generale, se dovessi raccontare la tua musica a chi non ti ha mai ascoltato, come la descriveresti?
Parlo di relazioni, fragilità, amicizie e contraddizioni che spesso viviamo ma facciamo fatica a dire ad alta voce.
Cerco di essere diretto, ma anche ironico quando serve. La mia musica la vedo un po’ come una seduta di terapia condivisa, dove è bello parlare senza dover trovare subito delle risposte. 

Guardando alla tua crescita artistica, verso quali direzioni senti che potrebbe evolvere la tua musica?
Mi interessa che ogni brano sia una piccola storia
e che ogni testo racconti davvero un’emozione o un’immagine di vissuto. Poi tutto quello che c’è intorno va a colorare il racconto. 

A proposito di impronta stilistica, quali sono gli artisti o le influenze che hanno lasciato un segno più forte nel tuo percorso?
Sicuramente sono cresciuto ascoltando e studiando molto la nuova scena cantautorale italiana, che mi ha influenzato tanto nel modo di scrivere e raccontare. Ma anche la musica dei miei genitori e tanta musica folk ed etnica che ho ascoltato fin da bambino, che mi ha lasciato un certo approccio più “suonato” e viscerale al suono.

Con chi, invece, ti piacerebbe collaborare in futuro?
Ancora non mi è capitato, però mi piacerebbe collaborare con qualcuno che abbia un approccio ironico e leggero alla scrittura. Mi affascina l’idea di fare un brano divertente, anche un po’ autoironico, con un artista che sappia giocare con le parole e con le situazioni. 

Chi è Venerdì20 oggi?
È un giorno qualunque, ma anche lo spazio dove mi sento più libero di parlare di quello che ho dentro, come un diario di storie. Quando capita sul calendario ormai mi fanno gli auguri e mi fa piacere che sia diventato un giorno da festeggiare insieme agli amici e alle persone che ascoltano la mia musica. 

Dove, invece, senti di voler arrivare con la tua musica? 

Mi hanno detto una cosa che mi è rimasta: che quando smetti di inseguire l’arrivo, spesso è lì che inizi davvero ad arrivare. Quindi mi sto impegnando a non avere fretta e forse il punto non è “arrivare”, ma continuare a fare musica in modo sincero. 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e per aver condiviso il tuo mondo con noi. Un caro saluto.
Ciao a tutti! Vi ringrazio per avermi ascoltato. Ci vediamo presto per festeggiare insieme.

Profilo Spotify dell’artista.

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