Intervista – Gli Stain si raccontano…

Intervista alla band pugliese, protagonista dell’episodio 751 della nostra rubrica #LFMConsiglia, del 16 gennaio 2026.

Gli Stain vengono da Bari.
Attivi dal 2016, si fanno notare subito vincendo due concorsi regionali e conquistando il premio di Miglior Band Originale e il Premio della Critica al Tour Music Fest. Nel 2018 esce “Zeus”, debutto che li porta in tour per oltre 30 date in Italia e su palchi come il Medimex (aprendo per Bryan Ferry) e il SIM São Paulo. Con “Kindergarten” (2021), registrato in un asilo degli anni ’30, gli Stain segnano una svolta: un disco in cui energia e introspezione convivono, e l’infanzia diventa simbolo di fragilità irrisolta più che di conforto. Il tour li porta fino al Sziget Festival 2022. Nel 2023 arriva “Kindergarten Part II”, espansione del mondo del primo capitolo e conferma della loro forza live, tra club e festival indipendenti come Cinzella, Distorsioni Fest e KeepOn Live Fest. Nello stesso anno vincono il contest nazionale Musica Da Bere a Brescia, ribadendo la loro presenza scenica. Nel 2025 si aprono all’internazionale, con date all’estero e partecipazione allo Ship Festival in Croazia.

“Bruciati dal sole” è il loro ultimo album, uscito 17 aprile (per Mosho Dischi, distribuito da That Feeling x Believe), il primo interamente scritto e interpretato in italiano. Non si tratta solo di una scelta linguistica, ma di un cambio di prospettiva rispetto alle precedenti pubblicazioni: uno sguardo più diretto, radicato nei luoghi e nelle immagini che definiscono l’identità della band.

Per conoscere ancora meglio la band e la sua musica, li abbiamo contattati per porre loro qualche domanda.

Ecco cosa ci hanno raccontato.

Quando nasce il vostro rapporto con la musica e cosa vi ha spinti a iniziare questo percorso?
Il nostro percorso è iniziato 15 anni fa, quando ancora frequentavamo la scuola media: è lì che ci siamo  conosciuti. Inizialmente eravamo tre batteristi ed un chitarrista che volevano metter su una band e alla fine lo  abbiamo fatto arrivando alla formazione attuale: Francesco Lagioia alla voce, Niccolò Mastrolonardo alla batteria,  Dario Ladisa al basso e Michele Tangorra alla chitarra.  

Che significato ha la musica nella vostra vita, oggi?
Abbiamo sempre visto la musica come un modo per stare insieme ed estraniarsi da quello che ci circonda. Con il  passare degli anni l’abbiamo percepita anche come un mezzo per comunicare le nostre esperienze ed il nostro  passato, ma alla base per noi c’è sempre il divertimento.  

Se doveste raccontare gli Stain, come li descrivereste?  
Quattro amici che hanno imparato insieme a suonare, lontani dalle scuole di musica o dall’accademia, che son  cresciuti insieme e che probabilmente invecchieranno insieme.  

Ripensando alla vostra storia, quale considerate il passaggio più decisivo del vostro cammino?
È difficile riconoscere una tappa fondamentale; il percorso che abbiamo costruito – e stiamo continuando a  percorrere – ha in ogni esperienza vissuta una tappa fondamentale rispetto a quelli che siamo oggi, non sentiamo  di aver avuto un passaggio più decisivo di altri.  

C’è un artista che sentite particolarmente vicino o che ha influenzato il vostro modo di fare musica?  Perché?  
Il gruppo che ci ha unito inizialmente, quando ancora non sapevamo suonare, sono stati gli U2, che ci hanno  molto influenzato all’inizio di questo percorso; infatti c’è stata anche una seconda fase di allontanamento da quel  sound così tanto riconoscibile.  

C’è una canzone a cui siete particolarmente legati, o che sentite più vostra?  
Probabilmente “Where The Streets Have No Name” degli U2  

Qual è un obiettivo o un sogno che tenete ancora nel cassetto?  
Il sogno che ci portiamo nel cassetto è quello di continuare a suonare e a scrivere nostra musica, in quanto  sentiamo che sta diventando sempre più complesso fare musica oggi e sostenere un progetto sia dal punto di  vista economico, che a livello di energie, anche perché ormai siamo entrati nell’età adulta e un po’ di dinamiche  sono cambiate.  

Se doveste raccontare i membri del gruppo con una frase ciascuno, cosa direste?
Francesco Lagioia è il punto di riferimento a livello emotivo del gruppo, ma anche il più delicato e addormentato.  Niccolò Mastrolonardo è il più rompiscatole: spirito manageriale, colui che porta avanti il carro. Michele Tangorra è quasi sempre in ritardo, problem solver se si ricorda, minimalista.  
Dario Ladisa è un tutto fare… Quando gli va!  

C’è un verso di un vostro brano che sentite particolarmente rappresentativo?
“Clay” ha rappresentato per noi un punto di svolta del nostro sound, anche se è un brano scritto in inglese;  “Cherosene” invece ha rappresentato il punto di svolta per la scrittura in italiano.  

Feat dei sogni?  
LCD Soundsystem  

Come vi immaginate tra cinque anni?  
Con gli strumenti ancora in mano e magari con altri brani pubblicati.  

Chiudendo, che augurio fareste agli Stain per il futuro?  
Continuare su questa strada e continuare a cercare stimoli.

Profilo Spotify della band.

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